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SORRISI

Da oggi comincerò a contare i sorrisi. Nel Sud, al mare, sulla spiaggia, nel pigro e dolce rifugio della mia estate, sono stata circondata da mille sorrisi: dei bimbi (i miei e gli altri), dei vicini di casa, dei conoscenti, dei passanti. Tutti sorridevano. I corpi si sfioravano, dolcemente, con gli occhi. Indulgente lo sguardo ci avvicinava tutti.
Il ritorno in città mi ricorda che presto dovrò di nuovo far indossare il cappotto all'anima: la corazza. Al supermercato ho toccato la spalla di un altro avventore, per caso, e ho subito notato il suo fastidio, inspiegabile per me che ho dimenticato, dopo due mesi di sorrisi e intimità fisica con altri esseri umani sconosciuti, la distanza che la città richiede tra le persone. Ecco che mi ritrovo ad augurare il buon giorno a sconosciuti, solo perché ne ho incontrato lo sguardo. Al Sud, nei paesi, è cosa solita. Ne ricevo in cambio grugniti o silenzi eloquenti. Di ritorno dalla spesa, mentre trasporto contenta l'ennesimo cargo di viveri per la famiglia, mi sovviene che non ho ancora rimesso la corazza. Dunque sono vulnerabile: ai silenzi, alla maleducazione, all'indifferenza, alla tristezza. Decido che l'unica salvezza sarà cercare sorrisi. Ieri sera, a Villa Borghese, ho incontrato sue signore molto anziane (mi hanno rivelato la loro veneranda età lasciandomi di stucco...sembravano due amichette del liceo per vitalità e curiosità!). I loro sorrisi mi hanno colpita. Hanno sorriso a me, ai miei figli, alla mia famiglia. Abbiamo parlato per un po'. Dei loro tempi, dei loro lavori (avvocato e direttrice pubblica istruzione!) etici, del futuro. Nei loro occhi brillava una gioia antica, fatta di ricordi belli e speranze realizzate. La loro corazza? Chissà. Forse non l'avevano mai indossata. Erano tenere e vulnerabili come lumachine prive di guscio su un muretto basso dopo la pioggia. Grazie dei sorrisi (Totale sorrisi 2).

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