sabato 31 ottobre 2009

IL NUOVO LIBRO DI STEFANO BENNI

Forse lo comprerò domani nella piccola edicola sotto casa mia. Della scrittura di Benni mi piace tutto, anche i difetti. Ho letto la recensione che vi riporto e ho deciso che sarà il mio prossimo cibo per la mente... "Pane e tempesta".

Il mondo magico di Benni

di Marco Belpoliti

Il Nonno Stregone, Ispido Manidoro e Trincone Carogna abitano il paradossale paese di Montelfo nel nuovo romanzo 'Pane e tempesta'
Stefano Benni compone favole usando una mistura inconsueta di comicità e paradosso. Le sue favole sono congegnate come racconti che s'incastrano gli uni dentro gli altri fino a comporre un puzzle dai colori squillanti. Sono favole veritiere, dove la realtà appare trasposta e travestita con gli abiti della novella. Favole per adulti.

Anche 'Pane e tempesta' (Feltrinelli, pp. 245, e 18) è così. Al centro delle vicende della sua tribù di personaggi un magico paese, Montelfo, abitato da personaggi strani e curiosi, creature delicate e formidabili, cui Benni affida il compito di narrare l'inabissarsi quasi completo del vecchio mondo, quello che ha resistito per secoli alla fremente modernizzazione, e ora invece non c'è più. Una caligine di nostalgia cala sulle vicende di Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna e tutti gli altri abitanti, che mettono in scena il loro passato, per finire poi naso all'insù a leggere il cartello dell'erigendo centro commerciale, là dove poco prima sorgeva il loro mitico Bar Sport.
Benni racconta l'Emilia dei soprannomi, dei mestieri strani, delle vicende improbabili, un mondo di bizzarri e stravaganti, che avevamo imparato a conoscere nelle storie di Gianni Celati. Lo fa di suo con una lingua che è tutta strappi e movimenti, eppure sembra avvolgersi in modo sinuoso intorno a un nucleo nascosto. Nei libri di Benni tutto è in bella vista, come in una vetrinetta d'altri tempi, eppure il mobile del suo racconto occulta qualcosa che non è facile vedere.

Il segreto risiede forse nel modo incantato e insieme comico che l'autore possiede di dipanare le sue storiette, dopo averci soavemente convocati: la tenerezza è incartata dentro un involucro di solida ironia.
(28 ottobre 2009)

RAGNATELE DI HALLOWEEN



Happy Halloween!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 30 ottobre 2009

I FIGLI DELLA NOTTE DEL SECOLO XIX: WILDE , FENEON, DOYLE


Shelock Holmes, L'uomo con la pipa


1890-1900
Una decade alla quale dedicheremo i prossimi due mesi e quindi dieci anni da interrogare con la curiosità degna di un investigatore privato.
Sono due i libri che vi consiglio per aggiungere preziose informazioni a quanto già detto su Oscar Wilde e il contesto da cui nasce Il Ritratto di Dorian Gray.
Proprio in questi giorni la casa editrice Einaudi raccoglie in un volume i quattro romanzi che Arthur Conan Doyle dedicò a Sherlock Holmes (a cura di Luca Lamberti e Margherita Oggiero, pagg. XIV-680, euro 19).
Il secondo libro che vi consiglio per far luce su quello scorcio di secolo è il volume dedicato allo scrittore gaelotto Félix Fénéon Romanzi in tre righe (Adelphi, pp.60, euro 5,50). Impiegato ministeriale ma anche rivoluzionario anarchico e intellettuale nei circoli d'avanguardia di Parigi, Fénéon registrava la cronaca in scritti folgoranti di poche righe.


Un quadro di Théo Van Rysselberghe
(Felix Fénéon in piedi al centro)

Cosa hanno a che vedere Doyle e Fénéon con il nostro Oscar Wilde?


Dorian e Oscar

Per parlare del Ritratto di Dorian Gray è necessario partire dalla cena al Langham Hotel di Londra una sera del 1889: l'editore americano Stoddart invita i giovani Wilde e Doyle per una chiacchierata sul "delitto perfetto". La rivista americana"Limpincott's Monthly Magazine" curata dal signor Stoddart cerca storie per l'edizione inglese del Limpincott. Wilde e Doyle nel corso della serata conversano di omicidi\suicidi e di "camera chiusa", ma anche di "ritratti diabolici" e altre idee suggestive.
Il segno dei quattro,
il secondo romanzo di Doyle della serie dedicata a Sherlock Holmes e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, verranno pubblicati sulla rivista di Stoddart a Londra entrambi nel corso del 1890.



