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IL QUADERNO DI JOSE' SARAMAGO


Il blog dello scrittore portoghese, Josè Saramago, diventa un libro. Si intitola "Il Quaderno" ed è appena stato pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri con una prefazione di Umberto Eco.
Saramago ottenne il premio Nobel per la letteratura nel 1998. Definito "la voce eretica" lo scrittore ribadisce "il diritto all'eresia, al dissenso (...) facoltà fondamentale per l'umanità che dovrebbe essere sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo." Il diritto a dissentire, il dis-senso, andare oltre quello che gli altri dicono e vogliono farci dire.
Per voi ho scelto il post Congedo dal Blog del 31 agosto 2009 e il post Emigrazione in cui lo scrittore parla dell'emigrazione dei portoghesi, quando centinaia di personae morivano su barche della speranza verso il nuovo mondo che altro non era che la Francia. Parole che ci colpiscono, come pietre e ci riportano alla mente le 170 vittime di agosto, oramai cancellate dalla coscienza di tutti. Parlano della natura umana, della violenza inspiegabile che ci fa accanire con quelli che ci ricordano noi stessi, come eravamo un secolo fa, della cieca volontà di ferire l'altro con le stesse armi con cui in passato ci hanno ferito. La pietà è solo un attimo di debolezza di fronte al dolore. La vera risposta alla sofferenza altrui non è l'idifferenza ma la vendetta.

Josè Saramago O cuaderno de Saramago

Congedo (31 AGOSTO 2009)

Dice il ritornello che non c’è bene che duri per sempre né male che perseveri, e questo calza a pennello con il lavoro di scrittura che finisce qui e in chi lo ha prodotto. Qualcosa di buono si troverà in questi testi, e a loro, senza vanità, rendo omaggio, qualcosa di male avrò fatto in altri e per questo difetto chiedo scusa, ma solo per non avrelo fatto meglio, perchè diversi, mi si perdoni, non potevano essere. Il commiato è sempre stato meglio che fosse breve. Questa non è un’aria d’opera in cui inserire adesso un interminabile adio, adio. Addio, quindi. A presto? Sinceramente non credo. Ho cominciao un altro libro e voglio dedicargli tutto il mio tempo. Intanto avrete lì “Caino”.

P.S: – Pensandoci meglio, non è necessario essere così radicali. Se qualche volta dovessi sentrie la necessità dì commentare o esprimere la mia opinione su qualcosa, verrò a bussare alla porta del Quaderno, che è il luogo in cui più liberamente mi potrò esprimere.


STORIE DI EMIGRAZIONE (17 LUGLIO 2009)

Scagli la pietra chi non ha mai avuto storie di emigrazione a macchiare il proprio albero genealogico… così come nella favola del lupo cattivo che accusava l’innocente agnellino di intorbidirgli l’acqua del torrente da cui bevevano entrambi, se tu non sei emigrato, è emigrato tuo padre, e se tuo padre non ha avuto bisogno di cambiare posto è stato perchè tuo nonno, prima di lui, non ebbe altra scelta che andare, lasciandosi la vita alle spalle, alla ricerca del pane che la sua terra gli negava. Molti portoghesi sono morti affogati nel fiume Bidassoa quando, a notte fonda, tentavano di raggiungere a nuoto l’altro margine, dove si diceva che il paradiso della Francia cominciasse. Centinaia di migliaia di portoghesi hanno dovuto subire, nell’Europa chiamata colta e civilizzata oltre i Pirenei, condizioni di lavoro infami e salari indegni. Quelli che sono riusciti a sopportare le violenze continue e le nuove privazioni, i sopravvissuti, disorientati nel mezzo di società che li disprezzavano e umiliavano, persi in lingue che non potevano capire, sono riusciti a poco a poco a costruire, con rinuncie e sacrifici quasi eroici, moneta su moneta, centesimo su centesimo, il futuro dei loro discendenti. Alcuni di questi uomini, alcune di queste donne, non hanno perso né vogliono perdere la memoria del periodo in cui hanno dovuto patire tutte le vessazioni del lavoro mal pagato e tutte le amarezzze dell’isolamento sociale. Siano lodati per essere stati capaci di preservare il rispetto che dovevano al loro passato. Molti altri, la maggior parte, hanno tagliato i ponti che li legavano a quelle ore oscure, si vergognano di essere stati ignoranti, poveri, alle volte miserabili, si comportano, adesso, come se una vita decente, per loro, sia iniziata davvero solo il felicissimo giorno in cui si sono potuti comprare la loro prima automobile. Questi sono quelli che saranno sempre pronti a trattare con identica crudeltà e identico disprezzo gli emigranti che attraversano quest’altro Bidassoa, più largo e più profondo, che è il Mediterraneo, in cui gli affogati abbondano e servono da pasto per i pesci, se la marea e il vento non preferiscono trascinarli sulla spiaggia, fino a quando non arriva la guardia civile per togliere i cadaveri. I sopravvisuti ai nuovi naufragi, quelli che hanno messo piede sulla terra e non sono stati espulsi, avranno ad attenderli l’eterno calvario del pregiudizio, dell’intolleranza, del razzismo, dell’odio per la pelle, del sospetto, dell’umiliazione morale. Quello che prima era stato giudicato e che ha perso la memoria di esserlo stato, giudicherà. Quello che è stato disprezzato e finge di averlo dimenticato, raffinerà il suo stesso disprezzare. Quello che ieri è stato umiliato, umilierà oggi con più rancore. Eccoli, tutti insieme, a lanciare pietre a chi arriva dall’altro margine del Bidassoa, come se loro non fossero mai emigrati, o i genitori, o i nonni, come se non avessero mai sofferto la fame, la disperazione, l’angoscia e la paura.

In verità, in verità vi dico che ci sono certi modi di essere felici che sono semplicemente odiosi.

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