BRENDA NELLA CULLA DI NERONE

Ho creduto di osservare un po' di silenzio perché la morte di Brenda, coinvolta nel caso Marrazzo, mi ha colpito e mi ha lasciato senza parole. Ieri La Repubblica intitolava l'articolo di testa "Trans morta, per i pm è omicidio". Nel sottotitolo compare Inchiesta Marrazzo, a fuoco la casa di Brenda. Giallo sul computer.
Ero arrabbiata. Che il nome di una persona non comparisse nemmeno il giorno della sua morte\uccisione. Che Brenda apparisse per specificare l'appartamento. Che il giallo fosse per il computer e non per la sua morte. Allora non ho scritto. Non ho scritto anche per altri motivi, personali. Non ho scritto perché ero arrabbiata, perché a volte mi sento un extra-terrestre a dire\pensare\credere in certe cose. Ma ci credo. Dovrei cavarmi il cervello dalla testa e il cuore dal petto per essere diversa. Brenda abitava in una zona di Roma che conosco bene. Forse l'ho pure incontrata qualche volta. Il supermercato dove faccio la spesa è pieno di trans. Comprano una quantità incredibile di cioccolata e cibo precotto i trans. E ridono, ridono, ridono di tutto e di tutti. Delle occhiate della gente perbene, delle smorfie dei bambini, dell'impazienza delle cassiere. Da quando ero bambina ho il vizio di fissare. Perché sono curiosa. Nel mio paese fissano tutti, ma a Roma è reato. I trans non solo ti fissano ma ti chiedono, con quei lineamenti costruiti per essere qualcuno che hanno sperato, sognato, lottato di essere: e tu chi sei? Lo chiedono a questa Italia confusa. CHI SIETE? Questa mostruosa Italia che si nutre di carne umana, di corpi di giovane donne. Questa Italia mostruosa che dà fuoco a tutto quello che diventa scomodo. Se ci fosse ancora Freud ci spiegherebbe questa nuova sindrome: la sindrome di Nerone.
Brenda è morta per asfissia nel suo monolocale andato a fuoco. Aveva passato la notte con un cliente che l'aveva voluta comprare per due volte consecutive. Per distrarla e trattenerla fuori di casa? 400 euro. Quanta cioccolata avresti comprato al nostro supermercato Brenda?
Mi dispiace per te, e per tua madre che sta per arrivare da Belem, un villaggio lontano in Brasile dove Brenda aveva un nome vero, una famiglia vera, un'anima. Un villaggio che non sa nulla dei nostri mostri. Un villaggio che sogna l'Italia variopinta della TV e non crede che possa trasformarsi in un incubo senza speranza, in una tomba nero-fumo.
Ho pensato a Brenda e poi alle parole del papa rivolte ai poeti e ai cantanti che ha incontrato: "Riscoprite la vera bellezza." Spero che Brenda abbia diritto a un po' di bellezza nel mondo in cui è approdata dopo aver vissuto nella culla di Nerone.

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