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UTOPIA


Cos'è un'utopia? Il termine utopia è stato coniato daTommaso Moro che inventò un' isola "Utopia, il non-luogo delle idee ma anche il buon luogo per realizzarle. Questa ambiguità viene messa in risalto nell'opera del filosofo: "Utopia", infatti, può essere intesa come la latinizzazione dal greco sia di Εὐτοπεία, frase composta dal prefisso greco ευ- che significa positività, bontà e τóπος (tópos), che significa luogo, seguito dal suffisso -εία (quindi ottimo luogo), sia di Οὐτοπεία, cosiderando la U iniziale come la contrazione del greco οὐ (non), e che cioè la parola utopia equivalga a non-luogo, a luogo inesistente o immaginario. Tuttavia, è molto probabile che quest'ambiguità fosse nelle intenzioni di Moro, e che quindi il significato più corretto del neologismo sia la congiunzione delle due accezioni, ovvero "l'ottimo luogo (non è) in alcun luogo", che è divenuto anche il significato moderno della parola utopia. Effettivamente, l'opera narra di un'isola ideale (l'ottimo luogo), pur mettendone in risalto il fatto che esso non possa essere realizzato concretamente (nessun luogo).

Al filosofo Zygmunt Bauman è stato chiesto se l'utopia ha ancora un futuro (L'Espresso 7 gennaio 2010). Le sue parole sono incoraggianti, a quanto pare il nostro bisogno di utopia è forte come non mai e anche necessario. Ma occorre conquistare (o riconquistare) il topos, lo spazio necessario alle idee affinché vengano pensate. Ecco quello che Bauman dice a proposito:
"La vita moderna è segnata da un'ossessiva e compulsiva trasformazione di ogni cosa in qualcosa d'altro e di migliore della versione precedente della medesima cosa. Quindi è una vita che non è possibile senza un'utopia. Ecco perché gli annunci che danno per morta l'utopia sono prematuri. Però qualcosa è cambiato. Dall'utopia è sparito il topos: la visione di un luogo. Anche l'utopia è stata privatizzata. Le utopie odierne non parlano più di un Paese gestito bene, ma di un miglioramento della situazione individuale, qui e ora. La speranza di un avvenire migliore non la associamo più a un saggio legislatore o a uno sforzo solidale, ma alla nostra furbizia, alla nostra arte di arrangiarsi".

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