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LA CASA DI POLVERE


A casa, al mio ritorno, dopo quasi 8 settimane di assenza, ho ritrovato: la polvere. Ovunque. Sui libri, sui giocattoli, sui quadri, sulle foto sparse, sui cd, sulle persiane, sul dondolo in giardino, sulle bici, sulla lavatrice. Ma anche nelle fibre dei tessuti: dei divani, delle tende, di lenzuola e abiti (anche quelli negli armadi). Dappertutto solo polvere. Come se fosse crollato un palazzo appena fuori casa mia e una nube di omini grigi si fosse rifugiata tra queste quattro mura per non finire soffiata via dal vento.
La polvere è davvero straordinaria. Credo che la frase più terribile della Bibbia sia "polvere sei e polvere ritornerai". E allora questo post lo dedico alla polvere, sperando che non siate allergici agli acari e che riusciate a leggere senza starnutire...
Un bel libro (di critica d'arte) inizia con alcune illuminanti riflessioni sulla polvere: si tratta de "La polvere nell'arte" di Elio Grazioli edito da Mondadori. Ecco la prima pagina:

"La metafora della polvere è evidentemente antichissima se già il Dio della Bibbia ne impasta un determinato quantitativo per realizzare il corpo del primo uomo. Da subito è legata all'origine, alla materia e al tempo. Siamo fatti di polvere, è la nostra stessa sostanza, e ad essa torneremo. Quando infatti Dio maledice l'uomo per aver commesso il peccato originale, glielo ricorda ribadendo: «infatti polvere sei e in polvere ritornerai». È la maledizione che colpisce il corpo, la parte materiale dell'uomo. Essa fa eco all'altra che Dio aveva scagliato poco prima contro il serpente: «Tu striscerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita», legando proprio attraverso la polvere il destino del serpente e quello dell'uomo. Materia prima del corpo, sua origine e sua fine maledetta, è materia prima anche della maledizione stessa, in parole come in sostanza, nelle pratiche magiche e superstiziose, negli scongiuri per sventarla e nelle pozioni per carpirne i poteri. A partire ancora da quel Dio della Bibbia, il quale simmetricamente rimedia alla prima maledizione attraverso un'espressione che di nuovo comprende la polvere, con cui stavolta benedice, e benedice l'umanità intera a partire da Giacobbe, legandola ora alla fecondità invece che alla morte: «La tua discendenza sarà come la polvere della terra. Ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. Tutte le nazioni della terra poi saranno benedette per te e per la tua discendenza».

Ma che cosa significa questo legame diretto della polvere con la vita e con la morte? Com'è a sua volta iniziato? Quale grado di realtà vi è sotteso? Quanto della metafora è nato dall'osservazione diretta, o vi si sovrappone e la interpreta? Certo l'apparenza non dice che l'uomo è fatto di polvere e gli antichi non potevano vedere che una buona parte della polvere è effettivamente composta d'uomo, della squamazione del suo corpo. È probabilmente l'osservazione che dopo la morte il corpo diventa un mucchio di materia indistinguibile dalla terra e dalla polvere ad aver fatto dedurre a ritroso la metafora in questione. Le metafore procedono dunque a ritroso?

Mentre riflettevo su questi enigmi(che m'appasionano ma non risolvo visto che il caldo mi ha sciolto l'ipotalamo ...vedi figura) e spolveravo (ossia lottavo con la nube grigia e lo scirocco caldo del pomeriggio rovente) mi è tornata in mente una storia di Dubliners di James Joyce. Il racconto si intitola Evelyne e narra di una giovane donna che sogna di lasciare l'Irlanda e la famiglia per un futuro migliore in compagnia dell'uomo che ama. La casa di Evelyne è sommersa dalla polvere. Ma poi, riflettendoci meglio, mi ricordo che la polvere è un elemento simbolico molto importante in tutte le 15 storie dedicate alla paralisi degli abitanti di Dublino. E quindi penso a voi, che dovrete leggerle e studiarle e analizzarle...
"Sedeva alla finestra osservando la sera invadere il viale. Teneva la testa appoggiata alle tende e nelle narici aveva l'odore della cretonne polverosa. Era stanca"

Mi è venuto in mente il romanzo di John Fante, Chiedi alla polvere e quello che dice Fante spiegando il titolo del suo libro e poi parlando di Camilla Lopez:

"
Così l'ho intitolato Chiedi alla polvere, perché in quelle strade ( c'è la polvere dell'Est e del Middle West, ed è una polvere da cui non cresce nulla, una cultura senza radici, una frenetica ricerca di un riparo, la furia cieca di un popolo perso e senza speranza alle prese con la ricerca affannosa di una pace che non potrà mai raggiungere."

Camilla Lopez se n'è andata, il deserto l'ha inghiottita. Può essere che qualcuno l'abbia tirata su e l'abbia portata in Messico. Può darsi che sia tornata a Los Angeles e sia morta in una stanza polverosa. Quello che so io è che è sparita, che il cane è sparito, e nulla ne è rimasto a parte la sua storia che vi voglio raccontare.

E poi, naturalmente, mi è venuta in mente la polvere di stelle, la polvere di fata, la polvere di luna, la polvere da sparo, la polvere bianca, la polvere d'oro, la polvere di spezie, la polvere di marmo, il pulviscolo polveroso della luce ... e così via, mentre sollevavo nuvoloni di polvere, mentre mi ricoprivo di polvere sottile, mentre ingrigiva la mia abbronzatura e la capigliatura.
Se vi va, un giorno, mi potete proporre un EE o un WL sulla polvere...non vedo l'ora di saperne di più. Intanto mi sono arresa e domani arriva una professionista del pulito a liberarmi dalla polvere.

p.s.
Una canzone del 1983 (preistorica dunque) sulla polvere...di cui ricordo alla perfezione il testo!



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