POST N°200




Post n° 200.
Cento post fa celebravamo con una rosa bianca e una poesia che emanava il profumo di una bellissima, ultima rosa d'estate.
Stasera penso invece alla neve, a quanto mi manca.

Da bambina c'erano sempre giorni bianchissimi in cui scomparire, da cui farsi inghiottire. Un manto di neve candida ricopriva le colline del paese: le scuole chiudevano, a volte mancava l'elettricità, il tempo si fermava. Mia madre preparava la pizza e le frittelle. Si facevano i sorbetti con la neve fresca, raccolta laddove appariva più bianca e irragiungibile. Anche la notte era bianca ed il silenzio assoluto. Anche i sogni si illuminavano della luce della neve.

Il post n° 200 lo dedico alla neve. E ai bambini. La invoco per questa Italia malata che ha perso il candore. La invoco per i bambini maltrattati affinché dimentichino l'orrore e ritrovino il sorriso.


C'è un libro che parla di neve e di haiku: due cose simili per perfezione e purezza. S'intitola "Neve" e l'autore si chiama Fermine Maxence (Bompiani). Il romanzo, ambientato in Giappone, racconta la storia di Yuko, diciassettenne ribelle, che lascia la famiglia per diventare poeta. Ma la sua poesia, dedicata interamente alla neve, è troppo bianca, e per imparare a darle colore Yuko deve seguire gli insegnamenti del vecchio poeta Saseki, ormai cieco.

Dalla seconda di copertina:






"Yuko è un giovane poeta giapponese. Nei suoi haiku sa cantare solo lo splendore e la bianchezza della neve. Soseki è un anziano pittore divenuto cieco. Vive nel ricordo di un amore perduto. Neve è una ragazza bellissima. Il suo corpo giace per sempre tra i ghiacci. A legare i loro destini, un filo, disperatamente teso tra le cime di due montagne, come simbolo di un esercizio funambolico impossibile da eseguire."


Dalla prima pagina:


Yuko Akita aveva due passioni.
L'haiku.
E la neve.

L'haiku è un genere letterario giapponese. E' una breve poesia di tre versi e diciassette sillabe. Non una di più.

La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri.
Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio.

Ha un nome. Un nome di un candore smagliante.

Neve.

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