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KARL POPPER: CONOSCENZA E FALLIBILITA'



Oggi volevo proporvi le riflessioni di Karl Popper sulla filosofia, ma poi abbiamo dovuto rinunciare alla filosofia dopo scuola per...mancanza di studenti! Dove siete fininit? Ah, si...qualcuno di voi è in visita all'Aia, altri stanno provando per lo spettacolo della scuola "Grease". Allora, alla prossima settimana...ecco le parole da cui avrei cominciato per parlarvi di Propp. Riprendiamo la lezione lunedì prossimo!


Karl R. Popper
Il fallibilismo e la teoria dei tre mondi
«Oggi ci sono due mode filosofiche...»


Oggi ci sono due mode filosofiche dalle quali io ritengo che sia importante tenersi lontano: da un lato il materialismo, o come viene chiamato spesso al giorno d’oggi, fisicalismo, e questa moda è quella dei computer. Dall’altro lato vi è l’ostilità moderna alla scienza, che forse può essere definita come anti-razionalista. La mia posizione fallibilista è assai favorevole alla scienza, purché la scienza venga interpretata come congetturale o ipotetica, come lo è da quasi tutti gli scienziati della natura moderni. La conoscenza scientifica, che è conoscenza congetturale, è, secondo me, la migliore conoscenza che noi abbiamo. Tuttavia, essendo congetturale, non ha né pretende di avere alcuna autorità: essa è fallibile. (Accusare di scientismo questo punto di vista è perciò un errore). Come tutti sanno l’evoluzione della scienza ha creato problemi pressanti ma imprevedibili. Uno di questi è la progressiva fiducia riposta in autorità illegittime, come quella dei computer e l’autorità che la gente incompetente attribuisce alla fisica. Il dogmatismo e l’autoritarismo sono i più grandi pericoli dell’umanità; perché la verità è che noi conosciamo molto poco, e nulla in modo certo.

Tutto ciò doveva essere detto prima di spiegare la mia classificazione del Mondo in tre sub-universi, chiamati per semplicità Mondo 1, Mondo 2, Mondo 3. La classificazione è molto semplice, anche se vi è qualche sovrapposizione tra il Mondo 1 e il Mondo 3.

Con Mondo 1 io voglio indicare l’universo delle cose fisiche, ivi inclusi gli organismi, e inoltre le forze e i campi di forza. Con Mondo 2 voglio indicare in particolar modo le esperienze coscienti, come il piacere e il dolore, la speranza e la paura e le aspettative; le percezioni di cose ed eventi e i ricordi degli eventi del passato; l’esperienza di afferrare un ragionamento o di comprendere una teoria; e inoltre le esperienze inconscie (se esistono) come convinzioni o aspettative inconscie. Con Mondo 3 io voglio indicare i prodotti della mente umana. Esempi di oggetti importanti che appartengono al Mondo 3 sono le frasi dei linguaggi (orali, scritte o stampate); le teorie scientifiche, siano esse vere o false; i problemi scientifici; i quadri e altre opere d’arte; i lavori musicali; gli utensili e le altre invenzioni; le istituzioni sociali.

I materialisti o i fisicalisti spesso affermano di non credere nel mio Mondo 3, oppure che il Mondo 3 non esiste, o che la mia teoria del Mondo 3 non è sostenibile, o altre cose del genere. Ora io sostengo certi punti di vista nei confronti del Mondo 3 che possono essere considerati come una teoria. A me pare che «l’esistenza» del Mondo 3 non sia problematica: essa è soltanto l’affermazione che una classe di oggetti – oggetti creati da noi, oggetti del lavoro degli esseri umani (quali scrittori, scienziati, capomastri, compositori) – esistono. A volte essi sono comuni oggetti fisici, i quali senza dubbio appartengono anche al Mondo 1, ma formano una sottoclasse del Mondo 1 di un tipo molto particolare: i rumori molto particolari prodotti dall’uomo, nel linguaggio parlato o nella musica; i manoscritti e i libri; i quadri e gli utensili per le sculture sono tutte cose la cui esistenza difficilmente può essere negata dai fisicalisti o dai materialisti. Ed essi non possono neppure trovare alcuna obiezione nel classificarli sotto l’etichetta di «Mondo 3».

Neppure si potrà opporre alcuna obiezione al fatto che certi libri sono assai simili in quanto corpi fisici, quasi come possono esserlo due gemelli identici, e che è per questa ragione che vengono spesso identificati; e che noi possiamo sempre descriverli, in quanto oggetti del Mondo 3, come identici, sebbene in quanto oggetti del Mondo 1 essi siano corpi differenti (sebbene simili). Non può essere fatta alcuna obiezione alla distinzione, secondo questi princìpi, tra la sottoclasse del Mondo 1 e la sottoclasse del Mondo 3 che vi corrisponde. Neppure vi può essere una obiezione di qualche rilevanza alla proposta di considerare, ad esempio, un libro come un elemento del Mondo 1, quando si prendano in considerazione principalmente le sue dimensioni, il suo peso, il numero delle pagine ecc. Mentre esso si deve considerare come un elemento del Mondo 3, se noi ci riferiamo principalmente al suo contenuto: il suo contenuto di informazioni, il pensiero che vi è espresso.


I materialisti o i fisicalisti spesso affermano di non credere nel mio Mondo 3, oppure che il Mondo 3 non esiste, o che la mia teoria del Mondo 3 non è sostenibile, o altre cose del genere. Ora io sostengo certi punti di vista nei confronti del Mondo 3 che possono essere considerati come una teoria. A me pare che «l’esistenza» del Mondo 3 non sia problematica: essa è soltanto l’affermazione che una classe di oggetti – oggetti creati da noi, oggetti del lavoro degli esseri umani (quali scrittori, scienziati, capomastri, compositori) – esistono. A volte essi sono comuni oggetti fisici, i quali senza dubbio appartengono anche al Mondo 1, ma formano una sottoclasse del Mondo 1 di un tipo molto particolare: i rumori molto particolari prodotti dall’uomo, nel linguaggio parlato o nella musica; i manoscritti e i libri; i quadri e gli utensili per le sculture sono tutte cose la cui esistenza difficilmente può essere negata dai fisicalisti o dai materialisti. Ed essi non possono neppure trovare alcuna obiezione nel classificarli sotto l’etichetta di «Mondo 3».

Neppure si potrà opporre alcuna obiezione al fatto che certi libri sono assai simili in quanto corpi fisici, quasi come possono esserlo due gemelli identici, e che è per questa ragione che vengono spesso identificati; e che noi possiamo sempre descriverli, in quanto oggetti del Mondo 3, come identici, sebbene in quanto oggetti del Mondo 1 essi siano corpi differenti (sebbene simili). Non può essere fatta alcuna obiezione alla distinzione, secondo questi princìpi, tra la sottoclasse del Mondo 1 e la sottoclasse del Mondo 3 che vi corrisponde. Neppure vi può essere una obiezione di qualche rilevanza alla proposta di considerare, ad esempio, un libro come un elemento del Mondo 1, quando si prendano in considerazione principalmente le sue dimensioni, il suo peso, il numero delle pagine ecc. Mentre esso si deve considerare come un elemento del Mondo 3, se noi ci riferiamo principalmente al suo contenuto: il suo contenuto di informazioni, il pensiero che vi è espresso.

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