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LETTERA D'AMORE



Chi ha detto che i giovani non sanno più scrivere lettere? E che quando si parla d'amore non sanno più usare le parole? Ecco la lettera scritta (come compito a casa) da uno degli studenti del primo anno di ITALIAN B, Nirosh. La lettera più bella, letta con grande sincerità in classe di fronte a tutti (con il sottofondo musicale del film Ghost!)
Una sola parola per descriverla: bella! Bravo Nirosh!
Subito dopo una lettera d'amore di Baudelaire per Jeanne Duval.
Cara Elisabetta,

Quel giorno di dicembre, freddo, come il tempo in Alaska, mi resi conto che gli angeli esistevano. Tra migliaia di persone eri solo tu che illuminavi il cielo scuro e arrabbiato. Mi resi conto che avevo trovato la persona più bella, generosa e simpatica che sia mai vissuta. Quegli occhi dolci che trasmettevano il calore del sole in un giorno gelato, il sorriso che portava serenità anche nei giorni più scuri, eri semplicemente l’angelo dei miei sogni.
I giorni insieme davanti al sole che scendeva nel suo immenso splendore. Le notti passate a parlare, ridere, sdraiati a vedere la luna che brillava insieme alle stelle, senza accorgersi quanto veloce volasse il tempo.
Tutti questi ricordi che mi ritornano in mente nel giorno in cui ci trovammo per la prima volta, quel freddo giorno di dicembre, questo legame che durerà fino all’eternità.

Nirosh



CHARLES BAUDELAIRE PER JEANNE DUVAL

Un emisfero in una chioma

Lasciami respirare a lungo, a lungo, l’odore dei tuoi capelli. affondarvi tutta la faccia, come un assetato nell’acqua di
una sorgente, e agitarli con la mano come un fazzoletto
odoroso, per scuotere dei ricordi nell’aria.

Se tu sapessi tutto quello che vedo! tutto quello che sento!tutto quello che intendo nei tuoi capelli! La mia anima viaggia sul profumo come l'anima degli altri viaggia sulla musica.
I tuoi capelli contengono tutto un sogno, pieno di vele e di alberature: contengono grandi mari, i cui monsoni mi portano verso climi incantevoli, dove lo spazio è più bello e più profondo, dove l’atmosfera è profumata dai frutti. dalle foglie e dalla pelle umana.

Nell’oceano della tua capigliatura, intravedo un porto brulicante di canti malinconici, di uomini vigorosi di ogni nazione e di navi di ogni forma, che intagliano le loro architetture fini e complicate su ün cielo immenso dove si abbandona il calore eterno.
Nelle carezze della tua capigliatura, io ritrovo i languori delle lunghe ore passate su un divano, nella camera di una bella nave, cullate dal rullio impercettibile del porto, tra i vasi da fiori e gli orcioli che rinfrescano.
Nell’ardente focolare della tua capigliatura, respiro l’odore del tabacco, confuso a quello dell’oppio e dello zucchero: nella notte della tua capigliatura, vedo risplendere l’infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive lanuginose della tua capigliatura, mi inebrio degli odori combinati del catrame, del muschio e dell’olio di cocco.
Lasciami mordere a lungo le tue trecce pesanti e nere. Quando mordicchio i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare dei ricordi.




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