TOTO' & PASOLINI: LA SERIETA' & LO SPECCHIO



Totò e Pasolini:la chiave di lettura del Totò personaggio pasoliniano è stata delineata dallo stesso Pasolini, in un’intervista:
“La mia ambizione era proprio quella di strappare Totò al codice, cioè decodificarlo. Quale era il codice attraverso cui si poteva interpretare Totò allora? Era il codice del comportamento dell’infimo borghese italiano, dell’infima borghesia portata alle sue estreme espressioni di volgarità e aggressività, di inerzia, di disinteresse culturale. Totò, innocentemente, faceva tutto questo, vivendo parallelamente […] un altro personaggio che era al di fuori di tutto questo. Però il pubblico lo interpretava mediante questo codice. Ed allora io, per prima cosa, ho tolto a Totò tutta la sua cattiveria, tutta la sua aggressività, tutto il suo teppismo, tutto il suo fare sberleffi alle spalle degli altri. Questo è scomparso completamente. Il mio Totò è quasi tenero e indifeso come un implume, è sempre pieno di dolcezza, di povertà fisica, direi, non fa le boccacce dietro a nessuno”.
E, scrivono Franca Faldini e Goffredo Fofi in un libro dedicato ai due autori(Franca Faldini, Goffredo Fofi: Totò ed. Tullio Pironti, Napoli 1987, p. 70), "fu l’incontro di due timidi, complessati, ognuno a modo suo. E su questa base si instaurò tra loro un rapporto di reciproca stima e comprensione. Pasolini affascinò Antonio per la sua capacità di essere colto senza salire in cattedra, per l’incisività con cui tratteggiava un certo sottoproletariato che non gli era del tutto sconosciuto, per i suoi tormenti di creatura umana. Delle sue Poesie in forma di rosa conosceva a memoria Supplica a mia madre, che lo aveva molto colpito. Viceversa, egli dovette interessare Pasolini perché, immagino, lo riconobbe perfetto nella famelica veste dei miseri, deformato dalla grandezza dei miseri, di quella razza umana, ossia, che accentrava il suo interesse artistico".

La leggerezza di Totò al servizio della profondità di Pasolini che dice, in uno scritto del 1969: "La serietà! Dio mio, la serietà! Ma la serietà è la qualità di coloro che non ne hanno altre: è uno dei canoni di condotta, anzi, il primo canone, della piccola borghesia! Come ci si può vantare della propria serietà? Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo! Seri o si è o non si è: quando la serietà viene enunciata diventa ricatto e terrorismo!" (Caos, Serietà e frazioni, di P. Pasolini 1969)

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