mercoledì 30 settembre 2009

IL SOLE ANCHE DI NOTTE


Tempo fa vidi al cinema un film dei fratelli Taviani, Il sole anche di notte. Del film non ricordo che qualche immagine: un palmo di mano che si apre e attende la caduta di una foglia. E il titolo il sole anche di notte.
Qualche giorno fa ho detto ai miei studenti del primo anno di liceo che il sole si spegnerà. In realtà non pensavo di far loro una rivelazione, e invece si sono fatti seri, un'ombra ha attraversato i loro sorrisi. Si, la nostra stella si spegnerà. Fra milioni di anni. Uno degli studenti ha salvato tutti dalla disperazione ricordando che forse esiste un aldilà. Da tanto non riflettevo sulle ragioni della fede: quando la voragine si apre per inghiottirci, il nulla si schiude per cancellarci, ritorna la visione dell'eternità. Chiunque sia in grado di concepire un'alternativa al disastro è in grado di creare dei e divinità.

martedì 29 settembre 2009

SUSANNA NICCHIARELLI "COSMONAUTA"


Domani avremo il piacere di parlare del film "Cosmonauta" con la regista Susanna Nicchiarelli. Siamo nel residence 4

ps.
Frances: in bocca al lupo per l'intervista
Elly,Nemose: grazie per l'acquerello
Tutti: andate a vedere il film...prima delle 10:30 di domani!



domenica 27 settembre 2009

HARUKI MURAKAMI, CORRERE NEL LABIRINTO DELL'ANIMA

Correre e leggere sono due mie grandi passioni. Qualcuno crede che siano aspetti diversi e forse inconciliabili del mio carattere: da una parte la velocità, l'aria aperta, il movimento; dall'altra la solitudine, l'immobilità, gli spazi chiusi. Sono tanti, invece, i punti in comune. La corsa è una quotidiana astrazione, molto simile al lento distacco dal mondo richiesto dalla lettura. Chi legge, come chi corre, cerca la solitudine dentro di sè, un'isola azzurra, senza nome, avvolta dalla nebbia.
Uno dei miei scrittori preferiti, il giapponese Haruki Murakami, (di lui ho letto tutto!) è anche un grande appassionato di corsa. Murakami corre e scrive allo stesso modo: ascolta il suo corpo, rispetta i limiti che di volta in volta esso gli impone, supera ostacoli insormontabili grazie a disciplina e una ferrea volontà. Corre accompagnato dalla sua musica preferita e anche nei suoi racconti la musica è sempre un sottofondo parallelo alle parole.
Uscirà domani in tutte le librerie italiane, "L'arte di correre" il libro di Murakami che parla della corsa, delle sue sfide, delle maratone, dei pensieri durante i chilometri percorsi. Quindi non solo leggerò un altro titolo del mio amato Murakami, ma questa volta assaporerò tutti i momenti intensi delle sue corse, diventerò parte dei suoi pensieri concepiti in velocità. Per Murakami si corre (e si scrive) per sconfiggere il tempo. La corsa è consolazione: dà gioia, salute mentale, sollievo dalle ingiustizie. "Il nostro corpo è un labirinto," dice Murakami, "tenebre ovunque, angoli morti ovunque, ma ovunque una seconda natura che ci attende." Ci sono momenti di gioia indescrivibile che si accompagnano alla corsa (e alla lettura); sono quegli istanti di appagamento interiore, frutto di un percorso, immaginario o reale. Qualunque sia il percorso, si corre sempre dentro noi stessi. Qualunque sia il libro, si legge sempre dentro noi stessi. La gioia deriva dall'approdare, inaspettatamente, sulla nostra isola azzurra proprio quando temevamo di non essere più in grado di vederla.

giovedì 24 settembre 2009

LA BELLEZZA E L'INFERNO


G. Iorio, Tramonto sul mare avvelenato (Calabria 2009)


Ho trascorso tutta l'estate a poche centinaia di metri dalla nave dei veleni, inabissata dalla mafia al largo di Cetraro. Per due mesi i miei bambini hanno fatto il bagno nell'acqua avvelenata, ignari, come tutti.
Ho comprato il pesce dai pescatori, le verdure dai contadini, i formaggi dalla fattoria. Mi sono fatta avvolgere e nascondere per due mesi da tanta meravigliosa natura.
Accanto a tutti l'ombra della nave, silenziosa, fantasma. I veleni sono ancora tutti sul fondo, i veleni sono in fondo all'anima della Calabria. Tutto il Pianeta è oramai vittima della Mafia. La distruzione della bellezza è la sistematica, quotidiana, missione della mafia, che teme la bellezza e l'armonia come il demonio l'acqua santa. Lo sa bene lo scrittore Saviano e ce lo racconta, in carne ed ossa, nello spettacolo teatrale "La Bellezza e l'inferno".

RECENSIONE

Roberto Saviano al Piccolo Teatro di Milano. Oltre agli spettacoli fissati per il prossimo 6-8 ottobre 2009 al Teatro Studio, lo scrittore e autore di Gomorra porterà in scena il suo spettacolo al Teatro Grassi dal 16 al 28 febbraio 2010.

