Passa ai contenuti principali

L'ETA' DELL' OBLIO


Sta per cominciare una nuova settimana: ripeteremo i soliti gesti, incontreremo le solite persone, ci diremo le solite cose con la solita noncuranza. E soprattutto immergeremo ogni pensiero nel solito oblio.
E se provassimo a restare vigili? E se provassimo ad essere insoliti? Che cosa accadrebbe intorno a noi? Quali imprevedibili conseguenze avrebbero gli effetti di un comportamento insolito di massa? Anche un solo giorno fuori dalla norma potrebbe cambiare per sempre il mondo e i suoi abitanti.
Sembra questo il problema più grande della nostra epoca: non importa cosa accada, domani saremo uguali ad oggi e continueremo a comportarci come se nulla fosse accaduto. Perché? Se volete conoscere l'opinione di un esperto vi invito a leggere L'età dell'oblio (Laterza) di Tony Judt. In questo saggio lo storico inglese Judt parla della nostra straordinaria capacità di rimozione grazia alla quale ci siamo lasciati alle spalle le tragedie più inverosimili: Shoah, caduta del comunismo, Iraq. Ovunque incompetenza, poca rifelssione e opportunità di rinascita sprecate. Se guardiamo al passato l'atteggiamento comune è una consolatoria nostalgia priva di critica e un vuoto manierismo infruttuoso. Nessuno ama scavare tra le macerie, nessuno sembra guardare alla storia come alla magistra vitae che rende possibile la rinascita e l'avvento di un vero giorno nuovo. Dopo ogni disastro, l'oblio ci riconduce alla quotidianità, senza rimorsi, senza rimpianti.
Una volta ho letto di una donna che non riusciva a dimenticare niente, neanche il minimo particolare di una giornata qualunque. Venne seguita da psicologi e studiosi, ne studiarono la mente in cerca di una spiegazione scientifica. Era una donna tormentata dai ricordi. Forse, in un'epoca come la nostra, che nutre e incoraggia coscienze anestetizzate, una memoria così è davvero una condanna all'infelicità. Ma quello era un caso limite.


Sempre di oblio (e sempre di una donna) parla il libro di Milan Kundera Il libro del riso e dell'oblio del 1975. Un romanzo insolito: Tamina, la protagonista, lascia la Cecoslovacchia con il marito per sfuggire al regime comunista. Quando, poco dopo, l'uomo muore, lei lotta contro la crescente paura di dimenticarlo. L'importanza del ricordo è il filo conduttore di tutto il romanzo e in generale dell'opera di Kundera, secondo il quale la cancellazione e l'oblio sono strumenti politici sfruttati dallo stato comunista, a volte alla lettera, come nei casi dei ritocchi fotografici per cancellare i volti dei dissidenti dalle immagini ufficiali.
Questa frase vale la pena di essere letta (o riletta) soprattutto in vista delle solite chiacchierate che ci attendono domani in auto, per strada, a lavoro, al supermercato:

Sapete cosa succede quando due persone chiacchierano. Uno parla e l'altro gli toglie la parola: E' proprio come me, io... e si mette a parlare di se stesso finché il primo non riesce, a sua volta, a dire: E' proprio come me, io...
Questa frase, è proprio come me, io...,può sembrare un'eco approvatoria, un modo di continuare la riflessione dell'altro, ma è un abbaglio, uno sforzo per liberare dalla schiavitù il proprio orecchio e per occupare con la forza l'orecchio dell'avversario. Giacché tutta la vita dell'uomo tra i suoi simili non è altro che una lotta per impadronirsi dell'orecchio altrui.


Basterebbe ogni tanto parlare senza prevaricare, lasciar parlare, non dimenticare. Imparare vuol dire svegliarsi un giorno e trovare il coraggio di dire, fare e pensare cose insolite, emerse dal fondo delle macerie in cui, qualcuno o qualcosa, ci ha spinto a frugare. Perché le domande servono a denunciare la bassezza del pensiero, in tutte le sue forme, a combattere il risentimento e la cattiva coscienza. A questo serve la filosofia. A non sprofondare nell'età dell'oblio (E ora permettetemi di ricordarvi che domani ci sarà la seconda, insolita, lezione di filosofia: Newton e il pensiero moderno, Residence 4, ore 15:45 ...tutti invitati, non dimenticatelo Amici di Sofia!)

Commenti

  1. Il primo libro sembra davvero interessante. E' scritto scorrevole?

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

ELOGIO DELL'INTELLIGENZA DELL'UOMO

Elogio della scrittura

Ma sopra tutte le invenzioni stupende,
qual eminenza di mente fu quella
di colui che s’immaginò di trovar modo
di comunicare i suoi più reconditi pensieri
a qualsivoglia altra persona, benché distante
per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo?
Parlare con quelli che sono nell'Indie,
parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a mille e dieci mila anni?
E con quale facilità, con i vari accozzamenti
di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le invenzioni umane e la chiusa de' nostri ragionamenti di questo giorno (...)


Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo Tolemaico e Copernicano
Firenze (I giornata, 130)

PASOLINI E IL MARE: TERRACINA, UN RACCONTO INEDITO

Pasolini e Callas in Africa


Terracina
Un racconto inedito
di Pier Paolo Pasolini Nella spiaggia c'era più movimento, ma il mare era sempre immobile, morto.
Si vedevano delle vele arancione al largo, e molti mosconi che si incrociavano vicino alla spiaggia. Lucià avrebbe avuto fantasia di prendersi un moscone, e andar al largo: però era solo, e non era buono a remare. Andò sul molo tutto smantellato e ancora pieno di squarci, nuotando nei punti dove gli squarci interrompevano, finchè giunse in pizzo, sulla piccola rotonda. Si distese sulla pietra con la testa che sporgeva dall'orlo sul mare.
Verde, trasparente e tiepida, l'acqua si gonfiava e si sgonfiava tra le colonne del molo, ora pesante come un blocco di marmo, ora lieve come l'aria. Benché fosse alta già due o tre metri non c'era granello di sabbia che non si potesse distinguere dall'alto della rotonda: ed era una sabbia morbida e pulita , un tappeto meraviglioso per chi potesse vivere sotto acqua. Ogni …

O LENTE LENTE CURRITE NOCTIS EQUI

Ultimo giorno di luglio, ultimo giorno dedicato alla lentezza. Maancora una volta lentezza e velocità sembrano fondersi in un binomio affascinante, proprio come nelle riflessioni di ieri.
Stranamente riscopro, nelle ultime disperate parole di Dr. Faust che cerca inutilmente di fermare il tempo, l'ossimoro della vita: una corsa lenta verso la notte.
Nel Doctor Faust di Christopher Marlowe (1564-1593) apprendiamo che il patto con Lucifero ha dato a Faust la conoscenza ma la sua anima dovrà cadere nelle mani del diavolo e l'ora tanto temuta sta per arrivare:

Ah Faust ,Ora non ti resta che una misera ora da vivere,
E poi dovrai essere dannato in eterno.
Fermatevi, voi sempre rotanti Sfere celesti,
Che il Tempo s'arresti, e la mezzanotte non arrivi mai.
Occhio gentile della natura, risorgi e rendi
Il giorno infinito: o fa che quest'ora sia
Un anno, un mese, una settimana, un giorno normale,
Che Faust possa pentirsi e salvare la sua anima.
O lente, lente currite noctis equi.

L&#…