DESCRIZIONI DI DESCRIZIONI: LA CRITICA SECONDO PASOLINI



Lo so, è ora di andare a nanna, e infatti dormono tutti! Stasera Riccardo si è arreso proprio mentre Cassim tentava disperatamente di far riaprire la caverna Apriti Dedalo! Apriti Petalo! Apriti Cefalo! Rebecca, al ritmo degli zoccoli dei Quaranta Ladroni infuriati, ha ceduto solo dopo qualche domanda su Margiana e l'olio bollente.
Comunque oggi mi mancava la nostra "chiacchierata"quotidiana. Mentre leggevo ai miei filgi la fiaba serale, una parte di me continuava a lavorare sul testo (questo aggettivo, quella descrizione, quel rimando alla tale idea ecc. ecc.) Poi però quando i bambini si sono addormentati mi sono ritrovata a leggere la fiaba solo per me, senza domande, disarmata come un bambino.
Ho pensato di dedicare la nostra riflessione serale alla "critica letteraria", dal momento che vi chiederò di esercitare questa "professione" insieme a me. A cosa serve e che cos'è in realtà questa lettura così scrupolosa che facciamo dei libri degli altri? Perché soffermarsi su ogni singola parola come se fosse un fossile. Perché accanirsi su un aggettivo, su un repentino cambio di tempi verbali, su una frase spezzata, un ritmo incalzante? Perché lasciarsi coinvolgere a tal punto dal triplo salto mortale di una virgola, la sparizione di un punto e virgola, la comparsa di una carovana solitaria di punti sospensivi?
Per spiegare tutto l'arcano di una poesia o un romanzo non servono rigide architetture, in cui ingabbiare tanta fluttuante bellezza, non serve rigurgitare certi paroloni presi in prestito da manuali brutti e indigesti. Vi consiglio semplicemente di ritrovare (per caso, per distrazione) il piacere della lettura e di considerare la critica letteraria la descrizione di una descrizione. Ce lo insegna il grande intellettuale Pier Paolo Pasolini che dal 1972 al 1975 scrisse sulle colonne del quotidiano IL TEMPO pagine bellissime sui libri a lui più cari. Lo fece con semplicità e profondità: l'essenza di qualsiasi lettura critica.
Ecco cosa dice Pasolini della sua attività di critico:
    Ho fatto delle "descrizioni". Ecco tutto quello che so della mia critica. E "descrizioni" di che cosa? Di altre "descrizioni", che altro i libri non sono. L'antropologia l'insegna: c'è il "dròmenon", il fatto, la cosa occorsa, il mito, e il "legòmenon", la sua descrizione parlata.
Buon fine settimana amici di letture!


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