Un monologo, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, in collaborazione con Mondadori, che racconta come la parola, da sola, possa rappresentare l’unica forma di resistenza di una vita blindata, dopo tre anni di scorta. Come possa opporsi a qualsiasi forma di potere, a testimonianza che la verità, nonostante tutto, può esistere.
La strage degli extracomunitari a Castelvolturno, l’esempio di uno scrittore come il nigeriano Ken Saro Wiwa, che ha perso la vita lottando contro le multinazionali del petrolio, l’incredibile storia di Miriam Makeba e della sua musica contro il razzismo, Muhammed Alì, alias Cassius Clay e il suo storico combattimento contro Foreman, le note di Petrucciani, il minuscolo pianista jazz dalle ossa di cristallo, un altro “piccoletto” Lionel Messi, il calciatore che ha giocato la partita più difficile contro il proprio fisico, fino al ricordo appassionato di Anna Politkovskaja, che ha portato all’attenzione internazionale la questione cecena, a riprova del fatto che non esiste predestinazione e che nel deserto è possibile coltivare qualsiasi frutto. Dalle prime e già mature testimonianze della sua attività di scrittore e giornalista fino a Gomorra, Roberto Saviano racconta come il talento sia la forma attraverso cui la bellezza resiste all’inferno.

INFORMAZIONI
La bellezza e l’inferno di e con Roberto Saviano
regia Serena Sinigaglia - produzione Piccolo Teatro di Milano
Piccolo Teatro Studio, via Rivoli 6 (M2 Lanza) – dal 6 all’8 ottobre 2009
Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2 (M1 Cordusio) – dal 16 al 28 febbraio 2010
Orari: martedì ore 19.30, mercoledì e giovedì ore 20.30
Prezzi: platea 24,50 euro, balconata 21,50 euro
Biglietteria telefonica 848800304 - www.piccoloteatro.org

PETER PAN


Mio figlio vuole incontrare Peter Pan.
Stasera mi ha chiesto se verrà a casa nostra,

l'isola-che-non-c'è è tanto lontana
lo so
preferisce Wendy, Michele e Gianni
a Londra, c'è il campanile
e l'orologio di Cenerentola -
i rintocchi richiamano
tutte le fate
del mondo. Ma perché Pollicino
aveva un solo
pezzo di pane duro?
Allora Hansel era più furbo

raccolse sassolini bianchi. Poi
di nuovo Peter Pan,
pan e nutella!
piace anche a lui?
-E a te
perchè piace, Peter Pan?

lui ci pensa un po' su
e poi risponde
: perché è in gamba,
non si perde come Pollicino e Hansel.

E mi somiglia!
Rido
perché stasera ha il pigiamino verde
senz'ombra e la sorellina-fatina
che gli dorme accanto.
E' proprio vero che l'infanzia è
il tesoro dell'umanità.

Spengo la luce, lascio la stanza,
sento
il rumore dei sogni antichi

nel respiro dei miei figli:

battaglie, pirati,
polvere di fata e rintocchi lontani
dell'orologio delle fiabe.

mercoledì 23 settembre 2009

LEGGERE E' UN GUSTO



Da sempre mi affascina il legame tra il cibo e la letteratura: in classe in questi anni ci siamo soffermati sulla seduzione degli "intingoletti" di Mirandolina, la delicatezza delle mani di Lotte che distribuiscono "pane" ai fratellini, le cene luculliane di Dorian Gray annaffiate da vino porpora e conversazioni diamantine, le zuppe povere e calde nelle locande dei Promessi Sposi, il ricordo dei pranzi della domenica che tengono in vita Primo Levi, le lumache odiate da Cosimo di Rondò e la frutta nel giardino di Viola, il pane e il vino che curano l'anima e il corpo di Candido. Il cibo entra nella letteratura con i suoi profumi e impregna le pagine di sapori antichi e nuovi.

Da poco ho scoperto che esiste una collana di libri dedicati al cibo nella letteratura. Ecco la copertina del libro curato da Domenico Carosso su "I promessi sposi".


Di seguito riporto un'intervista al curatore della collana che spiega il progetto editoriale. Spero che qualcuno di questi titoli vi incuriosisca. A chi non digerisce Manzoni, consiglio la lettura de I promessi sapori, il sugo della storia,! Vedrete che leggere le vicende di Renzo e Lucia diverrà ancora più gustoso... perché leggere è un gusto! ;)

Anita Molino: Leggere è un gusto!
Intervista con Anita Molino, editore che al rapporto tra letteratura e cibo ha dedicato addirittura una collana per la casa editrice Il Leone Verde.
( a cura di Valeria Merola)
La casa editrice Il Leone Verde di Torino ha dedicato una collana, Leggere è un gusto!, al rapporto tra letteratura e cibo. Nel catalogo della casa editrice compaiono testi come La cucina golosa di Madame Bovary (di Elisabetta Chicco), La cucina delle fiabe (di Roberto Carretta) o In cucina con Banana Yoshimoto (di Barbara Buganza). Ne abbiamo parlato con l’editore Anita Molino, che ci ha spiegato i criteri editoriali e le scelte della collana.

D. Quali sono le ragioni della collana "Leggere è un gusto"? Qual è lo spirito dell'iniziativa?

R. Il cibo, il banchetto, la cucina sono sovente elementi letterari della massima importanza e forse nessun romanzo davvero importante può prescinderne. Da questa considerazione nasce l¹idea della collana Leggere è un gusto! Con essa si è voluto inaugurare una nuova prospettiva editoriale, una prospettiva che coniughi piacevolmente il libro di cucina classico con il saggio letterario (inteso quest¹ultimo nella forma più leggera e facilmente fruibile).

D. Qual è lo scopo di questi libri? proporre delle ricette alternative e curiose, oppure fornire una chiave di lettura in più per i classici?

R. Entrambi questi obiettivi, naturalmente! Anche se non necessariamente si deve pensare ai classici, e nemmeno alla sola letteratura, visto è stata presa in considerazione anche la musica, l'arte pittorica e prossimamente il cinema.

