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O LENTE LENTE CURRITE NOCTIS EQUI




Ultimo giorno di luglio, ultimo giorno dedicato alla lentezza. Ma ancora una volta lentezza e velocità sembrano fondersi in un binomio affascinante, proprio come nelle riflessioni di ieri.
Stranamente riscopro, nelle ultime disperate parole di Dr. Faust che cerca inutilmente di fermare il tempo, l'ossimoro della vita: una corsa lenta verso la notte.
Nel Doctor Faust di Christopher Marlowe (1564-1593) apprendiamo che il patto con Lucifero ha dato a Faust la conoscenza ma la sua anima dovrà cadere nelle mani del diavolo e l'ora tanto temuta sta per arrivare:

Ah Faust , Ora non ti resta che una misera ora da vivere,
E poi dovrai essere dannato in eterno.

Fermatevi, voi sempre rotanti Sfere celesti,

Che il Tempo s'arresti, e la mezzanotte non arrivi mai.

Occhio gentile della natura, risorgi e rendi

Il giorno infinito: o fa che quest'ora sia

Un anno, un mese, una settimana, un giorno normale,

Che Faust possa pentirsi e salvare la sua anima.
O lente, lente currite noctis equi.


L'ultimo verso è in latino e possiamo tradurlo più o meno così:

O lentamente correte cavalli della notte

Questo verso di Christopher Marlowe mi è rimasto nella testa per anni, da quando, al liceo la mia professoressa di inglese mi "suggerì" di memorizzare alcune strofedell'opera.
Lentamente correte...
queste magiche parole ritornano come un incantesimo e tutto rallenta: il sole rovente non tramonta, il fischio del treno non svanisce, il gabbiano si ferma tra acqua e cielo.
Marlowe venne colpito a morte, in una taverna, vittima casuale di una rissa tra ubriachi. Aveva 29 anni. Insieme lui vennero seppelliti i semi di opere mai scritte, il ritmo di versi immortali che che avremmo potuto leggere e imparare a memoria.
Goethe, quasi due secoli dopoo, trasformerà il Faust di Marlowe in un eroe romantico, gli attribuirà luci e ombre della sua epoca: un uomo in bilico tra tenebre e luce intento a vivere intensamente gli attimi più disperati della propira esistenza.
Eppure, se devo essere sincera, Doctor Faust di Marlowe resta un enigma più affascinante. Con la sua preghiera alla notte Faust illumina il paradosso della vita e della conoscenza: una lenta corsa verso la notte.

Commenti

  1. L'ultimo verso è di Ovidio.

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  2. anche io ricordo a perfezione quel verso, perché anche la mia prof. di inglese ci "suggerì" di memorizzarlo... Fosse la stessa? La mia fu Giovanna B., ed ora non c'è più...

    RispondiElimina

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