LA FILOSOFIA SUL COMODINO


Questa mattina un mio studente di letteratura, Filippo, qualche minuto prima dell'esame scritto è venuto a dirmi che, parlando di superstizione la sera prima, aveva affermato con convinzione che se la superstizione è frutto dell'ignoranza allora anche la religione è superstizione.
Ne abbiamo parlato qualche minuto, ma ecco un breve aneddoto che vale quanto un esame su Voltaire e l'illuminismo. (Caro Filippo, hai digerito il Candido di Voltaire e ora hai da risolvere una delle questioni più spinose della filosofia). Credo sia stato proprio Voltaire a dire che la superstizione sta alla religione come l'astrologia all'astronomia.
Diventa tutto molto più chiaro se si esplora una delle etimologie del termine superstizione. Cicerone definiva superstiziosi tutti coloro che per mantenersi "sani e salvi" ossia superstiti, pregavano di continuo le divinità.
Albert Einstein, invece, dicendo che la religione ebraica, come tutte le altre, è un’incarnazione delle più puerili superstizioni si tirò addosso l'accusa di ateo.
I termini religione e superstizione hanno portato, in alcuni casi anche a difficoltà di tipo traduttivo. Ad esempio, nel “De Rerum Natura” di Lucrezio, i due termini vengono scambiati
In un libro intitolato "Scritti di metafisica e filosofia della religione", di Piero Martinetti si ricorda che per il filosofo Comte la religione è sinonimo di superstizione, e che l'ignoranza e la superstizione sono, certamente, la condizione del sorgere delle grandi comunità religiose. Non possiamo non citare Leopardi che sull'argomento scriveva che la Religione ha prodotto la Superstizione mentre Plutarco rifletteva sulla condizione determinata dalla superstizione sempre caratterizzata come una condizione di schiavitù spirituale indegna di un uomo libero e colto.
C'è una intervista sull'argomento che varrebbe la pena leggere, per la chiarezza delle definizioni sia di superstizione che di religione. E' ad Alberto Mario Cirese e s'intitola appunto Superstizione.
Un altro consiglio di lettura sul tema della religione è il bel libro di Gianni Vattimo e Carmelo Dotolo "Dio: la possibilità buona" edito da Rubettino. Lo si legge per affrontare altri importanti interrogativi quali come dobbiamo pensare Dio? Secondo gli autori Dio sarebbe stato secolarizzato e quindi disintegrato, trasformato in utopia buona della storia-
Dio un'utopia! Pane per i tuoi denti e argomento per altre conversazioni in famiglia...
Per finire, riguardo a quello che abbiamo detto su religione e religiosità, mi piace citare Messori che in una intervista al filosofo Vincenzo Vitiello ricorda che ha senso interrogarsi su Dio, religione, superstizione, perché simili necessarie domande sono segnali di una inquietudine che è il segno del nostro bisogno di credere: "Basterebbe fare i nomi di un Kierkegaard, di un Dostoevskij, tanto per annoverare altri, ideali, epigoni. Vorrei dire innanzitutto, ci terrei a precisare, che credere non significa, come dire? adagiarsi in una appagante tranquillità molto borghese. Significa, probabilmente, crearsi ulteriori problemi". Bene Filippo!

Archivio de Il Grillo.
Il Grillo (30/4/1998)
Alberto Mario Cirese
La superstizione
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Cirese: Ho insegnato per molti anni, prima nelle scuole secondarie, inferiori e superiori, poi per quindici anni all'Università di Cagliari in Sardegna, per due anni all'Università di Siena e negli anni successivi a Roma. Ora non insegno più, perché sono - come si dice in linguaggio burocratico - in quiescenza, che vuol dire in pensione. Come ho cominciato? Risposi una volta, lo rispondo anche, lo ridico ancora di nuovo, dissi: "Mio padre, il Musée de l'homme di Parigi e i contadini mezzadri della Piana di Rieti".
Mio padre, Eugenio Cirese -, era poeta dialettale, ma fu un raccoglitore di canti popolari, studioso di tradizioni popolari, fondatore di una rivista, La Lapa, negli anni Cinquanta, fu importante. Il Musée de l'homme, era allora nel fiore. I contadini, perché eran quelli che erano capaci di dirvi, dal loro punto di vista: "Va bene professò, mò parla lu cafone". E "cafone" significa "contadino", "zappaterra". Per cui si può dire: "dai contadini di Rieti al calcolatore", perché del calcolatore mi occupo ormai da molti anni, programmando.