Come Dorian Gray, Sherlock Holmes ha "l'eleganza del dandy e dell'avventuriero. Ama la solitudine il gioco intellettuale: non ama e non disprezza le donne; si nasconde dietro un'ironia elusiva e tagliente e senza nessuna modestia proclama di essere il genio universale del delitto." Londra è la città che avvolge nei suoi mulinelli di nebbia gialla i volti e le ombre di entrrambi i personaggi, quasi due gemelli: se i romanzi si sovrapponessero li vedremmo sfiorarsi mentre si aggirano nei quartieri più diffamati alla ricerca di "vittime". Anche Sherlock Holmes per scoprire il delitto "diventa un demone, o assume facoltà demoniache. (...) Se l'uomo razionale vede la realtà come un qualcosa di compatto e continuo Sherlock Holmes ne scorge i frammenti sempre più piccoli, i minimi indizi, le orme, i segni quasi invisibili. Egli osserva i segni-le ciglia di un uomo, le maniche lacere di una giacca, le scapre deformi, le callosità delle dita, i polsi della camicia, le orme di un animale impossibile"
La sua scienza-arte, come quella di un violinista, è fondata sulla notte, sulla frantumazione della realtà, sulla droga, sul profondo spirito analogico, su tutto ciò che contraddice l'intelligenza razionale" (Pietro Citati, Sherlock Holmes- così ha anticipato il male del Novecento, La Repubblica 30 ottobre 2009 pag. 53)

Passiamo a Felix Fénéon. Nel 1883 Oscar Wilde a Parigi frequenta il salotto letterario del simbolista Sthepane Mallarmé. Tra i poeti francesi Wilde trova sostenitori, amici ma soprattutto i poeti convenuti sembrano alimentati dalle stesse idee.
Il misterioso signor Fénéon nasce a Torino nel 1861. Cresce in Borgogna e si reca a Parigi dove lavora presso il Ministero della Guerra.

"La vita di Fénéon era bipartita: l’ufficio, di cui viveva, e la letteratura, ornamento del suo esistere. Era, come ho detto, un impiegato preciso, quel che si dice un impiegato modello. Al Ministero della Guerra era parecchio benvoluto dai colleghi, stimato dai superiori che in lui riconoscevano un’intelligenza rara e un’attività sempre operosa. Questo dettaglio proviene
da un suo collega: “Nessuno sapeva come lui redigere un rapporto su qualunque cosa, e si dilettava a stilare quegli degli altri, cui tale compito causava angoscia, tortura e spesso insormontabili difficoltà. I rapporti di Fénéon erano, a modo loro, dei capolavori secchi, precisi, di una lingua amministrativa perfetta. Il sottile e delizioso artista, che talora si compiaceva di curiose sinuosità nella frase, di concordanze di ritmi bizzarri, aveva
la facoltà di scrivere come un redattore di codici.”

Accanto al lavoro di ufficio, anche lui frequenta i salotti parigini, proprio quello di Mallarmé e dei Simbolisti; cura le Illuminazioni di Rimbaud, scrive recensioni d'arte per La Vogue rivista che in quegli anni contribuisce a lanciare gli artisti Nabis e i post-impressionisti. Nel 1894 una bomba esplode davanti a un ristorante parigino. Solo nel 1892 il movimento anarchico, responsabile anche di questo attentato, aveva firmato più di mille attentati dinamitardi. Per l'esplosione furono arrestate 30 persone, e tra di loro c'era l'impiegato modello, artista, giornalista Fénéon. Due anni prima Fénéon avrebbe prestato gli abiti di sua madre, come travestimento, all'attentatore che nel 1892 lancia una bomba in un caffé uccidendo una persona e ferendone altre venti. Per il "Processo dei trenta" trascorre tre mesi in carcere ma alla fine la scampa. Perde il lavoro al Ministero ma verrà chiamato a dirigere La revue blanche "una delle riviste più importanti del '900: il critico musicale è Debussy, quello letterario Gide." Per la rivista traduce le lettere di Edgar Allan Poe e Northanger Abbey di J. Austen. Nella seconda met' della sua vita si dedicò al giornalismo. Nel 1906 tenne sul quotidiano Le Matin una rubrica che consisteva in poche righe per sintetizzare i fatti di cronaca (nera).

Ecco alcuni esempi della sua scrittura: piccoli ritratti di una Parigi dark in cui lo scrittore si nascose per tutta la vita, aspirando ad un silenzio invisibile, come se fosse una sorta di fantasma notturno, pronto a fotografare l'orrore della vita quotidiana della misteriosa Parigi:

"Il medico incaricato di eseguire l'autopsia sul cadavere della signorina Cuzin, di Marsiglia, deceduta in circostanze misteriose, afferma essersi trattato di suicidio per strangolamento."

"La Verbeau è riuscita a colpire al seno Marie Champion, ma si è bruciata un occhio. Il vetriolo non è un'arma di precisione."


