LA BIOGRAFIA DI JOHN LENNON


Una bella pagina di ricordi del figlio di John Lennon chiude il libro: 'John Lennon. La biografia', il volume scritto da Philip Norman ed edito dalla Mondadori (568 pagine, 25 euro). Norman è forse il più grande esperto della storia dei Beatles: ha realizzato quest'opera sulla base di centinaia di testimonianze inedite ed esclusive.
In particolare mi hanno colpito i ricordi del figlio di John Lennon, Sean, perché sono sconnessi come quelli di un bambino che non riesce a ricostruire il volto del padre scomparso e che, per riuscirvi, si aggrappa ai piccoli fiori bianchi e blu di un kimono o a un sussurro che non ha ancora smesso di vibrare.

Ne approfitto, prima di riportarvi la pagina di cui parlo, per riascoltare insieme a voi una delle più belle canzoni natalizie di tutti i tempi...Natale sta arrivando!



Philip Norman: "John Lennon. La biografia" Mondadori, 2009
"Incontro Sean Lennon in un piccolo e disordinato appartamento in quella parte quieta e tranquilla del quartiere londinese di Chelsea soprannominata 'World's End'. Sebbene sia diventato, proprio come suo padre, un musicista e compositore - e particolarmente brillante, anche se in un modo del tutto diverso - i suoi concerti non hanno alcunché di grandioso.
Ormai più che trentenne, Sean assomiglia a suo padre nel 1969: gli stessi occhi castani che si muovono inquieti dietro gli occhiali rotondi, lo stesso naso, la stessa barba scura e riccioluta, persino lo stesso modo di fare anelli di fumo con le sigarette. Soltanto di profilo si riconoscono Yoko e la sua parte giapponese. Ha lo stesso modo di parlare di John e la sua stessa irrefrenabile capacità di inventare giochi di parole. La sua voce melodiosa dall'accento americano talvolta sembra assumere un'inflessione britannica, persino di Liverpool, come se qualche indistruttibile particella di John rimanesse ancora negli strati più profondi della sua personalità. E, proprio come un tempo John aveva fatto per 'Rolling Stone', anche Sean si siede, appoggia i piedi scalzi sul tavolo e si apre alle mie domande.

Quando John fu ucciso Sean aveva appena cinque anni, vale a dire l'età in cui la memoria sta appena iniziando a formarsi. Mi confessa che, prima del mio arrivo, ha cercato di recuperare e ricomporre tutte le sconnesse e inevitabilmente irriflesse immagini rimaste nei suoi ricordi di bambino. "Ricordo mio papà che mi insegna a costruire un aeroplanino di carta - che so ancora costruire esattamente nello stesso modo - e poi a farlo volare. Mi ricordo che guardavamo insieme il 'Muppet Show' e 'Jeckyll and Hyde', e che non mi era permesso vedere altro alla televisione".


Comunque, già a quell'età, Sean riconobbe, per citare le parole di una delle ultime autoanalisi dello stesso John, il piccolo bambino che stava dentro il grande uomo. "Ricordo che Alice, la nostra gatta nera, inseguendo un piccione si era lanciata dalla finestra ed era morta, e ricordo che quella fu la sola volta, credo, in cui vidi mio papà piangere. Molti ricordi hanno come sfondo l'acqua: il caldo e azzurro oceano delle Bermuda; le gelide e grigie onde di Long Island; la piscina piena di cloro della Ymca. Era orgoglioso del fatto che sapevo nuotare benissimo. Ricordo che a Cold Spring Harbor avevamo una barca a vela di colore verde e credo che io l'avessi chiamata Flower. Ricordo che una volta Fred Seaman la fece accidentalmente scuffiare e tutti noi ci ritrovammo in acqua; mio padre mi stava accanto, e ricordo di aver visto le ciabatte che mi avevano comprato in Giappone trasportate via dalla corrente: mi dispiaceva moltissimo perche adoravo quelle ciabatte, ma mio padre mi disse: 'Non ti preoccupare, te ne prenderemo un altro paio.'. Poi io gli chiesi: 'Ci sono pesci in acqua?', e lui rispose di sì, facendomi venire una gran paura. Ma c'era lui a proteggermi, e in realtà è un bel ricordo: a galla in mezzo all'oceano con mio papà e la barca capovolta. Ricordo che in casa indossava sempre un kimono yukata a motivi floreali bianco e blu e che teneva i capelli raccolti a coda di cavallo. Faceva anche bruciare un sacco di incenso. Me lo ricordo suonare la chitarra, mentre anch'io toccavo le corde e cantavo insieme a lui. Cantava sempre una canzone su 'Popeye the sailor man, lives on the Isle of Man.'. Ricordo che girava sempre scalzo; non portava mai le scarpe, e quando lo faceva, erano quasi sempre delle ciabatte. E per qualche motivo cercava di insegnarmi ad afferrare penne o altri oggetti con le dita dei piedi. Lo faceva continuamente perche aveva una straordinaria abilità ed era estremamente snodato. Mi ricordo che, seduto sul sedile della nostra Mercedes familiare, riusciva a mettersi la gamba dietro la nuca. E mi ricordo che si divertiva un sacco a saltare sul letto". Cosa tutt'altro che sorprendente, uno dei ricordi più cari è il suono della voce di John. "Ogni sera, quando andavo a dormire, veniva nella mia stanza e diceva: 'Buo-na-not-te, Sean', accendendo e spegnendo la luce al ritmo delle sue parole".

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