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AVEVO DORMITO TRENT'ANNI



(immagine da http://digilander.libero.it/NukeHP/images/s.artico/il-sonno.jpg)

Avete mai visto 16 ragazzi quindicenni con il fiato sospeso per una poesia? E' accaduto oggi in classe. L'autrice? Una studentessa del primo anno di liceo.
Ecco i versi bellissimi di una "poetessa" sconosciuta di cui svelerò solo il nome: brava Valentina V.!

AVEVO DORMITO TRENT'ANNI
avevo dormito trent'anni quando
d'un tratto, con fare distratto
un uomo CANUTO ma pieno di brio
con forza e dolcezza mi svegliò dal mio OBLIO

ho aperto gli occhi come d'incanto
senza sapere né come né quando
il mio riposo fosse diventato BRAMA
di sonno infinito, di sonno perpetuo

poi lentamente tutto venne a mente
le idee RECONDITE, i desideri
BISLACCHI che m'avevano trascinato nel
bosco AMENO per conservare i miei pensieri

trent'anni fa il re del mio paese
EBBRO di potere come pure di follia
aveva deciso, a nostre spese,
di proibire il pensiero a chicchessia

non distingueva tra giovani e anziani
né tra lombardi e siciliani
voleva che nessuno si ribellasse,
in poche parole: che nessuno pensasse

avevo amici di intelligenza SAGACE
di INDOLE forte e di fare loquace
con cui tentai di praticare l'ELOQUIO
per conservare il pensiero, come un gioco

poi un giorno improvviso ci presero a forza
per chiuderci tutti in prigione per sempre
ma riuscii a scappare ( ho dura la scorza)
e corsi impaurito nel bosco di Lempre

ingoiai la pillola donata dal nonno
serviva a dormire fino a tempi migliori
ed eccomi ora, svegliato d'incanto
dal mio sonno forzato, venuto fuori

guardai attentamente l'uomo CANUTO
con l'intenzione di chiedergli aiuto
ma mio malgrado capii con dolore
che l'uomo canuto non sapeva pensare

inventai STRATAGEMMI per farmi capire
ma lui riusciva solo a BLATERARE
indicava gli oggetti, li mostrava orgoglioso
ma se pronunciavo concetti maestosi

o semplici idee o parole INEFFABILI
l'uomo canuto cominciava a tremare.
Capii che era timore di farsi VESSARE
per l'espressione del proprio pensiero

non parlai più, stetti in silenzio
osservai meglio il suo volto
lo comparai al mio
vedevo nei suoi occhi solo TEDIO

riuscii a dire soltanto con parole appropriate
"Uomo, ti prego, cerca di essere sincero,
sarà ancora possibile esprimere il pensiero,
i sentimenti, le parole amate?"

l'uomo osservò prima me poi il cielo TERSO
poi di nuovo me come fossi diverso
mi prese la mano, sentiva il mio tormento
e disse con fare paterno "Dormi, non è ancora il tuo tempo"

provai gratitudine misto a dolore infinito
e con la certezza che sarei tornato
salutai l'ARTEFICE del mio nuovo sonno.
lo guardai meglio, riconobbi mio nonno.

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