DALL'INFERNO ALLA BELLEZZA: DUE ORE E MEZZA DI VERITA'

Da quasi ventiquattr'ore penso alle cose dette ieri sera da Roberto Saviano nel programma Che tempo che fa.
Sono una donna e una madre.
Per tutta la notte e per tutto il giorno mi hanno torturato gli splendidi volti delle donne iraniane violentate e dei bambini russi assetati. Verso le tre del mattino mi sveglio per bere un po' d'acqua e per tutto il giorno ogni volta che ho bevuto non ho potuto fare a meno di pensare a quei poveri innocenti, attaccati al seno della loro maestra. Mai più un bimbo dica: "non mangerò più marmellata di lampone".
Due ore e mezza di cruda verità, un pellegrinaggio dantesco tra i gironi dell'Inferno.
Saviano non arretra di fronte all'Inferno, gira le spalle al monte illuminato dai raggi del pianeta e se ne va dritto verso la selva oscura; lo seguono curiose le tre fiere (un uomo è tornato e senza guida) varca la soglia terribile, non si cura del monito stampato a chiare lettere sul volto dei suoi avversari, si avventura tra le fiamme con l'umiltà di un discepolo che desidera apprendere la verità. Si ferma davanti a volti noti, ce li mostra su uno schermo gigante, i morti parlano a lui, a noi, raccontano la loro storia, chiedono giustizia. Ritornano in vita, rivivono per noi gli istanti cruciali delle loro vite spezzate, ci confidano gli ultimi pensieri, ci mostrano gli ultimi gesti, gli occhi scintillano, interrogano.
Tutti morti i volti apparsi sullo schermo alle sue spalle. Crolli di palazzi, colpi di AK-47 e uno schermo buio, la voce di un poeta in una cisterna che si rifiuta di vendere l'anima e sopravvive per non lasciarla nelle mani del suo carnefice, musica africana, un fiume svuotato, l'azzurro del mare. Oh, terra desolata.
Saviano parla con limpidezza, è talmente chiaro che le sue parole confondono gli ascoltatori. Non siamo più abituati alla verità. Ha il peso di una montagna e il bagliore della neve appena caduta. Siamo abituati a girare intorno alla verità fino a perderla di vista in una vertigine di ipotesi, contraddizioni, negazioni. La verità infrange lo schermo, nessuno è piu' al sicuro. Saviano ci consegna le storie maledette che nessuno vuole raccontare o narrare, le mette ai nostri piedi con gesto servile, poi accenna un sorriso, ringrazia e torna nel buio. La televisione impiega qualche istante a ritornare se stessa. Pochi secondi di silenzio dopo gli applausi e prima della pubblicità sono sufficienti. Come per un lampo improvviso, la notte della coscienza si illumina. Riecheggia la voce del tuono e la speranza della pioggia in una terra desolata.

T. S. Eliot
The Waste Land


What is that sound high in the air

Murmur of maternal lamentation

Who are those hooded hordes swarming

Over endless plains, stumbling in cracked earth

Ringed by the flat horizon only

What is the city over the mountains

Cracks and reforms and bursts in the violet air

Falling towers

Jerusalem Athens Alexandria

Vienna London

Unreal


A woman drew her long black hair out tight

And fiddled whisper music on those strings

And bats with baby faces in the violet light

Whistled, and beat their wings

And crawled head downward down a blackened wall

And upside down in air were towers

Tolling reminiscent bells, that kept the hours

And voices singing out of empty cisterns and exhausted wells.

In this decayed hole among the mountains

In the faint moonlight, the grass is singing

Over the tumbled graves, about the chapel

There is the empty chapel, only the wind's home.

It has no windows, and the door swings,

Dry bones can harm no one.

Only a cock stood on the rooftree

Co co rico co co rico

In a flash of lightning. Then a damp gust

Bringing rain


Ganga was sunken, and the limp leaves

Waited for rain, while the black clouds

Gathered far distant, over Himavant.

The jungle crouched, humped in silence.

Then spoke the thunder

D A

Datta: what have we given?

My friend, blood shaking my heart

The awful daring of a moment's surrender

Which an age of prudence can never retract

By this, and this only, we have existed

Which is not to be found in our obituaries

Or in memories draped by the beneficent spider

Or under seals broken by the lean solicitor

In our empty rooms

D A

Dayadhvam: I have heard the key

Turn in the door once and turn once only

We think of the key, each in his prison

Thinking of the key, each confirms a prison

Only at nightfall, aetherial rumours

Revive for a moment a broken Coriolanus

D A

Damyata: The boat responded

Gaily, to the hand expert with sail and oar

The sea was calm, your heart would have responded

Gaily, when invited, beating obedient

To controlling hands


I sat upon the shore

Fishing, with the arid plain behind me

Shall I at least set my lands in order?


London Bridge is falling down falling down falling down


Poi s'ascose nel foco che gli affina

Quando fiam ceu chelidon—O swallow swallow

Le Prince d'Aquitaine à la tour abolie

These fragments I have shored against my ruins

Why then Ile fit you. Hieronymo's mad againe.

Datta. Dayadhvam. Damyata.


Shantih shantih shantih

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