Passa ai contenuti principali

"VA' A CIAPPA' I RATT'!" SAVIANO, ANDIAMOCI TUTTI!



Saviano a Milano: la laurea a Brera dalle mani di Dario Fo. Un discorso, quello dello scrittore, che racconta, narra agli studenti, ai più giovani, il sapore amaro di una scelta obbligata, l'emigrazione.
Andare a vivere al Nord ha significato per molti meridionali una trasformazione radicale. Da bambina non mi spiegavo perché mia zia andata a vivere a Milano quaranta anni prima, avesse completamente perso l'accento meridionale e parlasse milanese (il dialetto) come chi in quella terra avesse trascorso l'infanzia e la giovinezza, insomma gli anni più belli. In realtà mia zia tornata al paese per le vacanze viveva giornate a dir poco "meravigliose". Intendo meravigliose nel senso di "sovrannaturali" perché non mi spiegavo questa sua doppia natura, una capace di comunicare in dialetto napoletano nei momenti famigliari e\o di grande animazione (qualche bicchiere di troppo, le tasse ecc.) e l'altra ufficiale fatta di convenevoli con gli "estranei" e i paesani, per i quali la sentivo recitare in un milanese leggero e dorato, come la crosticina della cotoletta tanto amata o come la polenta abbrustolita sotto il grill per qualche minuto.
Insomma Saviano spiega ai giovani milanesi chi siano veramente I MILANESI e chiede "quanto hanno dato i meridionali a questa citàà, che è la più grande città dei Sud Italia?" I meridionali, dice Saviano, con il loro lavoro hanno fatto grande questa città.Ecco che a queste parole si leva la voce del viceministro Roberto Castelli, un insulto in vernacolo "Ma va a ciapà i ratt!" (Ma vai a catturare i ratti).
L'anima verde (di bile) del leghista aleggia e poi evapora come una nube tossica (destino di tutte le parole che non contano). "Poveri milanesi, a furia di chinare il groppone per lavorare, lavorare e lavorare, senza pensare ad altro, adesso devono sorbirsi le lezioni e le paternali dell'universo mondo (...) e dell'ennesimo professionista dell'antimafia, Saviano, il quale viene da una terra che per condizioni politiche e sociali, sicuramente ha molto da insegnare." Sarcasmo, pesante sarcasmo. L'offesa e la volgarità, ci ricorda Shopenhauer, giungono sempre puntuali laddove il pensiero corre il rischio di volare troppo alto. La vertigine della verità obbliga i meschini a distogliere lo sguardo e a gettarsi dalla rupe appesi ad un paracadute di improperi.
Saviano mandato al diavolo (ma lui all'Inferno ci va spesso e volentieri di sua iniziativa e noi lo ringraziamo perche ne fa ritorno con storie maledette che servono a redimere), o meglio, Saviano mandato a catturare ratti.
Il ratto, si sa, si nasconde nel buio, il ratto annuncia la peste di Camus, il ratto di fogna, il ratto che morde la carne bianca dei bambini poveri nelle culle improvvisate ai piedi del letto, il ratto che striscia nel sottosuolo urbano, il ratto che s'intravede accanto al banchetto nuziale, nascosto tra i veli bianchi e pronto a infestare con i suoi escrementi immondi le infinite portate della società gaudente e indifferente.
Se Saviano deve recarsi in quei luoghi melmosi e sudici per riscattare la verità allora non sarà solo. Anch'io sarei felice di stanare i ratti, ovunque, in ogni posto si annidino: che siano covi di mafiosi o castelli di monarchi, dovremmo recarci in quei luoghi con esche e trappole, forconi e bastoni, col coraggio del contadino povero (e meredionale) che difende dai morsi della bestia il suo ultimo nato e lo solleva in alto, sospeso su un'amaca in mezzo alla stanza nero-fumo.
Allora chi viene con noi "a ciappà i ratt"?

Commenti

  1. magnifico davvero questo post, Giovanna!!:)
    ma tu ci sei su anobii?
    un saluto
    Giusi Meister

    RispondiElimina
  2. Grazie Giusi,
    sai non conosco anobii. Di che si tratta?
    A presto,Giovanna

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

ELOGIO DELL'INTELLIGENZA DELL'UOMO

Elogio della scrittura

Ma sopra tutte le invenzioni stupende,
qual eminenza di mente fu quella
di colui che s’immaginò di trovar modo
di comunicare i suoi più reconditi pensieri
a qualsivoglia altra persona, benché distante
per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo?
Parlare con quelli che sono nell'Indie,
parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni?
E con quale facilità, con i vari accozzamenti
di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le invenzioni umane e la chiusa de' nostri ragionamenti di questo giorno (...)


Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Tolemaico e Copernicano
Firenze (I giornata, 130)

PASOLINI E IL MARE: TERRACINA, UN RACCONTO INEDITO

Pasolini e Callas in Africa


Terracina
Un racconto inedito
di Pier Paolo Pasolini Nella spiaggia c'era più movimento, ma il mare era sempre immobile, morto.
Si vedevano delle vele arancione al largo, e molti mosconi che si incrociavano vicino alla spiaggia. Lucià avrebbe avuto fantasia di prendersi un moscone, e andar al largo: però era solo, e non era buono a remare. Andò sul molo tutto smantellato e ancora pieno di squarci, nuotando nei punti dove gli squarci interrompevano, finchè giunse in pizzo, sulla piccola rotonda. Si distese sulla pietra con la testa che sporgeva dall'orlo sul mare.
Verde, trasparente e tiepida, l'acqua si gonfiava e si sgonfiava tra le colonne del molo, ora pesante come un blocco di marmo, ora lieve come l'aria. Benché fosse alta già due o tre metri non c'era granello di sabbia che non si potesse distinguere dall'alto della rotonda: ed era una sabbia morbida e pulita , un tappeto meraviglioso per chi potesse vivere sotto acqua. Ogni …

O LENTE LENTE CURRITE NOCTIS EQUI

Ultimo giorno di luglio, ultimo giorno dedicato alla lentezza. Maancora una volta lentezza e velocità sembrano fondersi in un binomio affascinante, proprio come nelle riflessioni di ieri.
Stranamente riscopro, nelle ultime disperate parole di Dr. Faust che cerca inutilmente di fermare il tempo, l'ossimoro della vita: una corsa lenta verso la notte.
Nel Doctor Faust di Christopher Marlowe (1564-1593) apprendiamo che il patto con Lucifero ha dato a Faust la conoscenza ma la sua anima dovrà cadere nelle mani del diavolo e l'ora tanto temuta sta per arrivare:

Ah Faust ,Ora non ti resta che una misera ora da vivere,
E poi dovrai essere dannato in eterno.
Fermatevi, voi sempre rotanti Sfere celesti,
Che il Tempo s'arresti, e la mezzanotte non arrivi mai.
Occhio gentile della natura, risorgi e rendi
Il giorno infinito: o fa che quest'ora sia
Un anno, un mese, una settimana, un giorno normale,
Che Faust possa pentirsi e salvare la sua anima.
O lente, lente currite noctis equi.

L&#…