Spero che Doyle e Fénénon vi aiutino a vedere qualcosa di più nel personaggio Dorian Gray: non solo un personaggio inquieto ma incarnazione di tutto il male che sta per esplodere nella società del XX secolo.Parigi e Londra, il crimine, gli attentati e i mulinelli di nebbia gialla "deprimente e inutile (...) che si rincorrono sulla strada(...) Cos'altro c'è di più irrevocabilmente prosastico e grezzo?" La vita non è altro che tedio per Sherlock Holmes, è un rapporto conciso sul male che si nasconde dentro ognuno di noi per Fénéon. Gli abissi della vita si svelano al lettore grazie alla mente acuta e paradossale dei personaggi delle storie di questi misteriosi e oscuri abitanti della fine del XIX secolo.

mercoledì 28 ottobre 2009

LO SPECCHIO

«Perché noi siamo simili; come un corpo solido e la sua immagine riflessa,
l'uno davanti all'altra, divisi da uno specchio
. »

Il signore dei pupazzi, in Ghost Shell

« Allora iniziò a guardarsi attorno e notò che tutto ciò che poteva
essere visto dalla vecchia stanza era abbastanza ordinario e privo
di interesse, ma che tutto il resto era totalmente diverso. Per esempio,
i quadri alla parete vicino al fuoco sembravano vivi e persino
l'orologio sul caminetto (si sa, si può vederne solo il retro
nello Specchio) aveva volto di un ometto anziano e ghignava verso di lei
»
Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll




Questa mattina mi è caduto lo specchio di un ascensore sulla testa. Quando qualcosa decide di cadere, quando un oggetto obbedisce alle leggi di gravità, non c'è modo di prevederlo o di evitarlo.
E' strano, ma da qualche mese oramai non faccio che parlarvi di Newton, della caduta dei corpi gravi, di mele che si staccano dagli alberi e di filosofi con il bernoccolo della conoscenza. E adesso ho cominciato a discutere con voi del tema del doppio, di Dorian Gray, e naturalmente dello specchio\ritratto nascosto nel buio dello studio dell'eternamente giovane Dorian Gray. Insomma, sembra che mi siano cadute sulla stessa le mie gravi speculazioni tutte insieme e tutto ad un tratto, e soprattutto in formato 1,5x1 metri.
Prima che vi preoccupiate inutilmente vorrei subito aggiungere che la mia testa è ancora intera. Sono riuscita a fermare la caduta del gigantesco specchio e premere il pulsante d'allarme dell'ascensore. La persona che mi ha "salvata", prendendosi lo specchio e liberandomi da un peso, è uno studente di teologia e filosofia! Ha preso lo specchio e con cautela lo ha messo via. Lo specchio non si è rotto, e quindi non dovrebbero capitarmi 7 anni di sfortune...
Però adesso, prima che vada a riposare (mi hanno dato tre giorni di riposo forzato, e questa è una ragione per suscitare le invidie di chi invece non ha avuto uno specchio sulla testa!) ecco una serie di notizie suggestive sul misterioso e affascinante oggetto che oggi, alle 9:20 di uno slendido mattino autunnale ha deciso di staccarsi e finire sulla mia testa piena di gravità!

http://it.wikipedia.org/wiki/Specchio_(immaginario)

Infine una citazione cinematografica per uno specchio crudele.

Il posto delle fragole di Ingmar Bergman, 1957


lunedì 26 ottobre 2009

HALLOWEEN & RACCONTI DARK


Autunnonero è il nome del festival dell'horror che ogni anno si svolge sulla Riviera ligure di ponente.
Il Castello D'Albertis di Genova ospita il convegno sui racconti del terrore e quello dei Doria di Dolceacqua (Im) è la suggestiva cornice della mostra su Dracula. Il centro di Triora, invece, è trasformato in un borgo degli spiriti. Qui il 31 ottobre ci sarà il concerto del gruppo gothic-metal Leaves' Eyes mentre i bambini visitano la casa di Hansel e Gretel.

www.autunnonero.com

Per Halloween, io consiglio la lettura\rilettura di Edgar Allan Poe. Ecco un link per ascoltare Tre passi nel delirio, Il rumore del cuore:

http://www.ilnarratore.com/show.php?nw=1&type=piece&language=it&pid=820&tpl=/ita/piece.tpl.html