D. In che modo lo studio del rapporto tra letteratura e cibo può arricchire la prospettiva critica di interpretazione di un testo?

R. Poiché il cibo, in tutte le sue declinazioni (preparazione, condivisione, banchetto e così via) è elemento imprescindibile nella vita, è ovvio che niente che racconti la vita può prescinderne. Da qui la trasversalità in tutte le "arti" e la molteplicità di funzioni e sfaccettature che il tema può presentare.

D. Quali sono gli ultimi titoli usciti nella collana Leggere è un gusto?

R. Gli ultimi tre titoli sono: Alla ricerca della madeleine-Le ricette di Marcel Proust, dedicato alla Recherche; A cena con la Locandiera-Le ricette di Carlo Goldoni, sulle commedie goldoniane e Il surrealismo in cucina tra il pane e l'uovo-A tavola con Salvador Dalì in cui si dimostra come il celebre pittore catalano aveva fatto della sua ossessione per il cibo un elemento centrale della sua vita e della sua opera.

D. Quali sono le caratteristiche principali di questi libri, come sono strutturati?

R. Non vi è una rigorosa uniformità di struttura. Gli autori sono liberi nella scelta del 'taglio', anche perché di solito sono proprio proposte che riceviamo da loro e dunque riguardano romanzi o scrittori da essi molto amati. L'idea caratteristica che deve essere preservata è questo doppio spazio: da un lato la discettazione letteraria e dall'altro la trasposizione in cucina di ciò di cui si è parlato. Quindi di solito sono due gli autori di questi simpatici e utili saggi-divertissement: un autore che raccoglie, organizza e commenta gli spunti gastronomici in un testo o un insieme di testi da una parte; dall’altra un cuoco che crea o adatta le ricette sulla base di quei rimandi.

D. Qualche titolo in preparazione…

R. In preparazione abbiamo un testo sulle ricette d'amore al cinema che si intitolerà "Ciak per due", e in successione uno sui menù di Agatha Christie (come dire a pranzo con Hercule Poirot e Miss Marple) e un altro sulla cucina nei grandi romanzieri russi (A tavola con gli Zar).

L'ETICA DELLA LETTURA

Il mio lavoro secondo J Hillis Miller (wow!)

"La posizione dell'insegnante nei confronti dei suoi allievi è come quella del poeta nei confronti dei suoi lettori. Anche l'insegnante ha visto qualcosa in più, in questo caso nella poesia (romanzo). Anche egli conosce forse qualcosa che altri non sanno e deve trasmetterlo ai suoi studenti. Anche l'insegnante segue un impulso morale o deve seguirlo se è un buon insegnante. Perciò qualunque buon insegnamento è un'altra versione dell'imperativo "Io devo dirti". L'insegnamento è una situazione etica del tipo più concreto e particolare: da persona a persona. (...) Penso che il principale dovere etico di un insegnante di letteratura debba essere soprattutto verso l'opera letteraria. "

Da "The ethics of Reading" J. Hillis Miller

martedì 22 settembre 2009

STANCO MORTO LA SERA


Istanbul, Orhan Pamuk

"Torno a casa stanco morto, la sera; camminando su strade e marciapiedi, lo sguardo rivolto a terra. Sono arrabbiato, amareggiato, irritato. Anche le fantasie, per quanto belle, scorrono in fretta nel mio cinema mentale. Il tempo passa. Non succede nulla. E' già notte. Un senso di sconfitta, di abbattimento mi assale. Che cosa ci sarà per cena? Su un tavolo illuninato da un lampadario trovi l'insalata, il solito cestino di pane, la tovaglia a quadretti. (...) Poi ho allungato lentamente la mano, ho scostato le tende, ho incontrato la luna nel buio del cielo. Vengono le migliori consolazioni dagli altri mondi. Sulla luna stanno guardando la Tv. Ho mangiato un'arancia, bella, dolce; mi ha messo di buonumore."

Orhan Pamuk
Altri colori, Einaudi, 2007, pag.32-33

lunedì 21 settembre 2009

VEDERE L'INVISIBILE: FERLINGHETTI, POESIA E PITTURA


Ferlinghetti, The dawn is a mirror of myself

Lawrence Ferlinghetti, l'ultimo sopravvissuto della beat generation, il Prevert americano secondo la definizione di Fernanda Pivano, apre una mostra dei suoi quadri a San Francisco, presso l'Istituto italiano di Cultura. Anche per questo scrittore e poeta, la pittura è luce e bellezza, così il sorgere del sole e l'alba sono lo specchio dell'umanità.
Drawings from Life è il titolo della mostra fino al 9 ottobre.
Intanto ecco una bella lettera al poeta della nostra scrittrice Dacia Maraini. Leggetela se siete alla ricerca di una definizione "contemporanea e universale" di poeta.


Lettera a Lawrence Ferlinghetti

Caro Lawrence,

sono contenta che per una volta sono io a darti il benvenuto, mentre le ultime volte ci eravamo sempre visti nella tua San Francisco, ed eri tu col tuo fare ciondolante da ragazzo invecchiato, i tuoi occhi sorridenti, il tuo morbido cappello a falde larghe da abitante delle praterie, a darmi il benvenuto. L'ultima volta invece che ci siamo visti in Italia eravamo sul palco di Castelporziano. Non sembravi sorpreso delle folle di giovani che volevano impossessarsi della poesia per inghiottirla in un solo boccone, con te in cima. Solo la musica da noi ha quel tipo di accoglienza cannibalesca, di solito.Quella volta invece è toccato alla poesia.