INTRODUZIONE: Nel linguaggio comune, sacro si contrappone a profano. Il termine latino "prophanum" indicava ciò che sta fuori all'area sacra del tempio. Usando questa metafora spaziale, dove collocheremo la superstizione e la magia? Dentro al sacro, insieme alla religione o fuori, insieme ad altre pratiche del tutto profane, quali la scienza? Per la superstizione la risposta è evidente. Nella sua lunga storia il termine ha indicato concezioni, pratiche e culti che una qualche religione ha giudicato erronei, eccessivi, illegittimi. Gli illuministi, ad esempio, forti di una visione interamente razionalistica, consideravano superstizione non solo alcune pratiche e credenze giudicate tali dalla religione cristiana, ma la stessa religione che pronunciava questi giudizi. L'universo della magia invece è più variegato. Essa intende agire sul reale per modificarlo secondo le nostre necessità. In ciò è dunque più vicina alla scienza profana, che non alla religione sacra. Ma, a differenza della scienza, la magia coinvolge poteri ed esseri sovrannaturali, anche se vuole dominarli, invece che pregarli, come fa la religione. In qualche misura pertanto si colloca nel sacro. Ci troviamo di fronte a realtà sfuggenti e complicate ed è difficile liquidarle con sprezzante sufficienza. Le credenze superstiziose e le pratiche magiche possono essere definite irrazionali? Esse sono senza fondamento o inefficaci, ma questo è sufficiente per definirle irrazionali. E come deve atteggiarsi la ragione approssimandosi ai confini del sacro?



La magia tende in qualche modo a voler dominare gli aspetti soprannaturali piuttosto che pregare una divinità, venerarla. E' possibile che quindi talune religioni e in particolare quella cattolica, diciamo, abbiano condannato la superstizione proprio perché l'idea di poter dominare l'irrazionale, il sacro, farebbe perdere di significato la religione stessa, che, invece, si basa sull'esistenza di un sacro indominabile e quindi da dominare?

Cirese: Certo. Lo riferirei però, piuttosto che alla superstizione, alla magia, la magia la quale viene condannata, tra l'altro, per questo. Il tentativo : '"Tu non tenterai il Signore Dio tuo". Non tenterai di assoggettarlo ai tuoi voleri, non puoi forzarlo. Il mago, che abbia o non abbia Dio, importa poco, potenze sovrannaturali - diciamo genericamente - virgolette -"Dio", viceversa li domina, in un cerchio che si disegna. "Vieni, ti forzo, ti piego". Questa è la ragione per cui un grande antropologo britannico Frazer disse : "La magia è la sorella bastarda della scienza". Perché come lo scienziato tenta di dominare la natura e ci riesce, obbedendole, obbedendole - bisognerebbe andare avanti e lasciamo perdere -, così il mago tenta di dominare la natura facendo agire quelli che egli ritiene essere i tanto potenti da essere in grado di farlo. Cioè è l'uomo che mette i piedi su Dio. Non lo prega. La religione ha gli oranti, cioè quelli che chiedono. Puoi chieder la grazia, ma non forzarlo alla grazia . Ed è la ragione quindi per cui non solo la religione cattolica, non solo, in generale, le religioni cristiane, dato che anche altri sono cristiani, pur se non cattolici, anche altre religioni bloccano e rispondono "no" alla magia, "sorella bastarda della scienza", la quale cerca di compiere operazioni efficaci, che cambino in reale, così come vuole fare la scienza, con dei mezzi che, viceversa, Frazer giudicava inadeguati, che le religioni non giudicano inadeguati, giudicano lesivi, della divinità.

La definizione di superstizione è: "atti, credenze, o riti, comunque mossi da un'irrazionalità". Visto che comunque anche la religione o la fede sono basati su dei dogmi irrazionali e non su una razionalità che potrebbe, si potrebbe chiamare per esempio quella illuministica, qual è il criterio di scelta per cui si decide se una cosa è superstizione e quale cosa invece è fede?

