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ALLA RICERCA DEL "CROMOSOMA STORTO": GLI ITALIANI SECONDO ZUCCONI



Oggi vorrei consigliare la lettura del nuovo saggio di Vittorio Zucconi, "Il caratteraccio", per cercare di capire qualcosa di noi e speriamo anche ridere di quello che si cerca di non vedere.


Chi è Vittorio Zucconi:


Vittorio Zucconi ha lavorato per le più importanti testate giornalistiche italiane: «La Stampa», il «Corriere della Sera» e «la Repubblica». Attualmente lavora per quest'ultima testata, come corrispondente dagli Stati Uniti. Dirige il quotidiano on-line «la Repubblica.it» e Radio Capital, oltre a tenere una rubrica su «D - La Repubblica delle Donne» e corsi di storia italiana e giornalismo al Middlebury College in Vermont. Ha pubblicato, tra gli altri, Gli spiriti non dimenticano (Mondadori, 1996), Storie dell'altro mondo (Mondadori, 1997), Il calcio in testa (2003), George (2004), L'aquila e il pollo fritto (Mondadori 2008) e una raccolta di letture per la scuola medie, Stranieri come noi (Einaudi scuola 1993).

La scheda del libro:
Perché siamo come siamo, noi italiani? Perché ci piacciamo sempre di meno e cominciamo a trovarci antipatici? Che cosa è accaduto nella nostra storia nazionale, da Porta Pia alle Veline, che ha fatto di noi quello che siamo diventati: rissosi, astiosi, perennemente "incazzati" contro gli altri e sfacciatamente ipocriti, capaci di celebrare il Family Day un giorno e di tradire la stessa Family il giorno dopo?
Vittorio Zucconi sceglie, fra i tanti possibili, dieci eventi chiave della storia d'Italia - dalla presa di Roma alla Grande Guerra, dal fascismo al boom economico, da Tangentopoli a Berlusconi, passando per la tv di Mike Bongiorno, i furgoncini Ape e la "gioiosa macchina da guerra" post comunista - in cerca di quel "cromosoma storto" che non ha permesso di "fare gli italiani". Sì, perché l'homo italicus, incline a denigrarsi con passione, ha ormai maturato la certezza di non possedere un vero carattere nazionale, ma un caratteraccio. Prendendo spunto da un ciclo di "lezioni americane" tenute agli studenti di una prestigiosa ed esclusiva università del Vermont, il Middlebury College, Zucconi mette da parte, rispettosamente, Boccaccio e Cavour per rivisitare, con la sua ironia affettuosa tessuta di deliziose esperienze personali e con la coscienza di rivolgersi non ad accademici, ma a chi della storia italiana sa molto poco (cioè quasi tutti), pregiudizi e cliché sul dramma pirandelliano degli italiani in cerca di se stessi. Per mostrarci che, con crudele e puntuale dispettosità, la storia ha fatto di noi un popolo condannato a essere sempre anti, il prefisso che si è rivelato il surrogato della nostra identità e la formula magica usata da partiti, curie, demagoghi, comunicatori e potenze straniere per controllarci e condizionarci. Dal Brennero a Lampedusa l'italiano è prima di tutto anticomunista, antiamericano, anticlericale, antilaicista, antifascista, antimeridionale, antiberlusconiano.
Siamo contro qualcosa, ergo esistiamo. Nessuno prima d'ora era riuscito a spiegare con una similitudine così folgorante la natura della nostra disperata democrazia, "sempre più simile alla rana di Galvani, che ha bisogno di periodiche scosse per muovere le zampette e sembrare viva, restando morta". Ma siamo sicuri che sia del tutto colpa nostra?


Leggi il primo capitolo

http://www.librimondadori.it/web/mondadori/scaffali/attualita

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