domenica 25 ottobre 2009

L'ETA' DELL' OBLIO


Sta per cominciare una nuova settimana: ripeteremo i soliti gesti, incontreremo le solite persone, ci diremo le solite cose con la solita noncuranza. E soprattutto immergeremo ogni pensiero nel solito oblio.
E se provassimo a restare vigili? E se provassimo ad essere insoliti? Che cosa accadrebbe intorno a noi? Quali imprevedibili conseguenze avrebbero gli effetti di un comportamento insolito di massa? Anche un solo giorno fuori dalla norma potrebbe cambiare per sempre il mondo e i suoi abitanti.
Sembra questo il problema più grande della nostra epoca: non importa cosa accada, domani saremo uguali ad oggi e continueremo a comportarci come se nulla fosse accaduto. Perché? Se volete conoscere l'opinione di un esperto vi invito a leggere L'età dell'oblio (Laterza) di Tony Judt. In questo saggio lo storico inglese Judt parla della nostra straordinaria capacità di rimozione grazia alla quale ci siamo lasciati alle spalle le tragedie più inverosimili: Shoah, caduta del comunismo, Iraq. Ovunque incompetenza, poca rifelssione e opportunità di rinascita sprecate. Se guardiamo al passato l'atteggiamento comune è una consolatoria nostalgia priva di critica e un vuoto manierismo infruttuoso. Nessuno ama scavare tra le macerie, nessuno sembra guardare alla storia come alla magistra vitae che rende possibile la rinascita e l'avvento di un vero giorno nuovo. Dopo ogni disastro, l'oblio ci riconduce alla quotidianità, senza rimorsi, senza rimpianti.
Una volta ho letto di una donna che non riusciva a dimenticare niente, neanche il minimo particolare di una giornata qualunque. Venne seguita da psicologi e studiosi, ne studiarono la mente in cerca di una spiegazione scientifica. Era una donna tormentata dai ricordi. Forse, in un'epoca come la nostra, che nutre e incoraggia coscienze anestetizzate, una memoria così è davvero una condanna all'infelicità. Ma quello era un caso limite.


Sempre di oblio (e sempre di una donna) parla il libro di Milan Kundera Il libro del riso e dell'oblio del 1975. Un romanzo insolito: Tamina, la protagonista, lascia la Cecoslovacchia con il marito per sfuggire al regime comunista. Quando, poco dopo, l'uomo muore, lei lotta contro la crescente paura di dimenticarlo. L'importanza del ricordo è il filo conduttore di tutto il romanzo e in generale dell'opera di Kundera, secondo il quale la cancellazione e l'oblio sono strumenti politici sfruttati dallo stato comunista, a volte alla lettera, come nei casi dei ritocchi fotografici per cancellare i volti dei dissidenti dalle immagini ufficiali.
Questa frase vale la pena di essere letta (o riletta) soprattutto in vista delle solite chiacchierate che ci attendono domani in auto, per strada, a lavoro, al supermercato:

Sapete cosa succede quando due persone chiacchierano. Uno parla e l'altro gli toglie la parola: E' proprio come me, io... e si mette a parlare di se stesso finché il primo non riesce, a sua volta, a dire: E' proprio come me, io...
Questa frase, è proprio come me, io...,può sembrare un'eco approvatoria, un modo di continuare la riflessione dell'altro, ma è un abbaglio, uno sforzo per liberare dalla schiavitù il proprio orecchio e per occupare con la forza l'orecchio dell'avversario. Giacché tutta la vita dell'uomo tra i suoi simili non è altro che una lotta per impadronirsi dell'orecchio altrui.


Basterebbe ogni tanto parlare senza prevaricare, lasciar parlare, non dimenticare. Imparare vuol dire svegliarsi un giorno e trovare il coraggio di dire, fare e pensare cose insolite, emerse dal fondo delle macerie in cui, qualcuno o qualcosa, ci ha spinto a frugare. Perché le domande servono a denunciare la bassezza del pensiero, in tutte le sue forme, a combattere il risentimento e la cattiva coscienza. A questo serve la filosofia. A non sprofondare nell'età dell'oblio (E ora permettetemi di ricordarvi che domani ci sarà la seconda, insolita, lezione di filosofia: Newton e il pensiero moderno, Residence 4, ore 15:45 ...tutti invitati, non dimenticatelo Amici di Sofia!)

venerdì 23 ottobre 2009

LA BELLEZZA E L'INFERNO


Cosa c'è di meglio di un buon libro e una comoda poltrona il venerdì sera? Una sedia e un computer, diranno alcuni che non riescono a staccarsi dallo schermo. Vi suggerirei, appena possibile, di spegnere il computer e rilassarvi. Se ancora non avete il libro "giusto" per il fine settimana e non riuscite a fare switch off, ecco un compromesso: un assaggio di libro elettronico e un divano online! Buon week-end a tutti! Il libro sia con voi!


di Roberto Saviano
cliccate e leggete il primo capitolo online



DIVANI E POLTRONE
il catalogo IKEA

giovedì 22 ottobre 2009

L'ONORE DEL VILLANO


Il fossile, soprannominato ''Ida''.
L'animale è vissuto nell'Eocene un'epoca del periodo Paleogene
dai 55 ai 34 milioni di anni fa circa


«Rousseau mi ha messo sulla giusta via, mi ha corretto il tiro: è sbagliato attendersi dalle scienze un progresso morale».
Immanuel Kant