E tu ne eri un poco intimidito perché sei un vecchio ragazzo timido, ma poi hai saputo farti mangiare con grazia ed eleganza come è il tuo solito.Ti hanno dovuto ingoiare con tutto il cappello, gli occhi celesti che bucavano la notte e le grandi mani da accarezzatore di libri.Oggi arrivi in una Italia divisa, che ospita aggressivi pensieri di separazione fra nord e sud e odio fraterno. Chissà con che occhi osserverai questa nostra realtà così mutevole, così teatrale e così profonda insieme. So già che farai finta di guardare altrove, perché tu guardi sempre altrove; mentre le radici dei tuoi occhi seguono quasi ciecamente, i cammini dispersi di una realtà che ti è estranea per passaporto ma certo vicina per conoscenza dei sensi.

"E' come se Dante stesse camminando / di tetto in tetto" , hai scritto ed è questo che sa fare un poeta: vedere quello che nessun altro vede, eppure c'è.

Spero solo che anche questa volta tu abbia la gioia di scorgere di lontano, sui nostri tetti, i passi leggeri di un uomo che salta i comignoli e fa volare i piccioni. E spero che quell'uomo sia ancora lui, il nostro grande e mummificato padre cantatore, a cui forse potrai fare, per un giorno, da figlio.

Con molto affetto

Dacia Maraini

domenica 20 settembre 2009

L'ETICA DEL GIOCO, OVVERO IL CANE E IL SERPENTE

Di solito la domenica pomeriggio sono di cattivo umore. Cerco distrazioni dall'imminente lunedì: preparo la pizza, i pop-corn, oppure i bambini fanno la torta con il papà. Tutti passiamo almeno mezz'ora sotto la doccia o nella vasca da bagno. L'acqua, a casa nostra, è un bene preziosissimo. Bastano pochi minuti sotto il getto d'acqua e ritorniamo vivi e vegeti. Poi il pigiama e la cena, traguardi della maratona pomeridiana passata a sperare che la domenica si allunghasse all'infinito (come la mozzarella della Margherita appena sfornata).

Ma non tutte le domeniche sono uguali, e non sempre siamo uguali a noi stessi. A volte ci sorprendiamo con risorse inaspettate. E così, per un repentino cambiamento della mia personalità, oggi ho trascorso un bel pomeriggio: il lunedì è diventato semplicemente il giorno che segue la domenica e non una "lacerazione" del mio tempo interiore.

Vi svelo il segreto che mi ha permesso di arrivare ottimista alla vigilia del giorno critico: fare i giocattoli! Proprio mentre stavo per avviarmi sul viale del tramonto della domenica, grazie ad un paio di forbici, colla, carta, vecchi calzettoni e ritagli di cartoncino io e i miei bambini abbiamo creato giocattoli: un cane (per Rebecca) e un serpente (per Riccardo). Non un videogioco, non un costosissimo regalo, due semplici calzini (puliti) imbottiti di ovatta e di risate. Devo dire che il risultato finale mi ha stupito. I bambini sono rimasti al settimo cielo un tempo record, hanno cenato, giocato insieme, mi hanno chiesto di leggere una storia ai due nuovi "amici" e poi si sono addormentati come angioletti abbracciati ai loro giocattoli nuovi di fabbrica.

In fondo la felicità è creare. A proposito di Creazioni...il nostro serpente è un bonaccione, niente a che vedere con altri esemplari della specie... Ecco un pdf con il sepente-burattino-calzino e le istruzioni!

p.s.
buona notte, ci vediamo domani!

TEST D'INGRESSO UNIVERSITARI


A quanto pare i test d'ingresso universitari per l'ammissione al corso di laurea sono stati un fallimento in molte Università italiane (Torino, Genova, Bologna, Firenze, Palermo).
Le matricole hanno sbagliato le risposte a quesiti di cultura generale. Le domande con il numero più alto di errori? Eccole... (E voi, conoscete le risposte? Fra qualche anno toccherà a voi! Cominciamo a pensarci!)

I QUESITI CON IL MAGGIOR NUMERO DI RISPOSTE SBAGLIATE NEI TEST DI CULTURA GENERALE 2009:

1.Che cos'è la CGIL?
2. Che cosa significa "procrastinare"?
3. Che cos'é Finmeccanica?
4. Qual è l'abbinamento sbagliato romanzo-autore:
  • La storia, Morante;
  • La nausea, Moravia;
  • Ulisse, Joyce;
  • La peste, Camus.
5. Qual è la principale esportazione dell'Italia?
6. Che cosa significa "refuso"?
7. Cosa significa "velleità"?
8. A quale Paese appartiene la penisola istriana?

Spero che abbiate ottenuto il 100%!
Leggere non è una velleità da refusi. Non procrastinate e godetevi la lettura degli abbinamenti giusti!

sabato 19 settembre 2009

FROCOLEATENNE


Eduardo De Filippo, Autoritratto

La ricchezza di una terra è la sua lingua, e l'Italia ha tanti tesori: i dialetti. C'è una battuta di Guidone, personaggio di "Mia famiglia", commedia di Eduardo de Filippo, che ci racconta la ricchezza del dialetto napoletano. Ho pensato di riportarla nel nostro Blog...sono sicura che vi piacerà (e forse qualcuno potrebbe sostituirla a scialla!). Magari riuscissi anch'io (di tanto in tanto) a fare come suggerisce Guidone a Beppe!


