ILLUMINISMO: UN PROGETTO INCOMPIUTO


A proposito di utopie che si realizzano, anche l'Illuminismo è "un progetto incompiuto" per Elio Franzini che ne parla in un libro recente edito da Mondadori. Eccolo in una recensione di FEDERICO VERCELLONE (La Stampa.it).

Dirsi illuministi vuol dire scommettere sulla maggiore età dell’uomo affermava nel 1784 Immanuel Kant rispondendo, in un breve e folgorante saggio, alla domanda «Che cos' è l'Illuminismo?» Questa scommessa deve essere ancora vinta.

Su questi temi ci fa meditare molto proficuamente Elio Franzini nel suo Elogio dell'Illuminismo recentemente comparso da Bruno Mondadori. Innanzi tutto dobbiamo riconoscere che non è affatto semplice o scontato essere illuministi. E poi che l’Illuminismo non coincide del tutto con l’Illuminismo storico. L’Illuminismo è quasi una necessità che si radica nelle profondità remote della nostra tradizione, addirittura nell’essenza profetica dell’ebraismo, nella figura di Giona che viene punito dal Signore e inghiottito da un pesce durante una tempesta per non aver voluto predicare nella città di Ninive. Giona viene poi restituito alla superficie dopo aver rivisto la propria decisione. In questo modo, grazie a un atto libero, Giona evita la distruzione che incombe su Ninive. Il suo è un gesto laicamente religioso, una profezia che si conferma illuministicamente grazie al libero arbitrio, che non assevera semplicemente quanto era previsto da sempre come avvenne invece nel caso di Cassandra.

Per venire al nostro tempo non si può certo dimenticare che ci sono stati grandi filosofi, come Horkheimer e Adorno, che hanno affermato che fu l’Illuminismo a cadere vittima della propria logica. Il sogno di un mondo razionalmente amministrato produsse ai loro occhi l’orrore di Auschwitz e il più mite ma forse ancora più insinuante dominio del Grande Fratello nelle società capitalistiche avanzate. Dunque l’Illuminismo, come progetto compiuto, invece di consentire l’esercizio della libertà fondato sulla ragione, si risolve tragicamente nel proprio opposto? Nel mondo prigioniero della ragione tecnologica e delle sue malie?

Come mostra Franzini si tratta di abbagli, sia pur grandiosi, perché l’Illuminismo resta un progetto incompiuto. Illuminismo - come ci insegnano i suoi più grandi maestri «storici» come Diderot e Montesquieu - è capacità di esercitare una ragione «moderata» che non rinuncia al sentire, che cerca il senso delle cose nella loro genesi, che trova il limite come elemento costitutivo di un soggetto che diffida di ogni verità totalitaria. Questo c’insegna un buon Illuminismo che non voglia restar prigioniero della propria dogmatica con il rischio di far anche della ragione la più intollerante delle fedi.

Autore: Elio Franzini
Titolo: Elogio dell'Illuminismo
Edizioni: Mondadori
Pagine: 147
Prezzo: 18 euro

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