E' chiarissimo. Se tutto è, se la superstizione è condannevole perché è irrazionale, anche la religione, nella misura in cui è irrazionale, deve esser condannata. Voglio dire che è infatti quel che - abbiamo letto, sentito anche nella scheda - gli illuministi facevano: cioè consideravano superstiziosi anche coloro che condannavano le superstizioni. Ma superstizione, la definizione che lei mi ha dato, forse potrebbe essere più ricca, cioè deve essere più ricca. Intanto superstitio, cioè qualche cosa che sopravvive e in genere sono state molto spesso considerate pratiche superstiziose i pezzi di religione precedente, superata dalla religione attuale. E cioè una religione, anche precristiana o acristiana, se ha avuto degli strati religiosi precedenti, che ha rigettato, li ha considerati superstiziosi. Ecco, una delle etimologie. L'altra l'assocerebbe a ecstasys, che significa eccesso. Non è in base alla razionalità o irrazionalità, perché altrimenti si confondono troppo le cose, ma è in base al fatto che si tratterebbe di un irrazionale, se lei vuole, che però sopravvive, rimane come residuo. Sono i resti pagani all'interno, rinati all'interno della religione, della religione cristiana, superstizioni. Ne vuole una, oggi non più così? Grossa superstizione sono le strenne natalizie, e quelle di Capodanno, che erano strine, si chiamavano, e appartenevano al mondo pagano. Sono rimaste ancora. Martino dal Rio, il persecutore delle streghe di cui parla Manzoni ne I Promessi Sposi, se vi è capitato di incontrarlo, ha un capitolo che è dedicato appunto alle superstizioni e pratiche magiche di Capodanno, tra le quali c'è i doni. E cioè i nostri regali a quel tempo erano ancora considerati .... Quale è stato poi il modo per girare nella politica culturale della chiesa? Ha detto: "Se lo fai, perché vuoi bene ai tuoi amici e ai tuoi cari, allora è concessa, non è più superstiziosa. Se lo fai come segno o ricordo della vecchia credenza, cioè dell'ossequio agli idoli, chiamiamoli genericamente così, allora è peccato". Quindi superstizioni sono, possono essere o eccessi nella religione oppure residui, e basati su logiche, sottolineo logiche, diverse da quelle che governano, come premesse e conclusioni, viceversa la religione ufficiale.

Qual è il significato della superstizione, oggi? Nel passato si è giustificata la superstizione e la magia come appunto frutto dell'ignoranza o come traccia di dottrine religiose del passato. Oggi però le condizioni sociali sono cambiate. La superstizione ha ancora delle motivazioni intrinseche o è solamente un atteggiamento vuoto?

Che abbiano motivazione i superstiziosi ad esserlo è un problema che riguarda loro. Che il peso della superstizione, dei problemi che eventualmente può proporre a tutta la società oggi sia enormemente minore che in precedenza, credo di poter dire di sì, nel senso anche che c'è stata da una parte quella che viene chiamata una sorta di dissacrazione, in generale, dall'altra - e questo è molto importante -, dall'altra che sono cadute alcune barriere - alcune barriere, non tutte, lo vediamo -, alcune barriere che separavano verticalmente una religione dall'altra. Da questo punto di vista il Concilio Vaticano II è stato di enorme importanza. Voglio dire: io ragazzo, nel mio paese vicino, nel mio paese di nascita, nella Marsica, c'erano a pochi chilometri Avezzano, a pochi chilometri Tagliacozzo, una colonia di protestanti. Bene, questi protestanti apparivano ai nostri occhi bambini - facevo le elementari allora -, venivano rappresentati come, beh, "zampe di capro, coda, corna e puzza di zolfo", cioè lo scontro cattolici-protestanti era così forte che addirittura dava visione animalesca, diabolica. Quindi capite che le superstizioni, o almeno alcune, avevano grosso peso per la vita, per la vita religiosa. Con, ripeto, la dissacrazione in generale, con l'abbattimento di certe muraglie, durissime tra le religioni, questo perde senso.
La antropologia, la antropologia nasce - l'antropologia come scienza -, nasce proprio quando Taylor nel 1871 elimina la parola "superstizione" e dice: "dobbiamo sostituirla con survival, sopravvivenza". Superstizione è un giudizio negativo, sopravvivenza è una constatazione. E nasce la scienza antropologica.