Guidone (pronto) Quello che ho detto io. Beppe, senti a me, frocoleaténne. (Ripensando all'espressione dialettale che gli è venuta alle labbra, socchiude gli occhi estasiato, ripronunciando la parola per assaporare tutto il gusto che gliene viene, ogni qual volta può dimostrare agli altri quale raffinato conoscitore egli sia di battute, frasi e motti partenopei). Frocoleaténne! Sentite, io credo che non ci sia al mondo nessun altro dialetto capace di poter esprimere qualunque sensazione e stato d'animo: frocoleaténne!...come se il mondo si frantumasse in minuscole scaglie di mica...come se un'enorme torta millefoglie sparpagliasse felice le sue squame profumate alla vaniglia sulla tela di Penelope...La parola ha in sé stessa una miracolosa scala musicale, ricca di semitoni e bemolli. Frocoleaténne. (Traducendo in lingua) Lascia che il mondo caschi, non te ne dare per inteso...(E conclude convinto) Io so' pazzo po' o' dialetto nostro.

(Eduardo De Filippo, Mia Famiglia, Atto Primo)

venerdì 18 settembre 2009

LETTERA A ROBERTO SAVIANO


Una lettera a Saviano dopo la lettura sulla Repubblica del suo articolo "Il sangue dei ragazzi venuti dal Sud".

Caro Roberto Saviano,

oggi ho distribuito il suo articolo "Il sangue dei ragazzi venuti dal Sud" ai miei studenti di letteratura italiana. Come sempre le sue parole aiutano la verità a farsi strada, come sempre lei riesce "a far uscire i ragni dai buchi". Nel mio caso, poi, le sue parole sono come aceto sulle ferite. Anche io nasco in un paese del Sud, Pietradefusi, nella provincia di Avellino. Mia madre è la democrazia cristiana e mio padre il terremoto dell'80. Come non essere una figlia ribelle. Ho passato l'adolescenza a sognare la fuga insieme a mio fratello; a 25 anni ho vinto una borsa di studio ministeriale e sono andata in Irlanda, terra di eroi mitologici e quotidiani, a conoscere poeti e scrittori, a tradurli. Oggi vivo e lavoro a Roma. Mio marito è irlandese, ho 2 figli, insegno letteratura in un liceo internazionale. I miei studenti sono quasi tutti rampolli di famiglie facoltose. Sono, a volte, figli di figli del Sud. Li riconosco dai lineamenti, dai cognomi, dalle improvvise memorie che saltano fuori dai loro alberi genealogici. A volte sono ignari. Non conoscono il Sud. Spesso temono l'aggettivo "meridionale" e sono cauti ad usarlo in mia presenza. Ho sempre detto che un figlio del Sud ha dentro un buco nero, un universo imploso che inghiotte intere vite se glielo permetti. Io sono orgogliosa delle mie radici, amo la mia terra ma l'infinita tristezza del mio Sud mi è rimasta addosso, come un odore di santità involontaria.
Lei, per esempio, scrivendo Gomorra è diventato il nostro martire. Quando leggo i suoi articoli su La Repubblica ho la sensazione che stia scrivendo da un altro mondo, quello un po' irreale che purtroppo è diventato il suo "obbligatorio" rifugio dopo Gomorra. Io vorrei che lei potesse ritornare a vivere una vita normale, io vorrei che tutto il Paese (e non solo la scorta) la proteggesse dalla minaccia di morte. Uno scudo umano da portare davanti al cuore. Io spero che il sangue di San Gennaro non venga più versato. Spero che da Napoli non sgorghi più nemmeno una goccia di sangue, nemmeno quello di un Santo. Come diceva un altro figlio del Sud, è ora che le statue delle Madonne e dei Santi sorridano.
Io vorrei vederla entrare nella mia scuola, in carne ed ossa; vorrei sentirla parlare con gli studenti che hanno letto e amato il suo libro. La credono un eroe. E sappiamo tutti cosa voglia dire la parola eroe: solitudine e destino tragico. Io spero che lei non diventi un eroe.
Io vorrei che fosse lo STATO a farsi carico della lotta all'ingiustizia ma la ringrazio dal profondo del mio cuore per la sua quotidiana lotta contro il MALE. Vorrei cambiare il finale di "A ciascuno il suo" e che nessuno osasse mai più dire "povero scemo" al professor Laurana. Come Sciascia invoco un nuovo Illuminismo, e ringrazio chi come lei è profeta della ragione in un'epoca di irrazionalità e barbarie crescenti. Le vittime di Kabul sono cresciute in piazze deserte come quella del mio paese. Ho visto tanti amici partire, restare, morire. Quando torno da mio padre e mia madre, ritrovo i fantasmi da cui sono fuggita, vedo le cicatrici del terremoto - sulle case vuote e sulle facce della gente. Vedo i politici arroganti, i baroni di sempre, vedo mio padre - commerciante - stanco di lottare. Vedo mia madre - nata a Venosa (PZ) sempre più distante. Vedo i giovani vecchi che parlano di rassegnazione e di telefonini. Vedo donne sempre più fragili, sempre più marginali: figli, lavori part time, pensioni di accompagnamento di genitori e figli paralizzati dalla vita, mutui impossibili, mobili da pagare a rate, sigarette che si spera uccidano prima della camorra, della droga, del silenzio, dell'ignoranza.
Io e i miei studenti le volevamo dire grazie per l'articolo di oggi. Forse loro lo hanno compreso a metà ma credo che sia servito a lasciare dentro l'ombra della terra dalla quale veniamo - io, lei, tutti.

