I FIGLI DELLA NOTTE DEL SECOLO XIX: WILDE , FENEON, DOYLE


Shelock Holmes, L'uomo con la pipa


1890-1900
Una decade alla quale dedicheremo i prossimi due mesi e quindi dieci anni da interrogare con la curiosità degna di un investigatore privato.
Sono due i libri che vi consiglio per aggiungere preziose informazioni a quanto già detto su Oscar Wilde e il contesto da cui nasce Il Ritratto di Dorian Gray.
Proprio in questi giorni la casa editrice Einaudi raccoglie in un volume i quattro romanzi che Arthur Conan Doyle dedicò a Sherlock Holmes (a cura di Luca Lamberti e Margherita Oggiero, pagg. XIV-680, euro 19).
Il secondo libro che vi consiglio per far luce su quello scorcio di secolo è il volume dedicato allo scrittore gaelotto Félix Fénéon Romanzi in tre righe (Adelphi, pp.60, euro 5,50). Impiegato ministeriale ma anche rivoluzionario anarchico e intellettuale nei circoli d'avanguardia di Parigi, Fénéon registrava la cronaca in scritti folgoranti di poche righe.


Un quadro di Théo Van Rysselberghe
(Felix Fénéon in piedi al centro)

Cosa hanno a che vedere Doyle e Fénéon con il nostro Oscar Wilde?


Dorian e Oscar

Per parlare del Ritratto di Dorian Gray è necessario partire dalla cena al Langham Hotel di Londra una sera del 1889: l'editore americano Stoddart invita i giovani Wilde e Doyle per una chiacchierata sul "delitto perfetto". La rivista americana"Limpincott's Monthly Magazine" curata dal signor Stoddart cerca storie per l'edizione inglese del Limpincott. Wilde e Doyle nel corso della serata conversano di omicidi\suicidi e di "camera chiusa", ma anche di "ritratti diabolici" e altre idee suggestive.
Il segno dei quattro,
il secondo romanzo di Doyle della serie dedicata a Sherlock Holmes e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, verranno pubblicati sulla rivista di Stoddart a Londra entrambi nel corso del 1890.



Come Dorian Gray, Sherlock Holmes ha "l'eleganza del dandy e dell'avventuriero. Ama la solitudine il gioco intellettuale: non ama e non disprezza le donne; si nasconde dietro un'ironia elusiva e tagliente e senza nessuna modestia proclama di essere il genio universale del delitto." Londra è la città che avvolge nei suoi mulinelli di nebbia gialla i volti e le ombre di entrrambi i personaggi, quasi due gemelli: se i romanzi si sovrapponessero li vedremmo sfiorarsi mentre si aggirano nei quartieri più diffamati alla ricerca di "vittime". Anche Sherlock Holmes per scoprire il delitto "diventa un demone, o assume facoltà demoniache. (...) Se l'uomo razionale vede la realtà come un qualcosa di compatto e continuo Sherlock Holmes ne scorge i frammenti sempre più piccoli, i minimi indizi, le orme, i segni quasi invisibili. Egli osserva i segni-le ciglia di un uomo, le maniche lacere di una giacca, le scapre deformi, le callosità delle dita, i polsi della camicia, le orme di un animale impossibile"
La sua scienza-arte, come quella di un violinista, è fondata sulla notte, sulla frantumazione della realtà, sulla droga, sul profondo spirito analogico, su tutto ciò che contraddice l'intelligenza razionale" (Pietro Citati, Sherlock Holmes- così ha anticipato il male del Novecento, La Repubblica 30 ottobre 2009 pag. 53)

Passiamo a Felix Fénéon. Nel 1883 Oscar Wilde a Parigi frequenta il salotto letterario del simbolista Sthepane Mallarmé. Tra i poeti francesi Wilde trova sostenitori, amici ma soprattutto i poeti convenuti sembrano alimentati dalle stesse idee.
Il misterioso signor Fénéon nasce a Torino nel 1861. Cresce in Borgogna e si reca a Parigi dove lavora presso il Ministero della Guerra.