La superstizione può essere superata con il metodo scientifico, anche se malgrado il progresso è sempre rimasta insita nella cultura dell'uomo, questa superstizione?

Ma, voglio dire che tante sono state svuotate e se ne svuoteranno. Non credo che però sia un gran problema se si tratta di non passare sotto la scala o di fuggire per il gatto nero. Si tratta di aver fatto, di aver fatto la constatazione che possono esserci, qualche volta innocue, in altri casi però nocive, delle risposte sbagliate a esigenze giuste. Cioè all'esigenza di sicurezza io dò una risposta sbagliata, a una insicurezza io faccio corrispondere una operazione, che psicologicamente me lo toglie, no, magari il timore della sicurezza, ma non è che raddrizza le cose ove fossero storte. Ed il fondamento di nascita, ripeto, della insicurezza non è necessariamente una paura irrazionale, può anche essere semplicemente disordine. Se parleremo del calendario, lo vedremo.

Abbiamo detto che la superstizione serve dall'esigenza di spiegare fenomeni come, ad esempio, il disordine per ordinare cose insomma razionali, quindi la ricerca di un ordine, la ricerca di un dominio sulla natura. Ma perché poi allora, sfocia nell'irrazionalità? Perché poi comunque, di fronte a certe cose non si possono spiegare con la ragione.

Nascono come modi di riempimento di vuoti, di conoscenza o di forza o di ordine che si sono creati. Se rassicurano psicologicamente, hanno avuto come si suol dire, efficacia simbolica. Uno va più tranquillo. Però se il disordine c'era, quel disordine continua a rimanere. A meno che non sia il pane, che lei lo rigira, rimette le cose a posto. L'irrazionale lo sento nel timore, se lei vuole, nel senso che non è frutto di ragione, ma è frutto di emozioni. La paura non è certo frutto di ragione, ma di emozione; un'emozione che però possiamo ad un certo momento rimuovere con un'operazione razionale.

Il fatto che la superstizione sia stata in qualche modo presente tanto nelle civiltà precolombiane quanto in quella europea rappresenta un po' il fatto che l'uomo in qualsiasi parte del mondo abbia avuto l'esigenza di allontanare, diciamo, le proprie paure?

Il calendario che qui avevo portato, che non so se può essere mostrato anche, sì insomma, da vicino, questo si chiama La pietra del sole, e rappresenta il calendario degli Aztechi, che però è un derivato del calendario Maya. Io non avevo un calendario Maya da farvi vedere, avrei potuto portare il programma del calcolatore, ma non sarebbe stato possibile usarlo. Questo però ha dei meccanismi che sono analoghi. Voi vedete al centro, lì c'è una faccia che è il sole. Intorno, in una di quelle ruote circolari, la più vicina, ci sono venti segni. Quei venti segni sono venti giorni del mese. Come noi abbiamo: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato, domenica, poi ricomincia lunedì, eccetera, loro ne avevano venti, come se noi avessimo tanti anni, arrivati al ventesimo si ricomincia col primo, cioè si calcola a modulo venti. Quello è un mese Maya, quella ruota dunque lì rappresenta un mese, il sole e venti giorni che lo circondano. Quindi così gira, poi viene il secondo mese, il terzo, il quarto. Andando avanti venti per venti, se voi andate avanti diciotto volte, quanto ottenete? 360. Se fate due anni, ottenete il doppio di 360, 720, e via dicendo. E ma rimanete sempre privi di qualcosa che ci manca. Ogni anno vi mancano cinque giorni. Le cifre si scandiscono allora come? Come 360, 720, eccetera. Il cinque non ci compare, ce lo debbo appiccicare. Il cinque è quando comincia il tredicesimo mese, sapete cosa fanno? Lo tagliano al quinto giorno e lo attaccano all'anno precedente. Gli è entrato il disordine. Quei cinque giorni introducono il disordine. E sapete come si chiamavano questi cinque giorni, nel calendario Maya, ripeto, che è il padre di questo? Si usava un nome impronunziabile che nelle loro lingua significa "senza nome". E che si faceva in quei cinque giorni? Non ti lavi, non ti vesti, non ti fai la barba, non mangi, non esci? Quei giorni sono nefasti, come quando si dice: "Né di Venere, né di Marte", che ci sono dei giorni nefasti. Cinque giorni nefasti. Perché nefasti? Perché c'è un disordine, cioè un disordine nell'ordine matematico perfetto, perché erano in grado i Maya di calcolare, perché avevano lo zero, non vi sto a dire insomma: avevano lo zero, la scrittura posizionale, calcolo vigesimale, capace di correggerlo, appunto per fare 360 e quindi aggiungerci cinque giorni. Questo Azteco aveva, come anche quello dei Maya, il fatto che ritornerà un giorno che ha esattamente tutti gli stessi indicatori ogni 18.980 giorni; ci volevano 18.980 giorni perché ritornasse, cos'è oggi?, giovedì, 26 marzo, non mi dite l'anno, perché non c'entra, devono ritornare questi tre indicatori. Quanto ci vuole? Bisogna calcolarlo con i calendari perpetui. Per loro che avevano quattro indicatori ci volevano 18.980 giorni. Quanto fanno 18.980 giorni? 52 anni, 52 anni esatti. Cosa facevano quei 52 anni esatti? Qui si vedono appena, si vedono appena i segni di quello che gli aztechi facevano ogni 52 anni: la guerra fiorita. Andavano a catturare i prigionieri, li portavano in cima alle piramidi, gli spaccavano il petto, ne estraevano fumante il cuore, e lo offrivano al sole perché erano i suoi appoggi, che stanno qui, perché ce la facesse; il volano, che ha girato 52 volte, ce la facesse a ricominciare come la prima volta. Ecco che allora punto di insicurezza, punto di insicurrezza, inserzione di quella che noi tra virgolette chiameremmo "pratica superstiziosa", ma tentativo di rimediare però ai mali del mondo.