Con affetto,
Giovanna Iorio

mercoledì 16 settembre 2009

SIAMO QUELLO CHE LEGGIAMO


















La scienza ha fatto una nuova, sensazionale scoperta. Uno studio americano dimostra che il cervello vive ciò che legge: così il romanzo diventa realtà. Secondo gli scienziati autori dell'articolo pubblicato su "Psychological Science" quando leggiamo un libro nella nostra testa si attivano le stesse aree che si metterebbero in moto se ci trovassimo realmente nella situazione descritta. Le immagini dell'attività cerebrale, ottenute con la tecnica della risonanza magnetica hanno confermato che la nostra mente reagisce ai brani scritti attivando le stesse regioni che "si illuminerebbero" se quegli eventi accadessero davvero. I ricercatori hanno individuato sei aree del cervello che si attivano quando viviamo cambiamenti riguardanti le persone, gli oggetti, lo spazio, il tempo, gli obiettivi o le cause di un'azione. Gli psicologi della Washington University hanno potuto notare che il cervello reagisce ai cambiamenti descritti in un testo proprio come fa di fronte ai cambiamenti reali. Il cervello di fronte alla lettura di una singola parola o frase, ad esempio: "alzò il braccio destro" fa attivare esattemente nella nostra testa l'area che controlla quella azione. L'articolo completo lo trovate sul sito www.wustl.edu

martedì 15 settembre 2009

ROMA LA SERA



















Roma la Sera

La più vecchia di Roma
lasciò dentiera e stampelle
con dieci laziali scomparve sottoterra
cercando di scappare dalla curva
di tifosi ormai esuberanti
e la metro, come un vecchio senza fiato
schizzò all'aperto urlando:
"non ne posso piu' dei rumori
che fanno le mie ossa
ormai decadenti!"
E fu il primo segno
di tutti gli orrori.
Impazziti i gatti dal Colosseo
divoravano uno ad uno i
turisti migliori
e le statue alla romana piombarono giù
ognuna sulla testa di un giapponese
le macchine digitali a gigapixel fecero "boom"
come una schiena spezzata
ed ogni cadavere venne fotografato con i
cellulari dei passanti ormai incuriositi.
Oh cielo, in una sola notte furono
sterminati milioni di kebab turchi,
marocchini, zingari e algerini
e il sangue riempiva le focacce.
"Oh no", dissero i nemici, "non possiamo
vedere morire Roma cosi',
forse potremo
farla soffrire un po' di meno".
E, puntando proprio via del Corso
come una pista d'atterraggio
un missile arrivo' senza rumore
con la scritta: dono a Roma
di un ammiratore...`

Gianni Chen

IL MANOSCRITTO

Si chiama "Marmellata di Lucciole" ed è il romanzo che ho scritto...10 anni fa. In questi giorni ho ricevuto una proposta di pubblicazione da una piccola casa editrice, ma ho tanti dubbi. Scrivere per se stessi è come starsene a casa propria, in un salotto caldo e illuminato. Il pensiero che il mio libro possa essere letto è assurdo quanto l'idea di uscire di casa nudi o di urlare nel bel mezzo di una Messa! Ci vorrebbe un amico...come Rainer Maria Rilke!
Mi tornano in mente le sue "Lettere ad un giovane poeta". Rilke (1875-1926) era un grande poeta austriaco, che credeva nell'indicibilità dell'opera d'arte:

“La maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, misteriose esistenze, la cui vita, accanto alla nostra che svanisce, perdura.”

Di seguito riporta una delle lettere in cui Rilke dà consigli preziosi al "giovane poeta" desideroso di sapere se il suo scritto abbia valore letterario. Purtroppo sono sempre più rari gli scrittori in vena di diventare "maestri" delle nuove generazioni. Il loro sottrarsi al compito di guida è un chiaro segno del declino della scrittura nella nostra società. Per fortuna il libro di Rilke resta una miniera di suggerimenti per scrittori presenti e futuri (anche quelli terrorizzati dall'idea di diventare visibili). Leggete e meditate!

Da Parigi, 17 febbraio 1903

[...] Lei mi domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni, rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare. Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice “io devo” questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesia d’amore; eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni: sono le più difficili, poichè serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime. Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo.

[...] E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. E’ questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’é. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato ad essere artista. Allora prenda su di sé la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.

Rainer Maria Rilke, “Lettere ad un giovane poeta”, Mondadori, Milano, 2004



AMICI DI SOFIA - UN CORSO DI FILOSOFIA AFTERSCHOOL


Dalla prossima settimana, il giovedì terrò un corso per studenti di HS sulla storia della filosofia. Il corso si chiama "Amici di Sofia" e vuole offrire la possibilità di conoscere le radici del pensiero moderno, con discussioni e lettura dei maggiori filosofi a partire dalla Grecia ad oggi.
Invito tutti a partecipare e vi ricordo che NON DOVETE PAGARE per partecipare al corso. E' anche un modo di vedervi ogni settimana, al di fuori della classe o, nel caso dei mie ex-studenti, di vedervi!
Il programma vi verrà illustrato nel corso della prima lezione, giovedì prossimo. Sarò nel residence 4!
A presto!
Mrs. Iorio