"La vita di Fénéon era bipartita: l’ufficio, di cui viveva, e la letteratura, ornamento del suo esistere. Era, come ho detto, un impiegato preciso, quel che si dice un impiegato modello. Al Ministero della Guerra era parecchio benvoluto dai colleghi, stimato dai superiori che in lui riconoscevano un’intelligenza rara e un’attività sempre operosa. Questo dettaglio proviene
da un suo collega: “Nessuno sapeva come lui redigere un rapporto su qualunque cosa, e si dilettava a stilare quegli degli altri, cui tale compito causava angoscia, tortura e spesso insormontabili difficoltà. I rapporti di Fénéon erano, a modo loro, dei capolavori secchi, precisi, di una lingua amministrativa perfetta. Il sottile e delizioso artista, che talora si compiaceva di curiose sinuosità nella frase, di concordanze di ritmi bizzarri, aveva
la facoltà di scrivere come un redattore di codici.”

Accanto al lavoro di ufficio, anche lui frequenta i salotti parigini, proprio quello di Mallarmé e dei Simbolisti; cura le Illuminazioni di Rimbaud, scrive recensioni d'arte per La Vogue rivista che in quegli anni contribuisce a lanciare gli artisti Nabis e i post-impressionisti. Nel 1894 una bomba esplode davanti a un ristorante parigino. Solo nel 1892 il movimento anarchico, responsabile anche di questo attentato, aveva firmato più di mille attentati dinamitardi. Per l'esplosione furono arrestate 30 persone, e tra di loro c'era l'impiegato modello, artista, giornalista Fénéon. Due anni prima Fénéon avrebbe prestato gli abiti di sua madre, come travestimento, all'attentatore che nel 1892 lancia una bomba in un caffé uccidendo una persona e ferendone altre venti. Per il "Processo dei trenta" trascorre tre mesi in carcere ma alla fine la scampa. Perde il lavoro al Ministero ma verrà chiamato a dirigere La revue blanche "una delle riviste più importanti del '900: il critico musicale è Debussy, quello letterario Gide." Per la rivista traduce le lettere di Edgar Allan Poe e Northanger Abbey di J. Austen. Nella seconda met' della sua vita si dedicò al giornalismo. Nel 1906 tenne sul quotidiano Le Matin una rubrica che consisteva in poche righe per sintetizzare i fatti di cronaca (nera).

Ecco alcuni esempi della sua scrittura: piccoli ritratti di una Parigi dark in cui lo scrittore si nascose per tutta la vita, aspirando ad un silenzio invisibile, come se fosse una sorta di fantasma notturno, pronto a fotografare l'orrore della vita quotidiana della misteriosa Parigi:

"Il medico incaricato di eseguire l'autopsia sul cadavere della signorina Cuzin, di Marsiglia, deceduta in circostanze misteriose, afferma essersi trattato di suicidio per strangolamento."

"La Verbeau è riuscita a colpire al seno Marie Champion, ma si è bruciata un occhio. Il vetriolo non è un'arma di precisione."


Spero che Doyle e Fénénon vi aiutino a vedere qualcosa di più nel personaggio Dorian Gray: non solo un personaggio inquieto ma incarnazione di tutto il male che sta per esplodere nella società del XX secolo.Parigi e Londra, il crimine, gli attentati e i mulinelli di nebbia gialla "deprimente e inutile (...) che si rincorrono sulla strada(...) Cos'altro c'è di più irrevocabilmente prosastico e grezzo?" La vita non è altro che tedio per Sherlock Holmes, è un rapporto conciso sul male che si nasconde dentro ognuno di noi per Fénéon. Gli abissi della vita si svelano al lettore grazie alla mente acuta e paradossale dei personaggi delle storie di questi misteriosi e oscuri abitanti della fine del XIX secolo.

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