Non Le sembra molto arbitrario e a volte anche molto limitante considerare come vera questa realtà così unica, cioè unicamente vera questa realtà che tutti noi vediamo così strutturata rigidamente con regole così ordinate e razionali e quindi che questa, questa visione molto borghese a mio avviso di vedere le cose non imponga poi una visione così negativa di tutto ciò che sfugga, appunto, come nella pagina di Internet, vada oltre. Cioè di tutte quelle persone, che poi vedono oltre. Forse questo oltre siamo noi che non riusciamo a coglierlo, e tutte quelle credenze che invece si affacciano in questo, in questo mondo, che appunto ci sfugge, sono invece tacciati come appunto anormali, folli e superstiziosi, maghi. Non Le sembra molto limitante?

Sì certo, se con questa limitazione lei mi mette fuori San Francesco. Ma io, che sono per il mondo ordinato, non metto fuori San Francesco. Il problema è che cosa si intende per ordine del mondo. Allora può succedere che io metto fuori di quell'ordine del mondo, non San Francesco, ma i falsi Franceschi, cioè quelli che creano caos.

Sì, ma anche stabilire, anche stabilire cosa è falso e cosa è vero non è una presa di posizione molto utile e molto ...

Sì, lei, lei, lei tocca un punto, un punto duro, che ci vorrebbe un lunghissimo discorso. Io le rispondo brevemente quello che io ritengo. No. Il mondo, badi, in tutte le religioni e in tutti i miti il mondo è sempre negentropia, cioè il processo che nega l'entropia. E l'entropia è quella che va verso la morte. Noi dobbiamo introdurre l'ordine nel mondo faticosamente. Contemporaneamente introduciamo disordine, perché se mangiamo sporchiamo i piatti, se andiamo a letto, le lenzuola, poi il letto ci tocca rifarlo. Ma per mettere ordine nel nostro corpo dobbiamo introdurre il disordine. E oggi il grande problema è il disordine che noi stiamo introducendo. Ecco, non sappiamo più dove mettere la spazzatura. Oggi essere "riciclatore delle immondizie": una volta lo dissi a qualcuno. Lei dice: "E che vorresti essere Dio?". Il "riciclatore delle immondizie": è Dio quello che ha la forza di rimettere odine di un disordine, che alcune volte è fisiologico - sporcare i piatti mangiando -, parecchie volte non è proprio fisiologico, è diventato patologico, tant'è vero lo smog, il buco dell'ozono, e così via. E noi vogliamo mettere ordine. Il che, ordine, questo non significa, come si dice, allineati e coperti, come sotto le armi. Voglio dire: ordine, ordine. L'amore è disordine? E, no, viva Dio, se mi consentite! Eppure non è razionalità inquadrata, allineata e coperta, no?