ROMA LA NUIT


La città più bella del mondo

pasticcerie e pizzerie

romanisti e turisti

il cuore grande di Roma, il Colosseo

strapieno di gente che vuole vedere

artisti, musicisti, economisti, avvocati e ingegneri

tutti a Roma anche se non si trova lavoro

città da sogno e affamata

violenza e discriminazione

religiosa e spaventosa

tutte le strade

portano a Roma


poesia di Giorgio Fabio (IB Italian B)

lunedì 14 settembre 2009

TEMPORALE


Oggi ha cominciato a piovere a dirotto mentre parlavamo, in classe, del significato simbolico della tempesta nel Candido di Voltaire (capitolo IV). Ad un tratto, il cielo si è fatto nero, tuoni, lampi e pioggia torrenziale. E' arrivato l'autunno! Vi siete distratti, naturalmente, e avete lasciato quasi annegare il giovane Candido proprio sul più bello, quando cercavo di farvi riflettere sul terremoto di Lisbona del 1751 e come questo evento abbia cambiato la percezione (e la giustificazione) del male nel mondo Occidentale (Voltaire entrerà in conflitto con le idee correnti sul male, segnando la fine della concezione del peccato come causa delle catastrofi naturali).
Insomma, vi ho perduto più o meno prima dell'arrivo della pioggia, mentre le nuvole si addensavano e i lampi illuminavano angoli remoti del cielo.
Devo ancora entrare "in sintonia" con voi, sono anch'io in cerca di ispirazione: Carnovale, quelle palpabre cadenti e l'occhio spento farebbero morire la parola in bocca ad un oracolo! Sò, lo so che lo sai che lo So, ma sappi che se non sai io non Sò se tu sai cosa ti aspetta, Giulio un tempo sorridevi e, se non ricordo male, parlavi...ora fingi di non sorridere e di certo le parole non sono fiumi dalla tua bocca; Filippo secondo (dei Cohen) non mi ricordi tuo fratello, ma non credo di conoscerti, dunque dammi la possibilità di sapere se sei in classe IB per passione o per ... necessità ;-) spero la prima!
Ragazze: Giulia, Benedetta, Micol! Siete le avanguardie della classe...Mattia BENTORNATO, ma sta' attento a Bene, perché quest'anno ci coalizziamo per ottenere un ITALIANO PERFETTO alle interrogazioni. E infine Federico, nuovo nella mia classe, credo che andremo d'accordo, ho un feeling per queste cose.
Ora vado a dormire, mia figlia ha compiuto sei anni, ma ha già spento 18 candeline (su 3 torte diverse: 1 ieri-il giorno del vero compleanno- e 2 oggi - in classe e a casa con 5 amichetti del cuore). TOTALE della serata: una grande e bella stanchezza. STUDIATE, e vedrete i frutti (fra 2 anni quelli che importano a voi, fra 20 anni quelli che stanno a cuore a me)

mercoledì 9 settembre 2009

PROGETTO SCRITTORE: LUISA ADORNO


Luisa Adorno, foto di J.Dunn

La scrittrice Luisa Adorno è stata l'ospite d'onore nella classe di letteratura italiana (9th) lo scorso giugno per premiare le storie migliori degli studenti di letteratura italiana del primo anno. I ragazzi hanno partecipato al concorso "Dal quadro alla storia: come Buzzati".
Tutti hanno ricevuto preziosi consigli di scrittura e l'editing in classe. Le storie vincitrici saranno presto sul nostro Blog!

ROMA LA NUIT

Complimenti a Ivo, Gianni e Giorgio per la bella prova di scrittura. Ispirati da Benni e dalla sua "Paris la Nuit" hanno scritto una poesia su Roma.
Appena riceverò le loro poesie via email le pubblicheremo sul nostro BLOG!

FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI MANTOVA


MANTOVA

http://www.festivaletteratura.it/

Con 221 eventi e circa 350 autori si apre oggi il 13° Festivaletteratura di Mantova. Fino a domenica la città sarà teatro di incontri con big della letteratura come Amitav Ghosh, Muriel Barbéry, Luis Sepúlveda, giornalisti come Vittorio Zucconi e Mario Calabresi, ma anche sportivi come Dino Zoff.

Tra gli ospiti della giornata inaugurale il Nobel Nadine Gordimer (foto, alle 17,45 nel Palazzo Ducale) che parlerà della letteratura africana nel nuovo millennio.

Per il quinto anno consecutivo anche l’Enel conferma la sua presenza attiva in ambito letterario, avendo organizzato la sezione "Scintille", ospitata dalla Tenda di Piazza Sordello. Una serie di 23 appuntamenti di mezz’ora pensati per raccogliere brevi letture di libri inediti, work in progress, confronti, su storia, scienza, musica, letteratura, arte e società.

Sabato Beppe Severgnini e Geppi Cucciari fra i protagonisti:alle 21 nella città virgiliana e risponderà al pubblico sui suoi testi «La testa degli italiani», «Inglesi» e «Un italiano in America», mentre l’attrice di Zelig incontrerà gli spettatori domenica alle 16,30.

Ma ci sarà anche Muriel Barbery, autrice de «L’Eleganza del riccio», alle 10,30. Alle domande del pubblico risponderanno inoltre Valerio Massimo Manfredi (giovedì alle 19), Gherardo Colombo (venerdì alle 21) e Paola Mastrocola (domenica alle 15,30). Inoltre il vicedirettore di Panorama, Pino Buongiorno, presenterà il suo nuovo libro, «Il mondo che verrà», giovedì 10 alle 18,30.

Mercoledì alle 19,30 il vignettista inglese Chris Riddell commenterà con i suoi disegni la vita politica del Regno Unito; il venerdì alle 12,30 lo scrittore algerino Thar Lamri parlerà del divorzio in Mauritiana, mentre alle 19,30 il professor Bruno Cartosio e il giornalista Enrico Franceschini parleranno di una New York come punto di riferimento per la vita culturale degli Stati Uniti; invece il sabato alle 12,30 la scrittrice croata Slavenka Drakulic esaminerà gli equilibri e le speranze di una nuova Europa a 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, e poi alle 19,30 lo storico tedesco Karl Schlogel illustrerà Mosca, città guida e centro di potere della Russia nell’era della globalizzazione. (da La Stampa)

domenica 6 settembre 2009

LEZIONE NUMERO UNO: DINO BUZZATI

Domani con la nona parleremo di Dino Buzzati e del racconto "Il Mantello".
Vi trascrivo alcune informazioni sulla vita di Buzzati che commenteremo insieme in classe prima di analizzare la storia.