Stasera riflettiamo insieme su alcune parole di Schopenhauer che spiegano come quotidianamente la parola onore possa degenerare fino ad indicare il suo opposto ovvero la villania.
E' strano ed affascinante ritrovare nell'opera di uno scrittore non contemporaneo una spiegazione chiara e precisa di un fenomeno contemporaneo. Segno inequivocabile che la natura umana ha le caratteristiche di un fossile: in ciascuno di noi rimangono visibili gli strati dell'evoluzione del genere a cui apparteniamo. E' per questo che la stessa persona può, nel medesimo giorno, essere scimmia e intellettuale: come un pendolo oscillare tra il Paleogene e il XXI secolo.
Stasera vi invito a fare un esperimento: accendete la Tv, scegliete un programma televisivo del tipo talk show. Cercate un gruppo di politici, intellettuali, gente comune pronti a dibattere su argomenti importanti: lo Stato, la Mafia, la Giustizia, i Giovani, la Scuola, il Futuro. Nel momento in cui qualcuno avrà detto qualcosa di autentico e inconfutabile, qualcosa di straordinariamente chiaro che descrive con inoppugnabile limpidezza una verità fino a quel momento taciuta ecco che assisterete all'esplosione della villania. Perché?
Ce lo spiega Shopenhauer:
"Se in un dibattito o in una conversazione qualcuno rivela una competenza più precisa, un più rigoroso amore per la verità, un giudizio più retto, una maggiore intelligenza, o, in generale, se lascerà trasparire pregi intellettuali che ci mettono in ombra, noi possiamo annullare immediatamente tali eminenti prerogative e insieme la nostra insufficienza da loro rivelata, e a nostra volta diventare superiori, offendendo e ricorrendo alla villania. Infatti una villania (o insulto, o attacco verbale mediante spari e infilzate) vince qualsiasi argomento ed eclissa qualsiasi spirito. Se quindi il nostro avversario non si lascerà indurre alla replica con una villania più grossa ecco che noi restiamo vincitori (...). La verità, la competenza, l'ingegno, l'arguzia, devono battere in ritirata e sono sbaragliati dalla divina villania. Perciò "la gente d'onore" non appena qualcuno esprime un'opinione che si discosta dalla sua cerca subito di replicare con una villania. (...) Ogni villania è in sostanza un appello all'animalità in quanto dichiara incompetenti lo scontro delle forze intellettuali e pone al suo posto quello delle forze fisiche."
Shopenhauer, Aforismi sulla saggezza del vivere (Oscar Mondadori)

EVENTI


Una delle cose che vorrei fare è visitare mostre e musei per un'intera settimana, magari due. Non lo faccio da tempo, forse perché Roma offre talmente tanto che si finisce col non fare niente.
Il mio tour ideale prevede una visita a Parma, al Teatro Festival, poi me ne andrei a Parigi per la mostra su Fellini, di ritorno mi fermerei in Liguria al Festival di folklore e cultura horror, poi un salto a Torino dove ci sono anche vecchi amici che potrei salutare, e infine Roma Fotoleggendo, Romaeuropa Festival!
Che bello! Il tour delle mostre è terminato. :) Ci vediamo in giro!

Mostre e altre manifestazioni

V Festival Storia
Torino e provincia - Luoghi vari
dal 21 al 25 ottobre 2009


Prospettiva09
Torino - Luoghi vari
dal 18 ottobre all'8 novembre 2009


XXVII Teatro Festival Parma
Parma - Luoghi vari
dal 13 al 31 ottobre 2009


V Fotoleggendo
Roma - Luoghi vari
dal 9 al 31 ottobre 2009


XXIII Festival Milanoltre
Milano - Luoghi vari
dal 6 al 27 ottobre 2009


Lo stile dello Zar
Prato - Museo del Tessuto
dal 19 settembre 2009 al 10 gennaio 2010


Sovrana Eleganza - Mostra di Roberto Capucci
Bracciano (Roma) Castello Odeschalchi
dal 17 settembre al 13 dicembre 2009


I tesori d'argento dell'Atelier San Lorenzo
Chicago - Istituto Italiano di Cultura
dal 15 settembre al 4 novembre 2009


Fortezze, bastioni e cannoni. Disegni di Leonardo dal Codice Atlantico
Milano - Chiesa di Santa Maria della Grazie, sagrestia del Bramante; Biblioteca Ambrosiana, sala Federiciana
dal 10 settembre al 5 dicembre 2009


A day in Pompeii
Melbourne - Melbourne Museum
dal 26 giugno al 25 ottobre 2009


Fellini, la Grande Parade
Parigi - Jeu de Paume
dal 20 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010

IV Autunnonero - Festival Internazionale di Folklore e Cultura Horror
Liguria - Luoghi vari
dal 17 ottobre al 13 dicembre 2009

Festival della Filosofia della Scienza
Città di Castello (Pg) - Auditorium Sant'Antonio
dal 10 al 27 ottobre 2009

Palladio, el arquitecto (1508-1580)
Madrid - Caixaforum, Fundació "la Caixa"
dal 7 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010

