FOTOGRAFIA, SGUARDO D'AMORE



Joshua and John (behind), Odessa, Texas 1983
125 x 170 cm
Courtesy: Haunch of Venison, London
Copyright: Wim Wenders, 2006




"Blue Range", Butte, Montana 2000
125 x 152 cm
Courtesy: Haunch of Venison, London
Copyright: Wim Wenders, 2006

Avete mai comprato un libro di fotografie? Se non l'avete mai fatto allora è il momento di andare in libreria a cercare "Immagini dal pianeta" di Wim Wenders



Se non lo conoscete ve lo presento: è nato a Dusseldorf nel 1945, appena dopo la fine della guerra. Ha abbandonato gli studi di medicina e filosofia per dedicarsi alla pittura, ma una volta a Parigi ha scoperto il cinema. Dal 1967 al 1970 ha frequentato una scuola di cinematografia a Monaco e ha poi cominciato a dirigere e produrre i suoi film. La sua carriera di regista è costellata di riconoscimenti tra i quali il Leone d'Oro del 1982, ("Lo stato delle cose") la Palma d'Oro ("Paris, Texas") del 1984, l'European Film Award del 1988 ("Il cielo sopra Berlino"), una nomination agli Oscar ("Buena Vista Social Club2) e l'Orso d'Argento del 2000 ("Million Dollar Hotel"). Professore all'Accademia delle Arti di Amburgo e vive tra gli USA e Berlino.
Ho raccolto e vi porgo alcune sue parole illuminanti sulla fotografia.
Per lui la fotografia rinvia alla necessità di osservare il mondo con lo sguardo di chi è consapevole del fatto che quel “vedere” potrebbe essere l’ultimo atto di una vita. Ma fotografare non può limitarsi a questa sola prospettiva. Per Wenders è importante rivolgere al mondo, più che un’occhiata d’addio, uno “sguardo d’amore”. Questo diverso modo di guardare il mondo rappresenta l’alternativa allo sguardo distaccato, persino freddo, di molti fotografi orientati, piuttosto che verso una visione “calda”, ad una tendenziale oggettività. Il regista pensa che quest’ultimo modo di porsi di fronte ai luoghi non paghi e sia, per di più, talmente sterile da rendere inutile persino la ripresa fotografica stessa, ormai svuotata di ogni sentimento.
Se, in questi giorni di riflessione sulla fotografia vi siete chiesti a cosa serva fotografare oggetti, paesaggi o visi sconosciuti, forse Wenders, con il suo sguardo d'amore può indicarve una ragione per continuare a credere nella fotografia ma anche nella letteratura. Infatti ,se la fotografia è un fermo-immagine della vita in movimento, un fermo-immagine dell’effimero esistere di ogni istante terreno allora ecco che capiamo perché Wenders abbia scelto l'haiku per commentare le sue foto, che altro non sono che haiku per gli occhi.
La mostra straordinaria che ha dato vita al libro si chiamava proprio Immagini dal pianeta terra e per la prima volta le fotografie del regista tedesco Wim Wenders, realizzate in giro per il mondo nel corso di più di vent'anni, sono state esposte e poi pubblicate.
Immagini dal pianeta terra, raccoglie 61 fotografie di paesaggi sconfinati, vasti orizzonti, deserti e montagne, natura intoccata, mondi spogli, quasi privi di presenze umane, angoli di città, rari interni. Wenders spiega che il suo "è un viaggio attraverso molti luoghi, Usa, Australia, Giappone, Cuba, Israele: alcuni dei luoghi che ho fotografato stanno per scomparire, forse sono già scomparsi dalla faccia della Terra. Il loro ricordo dovrà aggrapparsi alle immagini che abbiamo di essi».

Aggrapparsi alle immagini. Così Wenders ci spiega la disperata impresa della fotografia: "i paesaggi danno forma alle nostre vite, formano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana. E se sei attento a loro e acuisci la tua sensibilità nei loro confronti, scopri che hanno storie da raccontare e che sono molto più che semplici 'luoghi'. Molti miei film sono stati influenzati dai paesaggi e dalle città in cui avevano luogo e alcuni in realtà sono partiti dai loro luoghi, come Il cielo sopra Berlino, Lisbon story o Million Dollar Hotel, per nominarne solo alcuni. Ma in un film i luoghi devono necessariamente giocare un ruolo secondario rispetto alla storia e ai personaggi. In fotografia posso dar loro il ruolo centrale. "

Nel frattempo vi ricordo anche Italo Calvino aveva dedicato un racconto della raccolta Gli amori difficili alla fotografia. Ecco il link a qualche articolo interessante su L'avventura di un fotografo in cui lo scrittore si interroga sul rapporto tra letteratura, vita e fotografia. E se leggete con attenzione fra le righe della storia riconoscerete quello sguardo d'amore di cui parla Wenders.

Ecco l'incipit, per stuzzicarvi l'appetito! ma vi suggerisco di leggere tutta la storia:
"Con la primavera, a centinaia di migliaia, i cittadini escono la domenica con l'astuccio a tracolla. E si fotografano. Tornano contenti come cacciatori dal carniere ricolmo, passano i giorni aspettando con dolce ansia di vedere le foto sviluppate (ansia a cui alcuni aggiungono il sottile piacere delle manipolazioni alchimistiche nella stanza oscura, vietata alle intrusioni dei familiari e acre d'acidi all'olfatto), e solo quando hanno le foto sotto gli occhi sembrano prendere tangibile possesso della giornata trascorsa, solo allora quel torrente alpino, quella mossa del bambino col secchiello, quel riflesso di sole sulle gambe della moglie acquistano l'irrevocabilità di ciò che è stato e non può esser più messo in dubbio. Il resto anneghi pure nell'ombra insicura del ricordo. Frequentando gli amici e i colleghi, Antonino Paraggi, non-fotografo, avvertiva un crescente isolamento. Ogni settimana scopriva che alle conversazioni di coloro che magnificano la sensibilità d'un .diaframma o discettano sul numero dei din s'univa la voce di qualcuno cui fino a ieri egli aveva confidato, sicuro che li condividesse, i suoi sarcasmi verso un'attività per lui così poco eccitante e così priva d'imprevisti."

Italo Calvino, Gli amori difficili, 1958, Einaudi.


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