Biografia di Dino Buzzati

(Belluno, 1906 - Milano, 1972 )

Di famiglia benestante (il padre Giulio Cesare insegna Diritto internazionale all'Università di Pavia; la madre Alba Mantovani, di origine veneziana, è sorella dello scrittore Dino Mantovani), sin da ragazzo s’appalesano in lui i fili conduttori della propria esistenza: scrive, disegna, si appassiona alla musica - studia violino e pianoforte - ed alla montagna, cui dedicherà il suo primo romanzo, “Bàrnabo delle montagne” (1933). Su insistenza della famiglia, intraprende gli studi di Giurisprudenza; ma nel 1928, ancor prima di laurearsi, entra come praticante al “Corriere della Sera”, giornale che non lascerà fino alla fine dei suoi giorni.
Il buon successo ottenuto dal suo romanzo d’esordio, il già citato “Bàrnabo delle montagne”, non si ripete pel successivo “Il segreto del Bosco Vecchio” (1935), al quale viene invece riservata una generale indifferenza.
Inviato speciale del “Corriere” ad Addis Abeba nel 1939 e cronista di guerra nel ’40 sull’incrociatore Fiume, ancora nel ‘40 vede pubblicato il libro che gli procura fama internazionale ed è considerato unanimemente il suo capolavoro, “Il deserto dei Tartari”: alle soglie del conflitto, egli immagina l’allegoria esistenziale del tenente Giovanni Drogo, destinato a trascorrere la propria esistenza in una fortezza sperduta, in un'epoca non precisata, nell’inutile attesa di un nemico che non arriva (Valerio Zurlini ne trarrà, nel 1976, una pellicola di grande suggestione). Dal 1936 scrive, per il “Corriere” ed altri periodici, parecchi racconti, successivamente riuniti in “I sette messaggeri” (1942), “Paura alla Scala” (1949), “Il crollo della Baliverna” (1954), “Sessanta racconti” (1958, premio Strega), “Esperimento di magia” (1958), “Il colombre” (1966), “Le notti difficili” (1971). Nel 1960 esce “Il grande ritratto”, quasi un esperimento di romanzo fantascientifico, ove entra in scena l’universo femminile, sino a quel momento da lui assai poco esplorato. Tre anni dopo, “Un amore” narra la vicenda - con probabili echi autobiografici, ché Buzzati sposerà, sessantenne, Almerina Antoniazzi - di Antonio Dorigo, un uomo che incontra l’amore a cinquant’anni.Resta ancora da dire dell’interesse del nostro per la pittura, che si traduce in opere nate dalla commistione tra testo ed illustrazioni (“Poema a fumetti”, 1969; “I miracoli di Val Morel”, 1971). Le atmosfere magiche, surreali, “gotiche” delle sue prose sono pervase da un senso d’angoscia (si pensi alla giustamente celebrata novella “Sette piani”, ove l’itinerario nella malattia è tutto percorso da un presagio di morte), di sgomento di fronte all’ineluttabilità d’un destino paradossale, beffardo; la totale fruibilità delle medesime è garantita da una scrittura veloce, coinvolgente, “giornalistica”.

Francesco Troiano

Bibliografia

Dino Buzzati

Dino Buzzati

POST NUMERO 100


Una rosa bianca
Post numero 100. Il nostro blog si merita una rosa...e le rose bianche sono da sempre le mie preferite. Perché? Sono profumatissime e sono semplici. Sembrano annunciare l'inizio dell'inverno e non temono le prime pioggie.
Da qualche giorno non mi "faccio viva" perché corro avanti e indietro tra una lezione e un'altra. Da una parte Buzzati, dall'altra Voltaire e Leibniz, e ancora dossier, giornali, temi, video, interviste....Insomma tutto è ricominciato. Mi mancano i miei studenti di dodicesima, ma è sempre così...
Ho visto facce nuove, sembrate curiosi e volenterosi.
Il post numero 100 è dedicato a La rosa bianca il mio fiore preferito e, a quanto pare, ispirazione di Bertolucci.

La rosa bianca


Coglierò per te
l’ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l’hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
È un ritratto di te a trent’anni,
un po’ smemorata, come tu sarai allora.




Bernardo Bertolucci
Opere
Arnoldo Mondadori Editore 1997


martedì 1 settembre 2009

DOMANI


E' tutto pronto. Una scuola senza gli studenti è come un corpo inanimato. Odio le classi vuote, il silenzio dei corridoi, la mensa pulita e il prato senza vita.
Domani entrerete e tutto all'improvviso si animerà: non vedo l'ora di rivedervi, cresciuti, abbronzati, belli e imbronciati ... ehm sorridenti!
Stasera prima di andare a dormire, fermatevi un attimo a pensare agli obiettivi che volete raggiungere, immaginate di essere una piccola barchetta con una vela triangolare pura come la neve che sta per lasciare il porto. Noi vi spingeremo verso la meta, con il vostro entusiasmo e con l'impegno di tutti salperemo per la meta più ambita: un radioso futuro!
BUON VIAGGIO!

LA MAPPA DELLE STORIE INVISIBILI: Roma, Fontana delle tartarughe

Stasera una storia invisibile è apparsa alla Fontana delle tartarughe... buon ascolto, se passate di là. E, a proposito, salutatemi Serafina...