VEDERE L'INVISIBILE: FERLINGHETTI, POESIA E PITTURA


Ferlinghetti, The dawn is a mirror of myself

Lawrence Ferlinghetti, l'ultimo sopravvissuto della beat generation, il Prevert americano secondo la definizione di Fernanda Pivano, apre una mostra dei suoi quadri a San Francisco, presso l'Istituto italiano di Cultura. Anche per questo scrittore e poeta, la pittura è luce e bellezza, così il sorgere del sole e l'alba sono lo specchio dell'umanità.
Drawings from Life è il titolo della mostra fino al 9 ottobre.
Intanto ecco una bella lettera al poeta della nostra scrittrice Dacia Maraini. Leggetela se siete alla ricerca di una definizione "contemporanea e universale" di poeta.


Lettera a Lawrence Ferlinghetti

Caro Lawrence,

sono contenta che per una volta sono io a darti il benvenuto, mentre le ultime volte ci eravamo sempre visti nella tua San Francisco, ed eri tu col tuo fare ciondolante da ragazzo invecchiato, i tuoi occhi sorridenti, il tuo morbido cappello a falde larghe da abitante delle praterie, a darmi il benvenuto. L'ultima volta invece che ci siamo visti in Italia eravamo sul palco di Castelporziano. Non sembravi sorpreso delle folle di giovani che volevano impossessarsi della poesia per inghiottirla in un solo boccone, con te in cima. Solo la musica da noi ha quel tipo di accoglienza cannibalesca, di solito.Quella volta invece è toccato alla poesia.

E tu ne eri un poco intimidito perché sei un vecchio ragazzo timido, ma poi hai saputo farti mangiare con grazia ed eleganza come è il tuo solito.Ti hanno dovuto ingoiare con tutto il cappello, gli occhi celesti che bucavano la notte e le grandi mani da accarezzatore di libri.Oggi arrivi in una Italia divisa, che ospita aggressivi pensieri di separazione fra nord e sud e odio fraterno. Chissà con che occhi osserverai questa nostra realtà così mutevole, così teatrale e così profonda insieme. So già che farai finta di guardare altrove, perché tu guardi sempre altrove; mentre le radici dei tuoi occhi seguono quasi ciecamente, i cammini dispersi di una realtà che ti è estranea per passaporto ma certo vicina per conoscenza dei sensi.

"E' come se Dante stesse camminando / di tetto in tetto" , hai scritto ed è questo che sa fare un poeta: vedere quello che nessun altro vede, eppure c'è.

Spero solo che anche questa volta tu abbia la gioia di scorgere di lontano, sui nostri tetti, i passi leggeri di un uomo che salta i comignoli e fa volare i piccioni. E spero che quell'uomo sia ancora lui, il nostro grande e mummificato padre cantatore, a cui forse potrai fare, per un giorno, da figlio.

Con molto affetto

Dacia Maraini

Commenti

Post più popolari