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SAVIANO, SIMBOLO DI LIBERTA'

Lettera del ministro ai beni culturali Bondi
La Repubblica
23 ottobre 2009
Caro direttore,
vorrei esprimere ancora una volta la mia vicinanza a Robe
rto Saviano che in una intensa lettera al suo quotidiano ha voluto rendere un grazie a tutti gli italiani e a tutte le istituzioni che gli hanno mostrato solidarietà, in questo momento così difficile per la sua vita.

Bello un paese che non ha bisogno di eroi, ma bello pure che ci siano eroi. E dico ciò, senza enfasi o falsa retorica. Perché l'eroismo civile non necessita del martirio, essendo sufficiente la testimonianza. E quale più alta testimonianza abbiamo avuto in questi anni recenti, se non quella di uno "scrittore impegnato" nel senso più vero del termine, dopo lunghe stagioni di "intellettuali impegnati" a far salotto.

Credo che noi tutti dobbiamo essere grati a Saviano. Non tanto perché ha parlato di camorra. Molti giornalisti lo hanno fatto prima di lui e correndo gli stessi rischi. Molti magistrati si sono sacrificati con la stessa intensità. Molti sacerdoti, molti imprenditori, molte gente comune ha combattuto e sta combattendo la stessa battaglia.

Ringrazio Saviano perché è stato in grado di imporre il problema camorra all'attenzione mondiale. Per quegli strani percorsi della letteratura, talora allo scrittore è concesso di interpretare un'epoca o un fatto in modo assoluto. Talora basta un libro, una poesia, un personaggio: in questo caso è bastata una nuova parola, "gomorra", per illuminare una realtà che tutti conoscevamo ma di cui nessuno aveva il coraggio di pronunciare il nome.

Il Nobel russo Josif Brodskij aveva compiuto una lunga riflessione sul valore della parola. Lui, che era stato esiliato dal comunismo perché poeta, si era chiesto più volte perché ai totalitarismi dà tanto fastidio la poesia. La risposta è semplice: proprio perché la parola è capace di svelare la verità delle cose. E basta una parola azzeccata per far cadere la menzogna di lunghi anni di propaganda.

Così è successo in questo caso. La camorra - come la mafia o altre organizzazioni criminali del genere - è un regime totalitarista, cioè un regime che per funzionare e resistere non ammette defezioni. Esso si basa sul controllo totale degli affiliati, sulla paura dei sottoposti, nessuno può e deve pensare fuori dal sistema. Saviano invece ha spezzato il silenzio in cui appunto i regimi prolificano. Ed è per questo che grava sul suo capo una mafiosa condanna a morte.

Così, per il suo essere simbolo di libertà, Saviano va ringraziato. Non penso che quando stava scrivendo il suo romanzo-denuncia, egli potesse ipotizzare tutto quello che sarebbe successo dopo. Ma quando è successo, non ha avuto incertezze su quella assunzione di responsabilità così difficile che oggi lo eleva ad esempio per tutti noi.
* ministro dei beni culturali

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