"SAI COSA DICE HANS MAGNUS ENZENSBERGER? ...SONO D'ACCORDO CON LUI"

Esce in Germania per la casa editrice Suhrkamp un imponente volume di quasi mille pagine intitolato Uber Literatur.
Il coraggioso autore del monumentale libro sulla letteratura è Hans Magnus Enzensberger.

Hans Magnus Enzensberger è da qualche anno universalmente conosciuto in Italia, per due ragioni. Anzitutto, perché nel film Caro diario di Nanni Moretti è l'idolo di un intellettuale che non ha mai acceso la televisione, ma che alla fine si converte a Beautiful. E poi, perché un suo libro di matematica per bambini, Il mago dei numeri (Einaudi, 1997), è diventato un fortunato best-seller per adulti.


In Germania, invece, Enzensberger è noto da più di quarant'anni come poeta, filosofo, saggista, giornalista, inviato speciale, traduttore poliglotta, critico letterario, analista sociale e militante politico, oltre che per capolavori quali il romanzo La breve estate dell'anarchia (Feltrinelli, 1978) e il poema La fine del Titanic (Einaudi, 1990).


Il suo ultimo libro, Gli elisir della scienza (Einaudi, 2004), raccoglie una serie di poesie e saggi su temi che coprono l'intero arco delle discipline scientifiche (matematica, fisica, biologia, medicina, scienze umane e sociali).

Il poeta e scrittore tedesco in Uber Literatur raccoglie i saggi degli ultimi 50 anni: il risultato è un'indagine del mondo della letteratura e dell'editoria che con cinismo svela la cruda verità e lo stato delle cose. Tante le domande poste dall'autore. Le risposte, sempre provocatorie, lasciano spazio a ulteriori discussioni e naturalmente al dissenso.
Alla domanda quale sia il ruolo dello scrittore egli risponde che in realtà "un ruolo giusto per gli scrittori non esiste". Di tanto in tanto si assiste al tentativo di sottrarre la scrittura (e lo scrittore) a doveri di tipo sociale...
Poche le regole del mondo ideale auspicato da Enzemsberger: un mondo senza certezze, pregiudizi, luoghi comuni dove poesia, filosofia e scienza dovrebbero andarsene in giro a braccetto, come un tempo accadeva; gli editori invece dovrebbero creare guide dedicate ai lettori come quelle dei ristoranti: Menù di letture e Libri alla carte; infine si auspica il ritorno dell'amore per il vocabolario, inesauribile fonte di ispirazione.
La realtà non è così. La letteratura non si illuda di poter cambiare il mondo. Si tratta di una pia illusione (Leopardi non se ne abbia a male, ma le illusioni hanno fatto il loro tempo, a quanto pare, e non le vuole più nessuno!)
Nemmeno i bestseller modificano di una virgola il nostro establishment (Gomorra non avrebbe cambiato un bel nulla?Io al cambiamento generato dalle parole voglio continuare a crederci!) Perché? Perché un libro acquistato non è sempre un libro letto, dice Enzenberger, esibito come trofeo sullo scaffale diventa meno importante di un posacenere (un motivo in più per non fumare, o smettere!)
Enzensberger prosegue elargendo consigli ai giovani scrittori, agli intellettuali, ai giornalisti: non diventate giudici (basterebbe non diventare giudici corrotti aggiungo io), coltivate il dubbio (ma inseguite la verità ribadisco!), non tenete conferenze sulle vostre teorie letterarie (meglio su quelle altrui, aggiungo!). E infine, date spazio alla poesia (ecco la mia adorata!) Guai a trascurarla, a considerarla la Cenerentola della letteratura. La poesia non è di difficile comprensione (non vi fate riempire la testa di paroloni da poveri cialtroni!)
Se queste idee vi hanno colpito e, per stasera, rinunciate alla lettura delle 925 pagine di Uber Literatur, ecco una sintesi di Uber Literatur in formato decalogo: da ritagliare e mettere in borsa o tra le pagine di un libro (da leggere!)

  1. Non non dovete credere che la letteratura possa cambiare il mondo;
  2. Non pensate che i libri venduti siano anche letti;
  3. Gli scrittori non devono fare conferenze per esporre le loro idee;
  4. Non fate i catastrofisti: la letteratura non morirà;
  5. Non fate i futurologi;
  6. Non abbiate certezze;
  7. Non pensate che la poesia sia difficile;
  8. Non fate troppi premi letterari;
  9. Se li fate, evitate le cerimonie barbose e i buffet;
  10. Nelle interviste evitate di fare domande e guardare l'orologio.
In realtà le regole di Hans Magnus Enzensberger non sono in questo momento in sintonia con la mia vita (mi sento tanto un Indiana Jones delle parole, tutta azione e programmazione) - sono totalmente d'accordo con lui, però, su alcuni punti (vedi decalogo 2, 4, 6,7).
E a volte un decalogo può far comodo, una sorta di manuale di sopravvivenza per avventurarsi con disinvoltura nella giungla di carta quotidiana!

Vi lascio con Nanni Moretti, che faccia quando l'amico gli parla di Enzensberger!



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