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IL MANOSCRITTO

Si chiama "Marmellata di Lucciole" ed è il romanzo che ho scritto...10 anni fa. In questi giorni ho ricevuto una proposta di pubblicazione da una piccola casa editrice, ma ho tanti dubbi. Scrivere per se stessi è come starsene a casa propria, in un salotto caldo e illuminato. Il pensiero che il mio libro possa essere letto è assurdo quanto l'idea di uscire di casa nudi o di urlare nel bel mezzo di una Messa! Ci vorrebbe un amico...come Rainer Maria Rilke!
Mi tornano in mente le sue "Lettere ad un giovane poeta". Rilke (1875-1926) era un grande poeta austriaco, che credeva nell'indicibilità dell'opera d'arte:

“La maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, misteriose esistenze, la cui vita, accanto alla nostra che svanisce, perdura.”

Di seguito riporta una delle lettere in cui Rilke dà consigli preziosi al "giovane poeta" desideroso di sapere se il suo scritto abbia valore letterario. Purtroppo sono sempre più rari gli scrittori in vena di diventare "maestri" delle nuove generazioni. Il loro sottrarsi al compito di guida è un chiaro segno del declino della scrittura nella nostra società. Per fortuna il libro di Rilke resta una miniera di suggerimenti per scrittori presenti e futuri (anche quelli terrorizzati dall'idea di diventare visibili). Leggete e meditate!

Da Parigi, 17 febbraio 1903

[...] Lei mi domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni, rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice “io devo” questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesia d’amore; eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni: sono le più difficili, poichè serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime. Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo.

[...] E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. E’ questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’é. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato ad essere artista. Allora prenda su di sé la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.

Rainer Maria Rilke, “Lettere ad un giovane poeta”, Mondadori, Milano, 2004



Commenti

  1. A proposito, la proposta mi è stata fatta da una casa editrice che ha un sacco di "amici" sul web...ho fatto il giro dei siti che parlavano delle sue "proposte" e mi sono fatta un'idea molto chiara del tipo di investimento che sono pronti a fare! Insomma, la proposta è "indecente".

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