Non Le sembra una contraddizione il fatto che, ad esempio, l'esorcizzare il demonio sia una pratica - una pratica appunto superstiziosa - del tutto lecita nella religione cattolica?

Non essendo, non essendo io personalmente cattolico, appartenendo diciamo così alla laicità non oso pronunciarmi su questo, su questo punto. Se dall'interno ritengono che questo sia possibile evidentemente è coerente con i loro principali principi e non si dà lezione alle religioni degli altri.

Che differenza c'è tra feticismo e superstizione?

Ma vede feticismo, dipende da che cosa intendiamo. Possiamo usarlo in termini freudiani, eccetera. Io le dico all'origine cosa significò. Quando sono nate queste discipline come Antropologia, Etnologia, eccetera, uscì un libro che era intitolato Degli dei feticci. E allora per feticci si intendono gli idoli. E quindi feticismo è adorazione degli idoli insomma e attaccamento dunque all'aspetto concreto, cioè come chi volesse più bene alla statua del santo che non al santo in quanto tale. Ma badate che qualche volta i rappresentanti dei grandi valori possono essere più sacri dei valori stessi. E cioè danneggiare la statua è più grave di una bestemmia.

Lei come considera quelli che oggi si spacciano come maghi, cioè li considera dei semplici ciarlatani oppure come delle figure che realmente, ancora oggi, danno alla magia modo di sopravvivere?

Mah, in generale sono per la prima ipotesi, ma non vorrei ripetere la parola.

Lei pensa che scientificamente si possa dire che non esistano persone che hanno sviluppati dei sensi più di altri, cioè più della normalità.

Certo. Voglio dire va riconosciuto che ci sono sensibilità, capacità, eccetera superiori alla norma, ma questo è come il talento musicale. Voglio dire: si può essere dotati, dotati di qualcosa, capacità di cogliere dalle sue espressioni molto di più di quanto non faccia io. Adesso il problema diventa un problema grosso dei poteri paranormali.
Sui poteri paranormali, io personalmente ho dei dubbi. So che viceversa altri non ne hanno. Io mi limito al mondo nel quale il segnale viaggia al di sotto della velocità della luce, e cioè i cinque sensi. E dunque le telepatie, che viaggerebbero a velocità superiore a quella della luce, ecco, per me non rientra per lo meno nel mio universo. Non sto dicendo: "Non c'è", nel mio universo ci sta stretto.

Come mai, per esempio delle pratiche che venivano considerate pagane, a un certo punto, sono state con gli anni inglobate dalla Chiesa? Non pensa che ciò possa avere un motivo di popolarità, nel senso che comunque la Chiesa, quando queste feste, questi riti erano fortemente popolari, non voleva rischiare di perdere degli adepti?

Di perderli o addirittura di conquistarli. E' quella che si chiama la politica culturale della chiesa, che nei confronti del paganesimo - paganesimo viene da pagi, pagus, e cioè gli abitanti dei villaggi. Il Cristianesimo oramai è centrale, il paganesimo è periferico e dunque chiamano pagani come noi diremmo villani o cafoni, sono i pagani -, bene, nei confronti dei pagani la chiesa - e del paganesimo - la chiesa adoperò due pesi e due misure, due tattiche: nella Sardegna per esempio, diceva: "Se continuano a essere feticisti, cioè a adorare gli idoli, schiavi eccetera metteteli in carcere o mettetegli le tasse". Con altre popolazioni, viceversa, Gregorio Magno diceva: "Non distruggete i loro templi, sostituite gli idoli pagani con i simboli cristiani. Abituati a venire torneranno a venire". E' stata una politica di, come dire, si chiamano sincretismi insomma, quelli per i quali ad un certo momento riti precedenti si inglobano nel rito nuovo. Ed è stato uno dei forti motivi di polemica tra protestanti, rigoristi, e la chiesa cattolica e che i protestanti rimproveravano appunto di aver fatto queste operazioni di inglobamento o di cristianizzazione, come il San Giovanni per esempio.

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