XXIV Romaeuropa Festival
Roma - Luoghi vari
dal 23 settembre al 2 dicembre 2009

Quando scatta Nuvolari. Storie, velocità, passioni
Mantova - Palazzo Tè
dal 17 settembre al 18 dicembre 2009

Ancient Rome 101
Vancouver - Istituto Italiano di Cultura
dal 15 settembre all'8 dicembre 2009

mercoledì 21 ottobre 2009

LA RABBIA DI CHARLIE CHAPLIN



Da qualche settimana ormai in classe ritorna con strana frequenza il nome di Charlie Chaplin. Ne abbiamo parlato studiando Il Candido di Voltaire. Mi avete chiesto di vedere insieme alcuni film memorabili. Spero di averne il tempo. Intanto, per evitare i luoghi comuni ho scelto per voi un articolo de La Repubblica del 2007 La rabbia silenziosa di Charlie Chaplin di Dario Fo e una scena indimenticabile di...Tempi Moderni, i nostri tempi! Lo scorso venerdì (16 ottobre 2009), sempre su La Repubblica, ho letto un altro articolo interessante, questa volta di Pietro Citati Leggere Charlot come Proust, di quello anche vorrei parlarvi. Ma cominciamo dalla rabbia...
"Charlie Chaplin sicuramente è uno degli uomini di spettacolo, e in particolare di cinema, più importanti del Novecento. Ciò che mi dà più fastidio è la sfilza di cronache, di tipo patetico, lirico, letterario, che sono state scritte su di lui, appena dopo la sua morte. Pescando nel mucchio dei commentari, ve ne propongo alcuni: «Il fondo ebraico della sua arte e della sua tristezza indubitabile, la natura del suo humour a doppia e tripla faccia poco è accessibile al pubblico» (Montale). «Aveva nel sorriso il pianto del mondo, e nelle lacrime delle cose faceva ballare la gioia della vita» (Giovanni Grazzini sul Corriere della Sera). E poi etichette a non finire: "anarchico-lirico", "individualista collettivo", "patetico", "fantastico", "ribelle", "malinconico", "clown della speranza", "grottesco", "esistenziale". Nessuno, dico nessuno, parla mai della sua "rabbia". Chaplin era soprattutto un uomo che aveva profondamente radicato il senso dell' amore e dell' odio. Odiava quasi con impeto il mondo che aveva intorno, il potere, la macchina del capitale. Odiava l' ordine dello stato, con i suoi poliziotti, i suoi giudici e le sue galere. Odiava l' ordine morale di quella società, l' ordine del profitto commerciale, bancario, industriale. L' ordine religioso con le sue ipocrisie, i suoi dogmi e le sue false speranze. E per finire odiava l' ordine culturale della borghesia e del capitale, e l' ordine dei suoi miti falsi e spesso infami. L' America convenzionale, arroccata intorno al business, non lo amava, non gli perdonava le sue simpatie comuniste, i suoi presunti legami con la Russia, la sua presunta mancanza di patriottismo dovuta al fatto di non aver mai voluto prendere la cittadinanza americana. Credo che in ben poche opere di cinema e di teatro apparse negli ultimi settant' anni si possa sentire chiaro tanto odio espresso per la logica della macchina che mortifica, umilia, aliena e uccide l' uomo e la sua umanità, così come in Tempi moderni. Nessuno meglio di Chaplin ha saputo sviluppare la critica aggressiva, piena di rabbia, nei confronti dell' ideologia della macchina, e in particolare nei confronti dei metodi di Taylor, cioè quelli che sfruttano l' uomo fin nella sua gestualità. Allo stesso modo ha aggredito tutta l' ideologia del moralismo americano, della "buona società", che è infame per certi versi, ma che risolve sempre nel buon cuore e nella buona volontà degli umili: si è opposto, insomma, a tutto il cinema di Frank Capra. Quando usa il patetico, Chaplin lo rovescia sempre con una grande crudeltà. Basti ricordare il capovolgimento davvero crudele delle scene di Chaplin nella Strada della paura, quando distribuisce il cibo ai bambini affamati, e spande il miglio intorno come fossero tante galline a cui dar da mangiare. Anche quando c' è il gioco della felicità, la risolve nello sfuggire a questa società. Nella Febbre dell' oro c' è ancora più rabbia. E c' è l' insulto per la grande trappola del capitale: «Sperate, siate buoni, tutti potrete un giorno avere fortuna. La fortuna è la grande madre di questa società che ci fa tutti uguali». Questo immenso caravanserraglio che va verso la "speranza", verso la ricchezza, verso il sogno. La storia individuale è invece la storia di centinaia e centinaia di angosce, di difficoltà, di violenze subite, per cui la storia americana esce da questo film molto più spietata che da decine di altre pellicole cosiddette "storiche". E anche in questo caso, come sempre, Chaplin non è partito da fatti immaginari o letterari, ma da una realtà ben chiara e cioè nata e cresciuta sulle spalle e sulla pelle di tutti. Come mi fa notare Andreina Lombardi Bom, la traduttrice di questo libro («Opinioni di un vagabondo» Minimum Fax, pagg. 244, euro 14), nessuno si preoccupa di sottolineare la rabbia di Chaplin contro la società (curiosamente, tra le interviste