SAVIANO: LA SCORTA RESTA

Un articolo su Manganelli che conferma la scorta allo scrittore Roberto Saviano.
Se Hegel all'inizio dell'800 diceva che il pensiero trasforma il mondo, oggi Saviano ci ricorda che la parola ha il compito di renderlo un posto migliore.
Ecco la "bella" notizia. Il mondo tira un sospiro di sollievo.

(La Repubblica 14 ottobre)
ROMA - "Le misure di protezione a favore di Roberto Saviano, più volte minacciato dalla mafia, non saranno allentate, anzi si potrà pensare ad un eventuale rafforzamento". Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, fuga i timori sulla possibilità di una diminuzione delle misure di protezione dello scrittore che vive blindato da tre anni su disposizione dell'Ucis, l'ufficio che valuta le indicazioni del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Anzi, semmai si pensa a un rafforzamento delle misure di sicurezza.

In una nota Manganelli sottolinea come l'azione di contrasto alla criminalità organizzata costituisca "una assoluta priorità dell'intervento del ministero dell'Interno e delle forze di polizia". A partire dal contrasto contro il clan dei Casalesi. Di cui Saviano, nel libro Gomorra, ha svelato attività e giri d'affari illegali. Per questo l'esigenza di proteggere lo scrittore viene confernata da Manganelli. Al punto che si parla di un possibile rafforzamento delle misure si sicurezza.

Le parole di Manganelli ridimensionano drasticamente le affermazioni del capo della Squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, che in un'intervista aveva rivelato di aver dato "parere negativo sull'assegnazione della scorta a Saviano". Un giudizio che non è piaciuto ai magistrati napoletani: "Sbaglia, l'autore di Gomorra è in grave pericolo". Il procuratore aggiunto di Napoli, Federico Cafiero de Raho, coordinatore del pool che indaga sul clan dei Casalesi, aveva rincarato la dose: "Saviano è enormemente esposto. Ha smosso le coscienze e diffuso una conoscenza che era di pochi, diventando un emblema della lotta alla camorra. Colpire lui significa depotenziarlo. È il testimone di una battaglia civile in cui tanti si riconoscono. C'è un prima e un dopo Gomorra, in Italia". E le parole di Manganelli lo confermano e chiudono il caso.

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