"COME ARANCE ROSSE", SCHIAVI DI ROSARNO


La rivolta degli immigrati a Rosarno, Calabria
La violenta rivolta degli immigrati a Rosarno, in Calabria, ha avuto un prologo circa un anno fa. A qualche mese da quella, analoga, di Castelvolturno, in Campania, che fu scatenata dalla strage di un gruppo di fuoco dei Casalesi. A Rosarno i braccianti immigrati stagionali vivono in tuguri e fabbriche abbandonate da quando erano ancora pugliesi e calabresi. Gli africani sono arrivati in massa dalla metà degli anni ‘90. Una situazione carica di tensione che ha già portato a scontri in passato con la comunità locale. E con la ‘ndrangheta (il consiglio comunale di Rosarno è stato sciolto per presunte infiltrazioni mafiose).
Proprio il 12 dicembre 2008 il ferimento di due ivoriani impiegati nella raccolta delle arance nei pressi della cartiera di San Fernando scatena la rivolta di un gruppo di 400 braccianti che si riversano nella piazza del paese per protestare, in modo sostanzialmente pacifico grazie anche alla presenza della polizia, in assetto antisommossa. Da quella rivolta, una delle pochissime manifestazioni pubbliche di dissenso contro i clan in un territorio dominato dalle ‘ndrine, nasce un libro, edito da Terrelibere, dal titolo che oggi suona come una provocazione: Gli africani salveranno Rosarno (e probabilmente anche l’Italia)
Panorama.it ha intervistato Antonello Mangano, giornalista e scrittore, uno degli autori.

Oggi rifarebbe quel libro con lo stesso titolo?
Certo. Prima di tutto chiariamo che la violenza delle manifestazioni di ieri e oggi è sicuramente sbagliata e controproducente, ma non cambia la sostanza della situazione.

Un anno fa ci fu una rivolta analoga, ma non degenerò in violenza. Cos’è cambiato?

Il problema è proprio che non è cambiato niente: non in un anno, ma in dieci. Alla base c’è una situazione di degrado e di sfruttamento che va avanti dai primi anni ‘90 ed è formalmente tollerata. C’è una situazione di violenza, di intimidazioni sul territorio da parte dei criminali che vengono subite anche dagli italiani, la differenza è che gli africani si ribellano.

La sparatoria contro due immigrati che ha scatenato della rivolta è di origine mafiosa?
Non lo sappiamo né lo possiamo dire con certezza, in questo territorio ci sono liti violente anche per motivi futili: lo scorso anno l’aggressione ai migranti fu per un tentativo di rapina, è paradossale, se pensiamo che queste persone non hanno niente!

Di certo adesso l’integrazione, che già era complicata prima, sarà difficilissima: dopo i danni causati in città gli abitanti di Rosarno sono sul piede di guerra con gli immigrati e chiedono che siano espulsi.

Guardi, ci sono anche tanti italiani che provano ad assisterli, glielo posso assicurare: associazioni cattoliche, Libera, l’osservatorio per i migranti… Poi certo, adesso il paese si lamenta, ma finché questi stavano zitti a raccogliere le arance a 25 euro al giorno nessuno diceva niente. Io voglio vedere la gente di Rosarno che si ribella quando c’è l’omicidio di un ragazzino di 14 anni per strada, come è successo un anno fa.

Sì ma le macchine bruciate e le minacce alla popolazione non sono certo un buon modo di farsi ascoltare
Ripeto, la violenza e la degenerazione è assolutamente da condannare. Ma questa non è una manifestazione di un partito politico, non c’è servizio d’ordine. é la rivolta di persone esasperate, e non certo solo perché hanno sparato a due di loro. Non si può parlare di integrazione in una situazione di sfruttamento.

Quanti sono gli immigrati che lavorano nella raccolta delle arance?
Saranno circa 2000, è difficile censirli. Molti sono gli stessi che lavorano in Puglia a raccogliere pomodori, o a Castelvolturno, in estate. In inverno per gli stagionali questo è uno dei pochi luoghi in cui si cerca manodopera.

Il caporalato è gestito da italiani o stranieri?
Gli africani si mettono alle cinque di mattino sulla strada e vengono raccolti e portati nei campi, non sono organizzati. Mentre gli immigrati dell’est hanno un sistema di caporalato più strutturato e gestito da connazionali.

Qual è l’atteggiamento delle forze dell’ordine?
In generale la situazione è tollerata, come se non esistesse. Ci sono ogni tanto degli allontanamenti di clandestini, c’è stata qualche denuncia da parte dei braccianti per episodi di violenza e per le condizioni in cui vivono, ma non si agisce su chi gestisce il lavoro nei campi. Perché all’economia va bene così, finché stanno zitti.

Nella speranza di una vita "dolce e profumata", Branduardi, Tango:

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