raccolte, non ce n' è nessuna che riguardi Tempi moderni), ma piuttosto la rabbia della società contro Chaplin, una società già esacerbata ed esageratamente sospettosa contro chiunque odori di "diverso". Le vedute di Chaplin sulla vita, sui rapporti fra gli uomini, anche sull' economia e la politica sono troppo eterodosse perché la perbenistica America del dopoguerra non ne risenta; e il branco attacca. E mi permetto a mia volta di aggiungere che in tutto il suo cinema Chaplin riprende temi e modi che sono all' origine del mondo dei clown. I grandi clown non hanno mai esercitato la loro arte in una forma fine a se stessa, cioè il puro divertissement. Per esempio il clown fisso del teatro, nell' Ottocento, nasce dal personaggio del manovale adibito al lavoro di allestimento delle gabbie e dei trapezi. Cioè il facchino, "il minore di sempre": sopra di lui incombe il direttore del circo che lo tratta come un servo, che non gli permette di bere, che non lo fa avvicinare alle ballerine, che non gli permette di amare. E' un diseredato, un inferiore, l' uomo di fatica che non ha diritto a godere nemmeno della fantasia che c' è nel circo. E' un diverso. E il gioco che lui sviluppa è sempre lo stesso, quando lo obbligano a sostituire l' uomo cannone, quando lo mettono in gabbia con i leoni dicendogli che sono di pezza e lui fa cose incredibili con questi leoni che crede davvero finti. Questa è la chiave della violenza, del terrore, dell' inganno, dell' essere costretti a guadagnarsi la vita ad ogni costo. Importante non è vivere, ma sopravvivere. Quando poi il clown si accorge che i leoni sono veri e famelici è costretto a continuare il suo gioco perché a ricattarlo, fuori dalla gabbia, c' è la moglie, ci sono i figli (piccoli clown, magari nani) che richiedono da mangiare, e il direttore che gli urla: «Se non finisci il numero e non fai ridere, niente quattrini e ti licenzio!» Ma molti si sono preoccupati disperatamente di farci apparire Charlie Chaplin come un poeta isolato e ce l' hanno descritto come un "piccolo ebreo individualista", "un anarchico-lirico" che esprime un' arte talmente elevata, e "doppia" e "tripla", "da divenire arte per pochi". Lo descrivono come un diverso, ma anche eccelso, genio, che si stacca da una massa di uguali e dalle loro "pochezze". Costoro non sanno e non vogliono sapere che i diversi che impersona Charlot erano in America, e lo sono ancora, il 70 - 80 per cento di quella società. Il piccolo vagabondo rappresenta l' ebreo, il turco, l' italiano, l' irlandese, lo spagnolo, per non parlare dei meticci, dei negri e degli ispanici, tutti quelli che si arrampicano forsennati attraverso le loro difficoltà di lingua, di comportamento, di espressione in una società che li afferra, li prende, li respinge, li sfrutta, li adopera come oggetti, li schiaccia e li butta via. Non dimentichiamo che con l' ondata degli emigranti, dei diversi, la società americana raddoppiò di numero (fenomeno mai successo in nessuna parte del mondo: basta pensare che solo in Italia andarono via qualcosa come otto milioni di disperati in pochissimi anni; così accadde in Grecia, in Turchia, in Francia, in Spagna e dappertutto). Fu proprio il rovesciarsi di questi diversi e di tanta gente costretta a fare i salti mortali per restare in vita il segno caratteristico di una nuova società crudele e mostruosa, ma che nel dramma dava spazio alla speranza. Chaplin si è sempre sentito il campione di questo popolo di reietti, ne ha sempre voluto sentire il polso: prova ne sia che, finito il primo montaggio di ogni film, lo proiettava in pubblico (periferico e popolare) per sentirne i ritmi, verificarne i tempi, la condiscendenza o il rifiuto delle pause. Penso che Chaplin lavorasse con il pubblico dentro la macchina. Chaplin ha sempre agito come a teatro, come se ci fosse una platea che gli dava il tempo. Ma ora parliamo della decadenza di Chaplin: il problema di fondo è il discorso ideologico, la presa di posizione dello specialista. L' esempio: Chaplin che venti anni prima si preoccupava della guerra mondiale, del nazismo, dei massacri, della violenza del potere in tutte le sue forme, non ha fatto questa operazione per quanto riguarda il Vietnam, pur avendo la possibilità, i mezzi e l' autorità per intervenire. Come ha ignorato il problema della Palestina e gli altri problemi del mondo dal dopoguerra in poi. Ha lasciato decantare quella che era stata la chiave fondamentale del suo discorso, la cronaca clownesca della realtà, e si è lasciato calare in un' altra dimensione, certo più gradita al potere. Per chiudere vorrei ricordare che tempo fa una donna calabrese, una contadina, intervistata dalla televisione diceva: «Charlot era uno che era capace di far piangere per le cose per cui normalmente si ride e ridere per delle cose che fanno piangere. Uno che parlava di noi, perché era uno di noi»
DARIO FO





COME UN BRANDELLO DI NUVOLA SCURA IMPIGLIATO DENTRO LO STOMACO



"Chissà se volgendo gli occhi al cielo possa vedervi un barlume di benevolenza?No, non vedo niente.Soltanto le nuvole estive che si spostano lentamente, senza un pensiero al mondo, al di sopra del Pacifico. Non mi comunicano nulla. Sono sempre silenziose, le nuvole. Ma io non dovrei alzare lo sguardo verso il cielo. E' verso di me, all'interno di me che devo rivolgerlo. Provo a farlo. Mi sembra di guardare in un pozzo profondissimo. Riuscirò a scorgervi la benevolenza?No, non mi pare. Quella che vedo è la mia natura di sempre. La mia solita natura individualista, cocciuta, poco cooperativa, a volte arbitraria e capricciosa, eppure capace di dubitare di sé, e sempre pronta a trovare un elemento comico - o qualcosa di simile -anche nella propria sofferenza. Con lei, come se fosse una vechhia borsa tenuta a tracolla, ho percorso molta strada. Non me la porto appresso perché mi piaccia. E' troppo pesante per me, e nemmeno tanto bella. Qua e là è strappata. Mi sono rassegnato a tenermela perché non ne ho un'altra di ricambio. E' quella che è, ma le sono affezionato. Ovviamente."


Murakami Haruki L'arte di correre (Einaudi, 2009)

O CORAGGIOSO NUOVO MONDO



Gli appassionati di vela sono stati con il fiato sospeso la notte scorsa. Gli skipper italiani Giovanni Soldini e Pietro D'Ali impegnati nella Solidaire du Chocolat hanno superato una violenta tempesta nel Golfo della Biscaglia.

Soldini ha raccontato così le ultime ore nella tempesta:

E' stata una brutta notte, con ventone e mare veramente forte. Ma niente di nuovo ce lo aspettavamo in questo momento dell'anno è così. I
o e Pietro abbiamo avuto una notte molto difficile, siamo stati tutti e due sempre fuori e siamo abbastanza sfiniti ma la barca è a posto. Continuiamo a fare la nostra rotta verso Sud. Stiamo facendo rotta verso il Portogallo. E ci prepariamo per una violenta depressione secondaria in arrivo domani, che dovrebbe essere però più piccola di quella che abbiamo appena superato.

Due uomini soli nella tempesta. Per loro riecheggiano le parole di Miranda dalla Tempesta , di William Shakespeare. Quanta speranza in questi pochi versi. Li dedico a Giovanni e Pietro, a tutti gli uomini soli nella tempesta...



O wonder

How many goodly creatures are there here!

How beauteous mankind is! O brave new world

That has such people in't!


(Che meraviglia!\Quante creature buone ci sono qui!\Com'è bella questa umanità! O coraggioso nuovo mondo\che ha tali persone in sé!)




martedì 20 ottobre 2009

"YOUBOOK" RECENSIONI IN MP3



«Youbook» è il titolo dell’ultima iniziativa del programma dedicato ai libri di Rai Radio3, in diretta tutti i pomeriggi dalle 15.00 alle 18.00. Oltre alla critica letteraria, e con la complicità di una tecnologia sempre più accessibile, il lettore-ascoltatore-recensore condensa in un audio di due minuti la propria scheda personale sul libro che l’ha più coinvolto, colpito e appassionato, e che desidera condividere con gli altri lettori.

Dagli mp3 che arrivano alla casella di posta elettronica di «Fahrenheit» la redazione seleziona una recensione al giorno da trasmettere nel corso del programma. Accanto ai grandi classici (Tolstoj, Checov, Proust, Balzac), tra le scelte degli ascoltatori trovano posto anche opere come «Le correzioni» di Jonathan Franzen, «Il dicembre del professor Corde» di Saul Bellow, «Profumo» di Peter Suskind, «Le porte regali» di Pavel Florenskij, e «Anatomia dell’irrequietezza» di Bruce Chatwin.

Per inviare la propria recensione in formato audio mp3, scrivere a fahre@rai.it, ma per chi non fosse così esperto di informatica, esiste anche un contatto telefonico con il quale è possibile registrare sulla segreteria telefonica del numero 06-3724737 la recensione del proprio libro preferito.

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...