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LE SCRITTURE SCOMODE: IL LABILE CONFINE TRA NARRAZIONE E GIORNALISMO


Roberto Saviano e Alberto Rosselli?
Cosa hanno in comune questi uomini? Sono italiani, sono scrittori, hanno ricevuto minacce di morte.
La loro è una scrittura "scomoda", fatta di parole che scuotono come un terremoto le fondamenta di mondi criminali. Sono parole affilate che scavano tunnel nel sottosuolo della malavita.
Spesso ci siamo seduti davanti ad una pagina bianca con il bisogno di raccontare e spesso non abbiamo saputo da dove cominciare. C'è un tipo di narrazione, coraggiosa, solitaria, pericolosa, eroica, che si fa carico di storie vere che nessuno osa narrare: mafia, camorra, stragi, sete di potere, olocausti e genocidi.
Roberto Saviano ha raccontato la camorra in un libro intitolato Gomorra, lo storico e scrittore Alberto Rosselli ha raccontato il genocidio armeno nell'opera L'Olocausto Armeno.
A volte ci imbattiamo in un libro, ne sfogliamo le pagine, leggiamo il risvolto di copertina, lo acquistiamo. Da quel momento il libro entra a far parte della nostra vita, gli permettiamo di seguirci ovunque: in treno, in bagno, sulla spiaggia. L'autore, però, non l'abbiamo mai visto, non ne conosciamo il volto, la voce. Eppure quell'uomo ha narrato una storia che potrebbe costargli la vita, e quella storia, come dinamite, ce l'abbiamo dentro al cuore, pronta ad esplodere, pronta a distruggere una montagna di odio e di paure.
Come per Primo Levi, che ha raccontato l'Olocausto con parole scarne come i volti dei condannati, la scrittura ritrova così la sua dignità più antica, si mette al servizio della verità.
Qual è il confine tra finzione e giornalismo? In queste opere, il confine non esiste.
Quindi se stasera, in cerca di un po' di ombra, andate a leggere a villa Doria Panphili, sedetevi su una panchina del viale dedicato ad Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006, per ricordare che anche le parole dei quotidiani, usa e getta, costano la vita.
E se quella data sembra lontana, pensate ad un'altra giornalista russa. Natalia Estemirova, attivista dei Diritti Umani nella Russia di Putin, che è stata trovata morta a Nazran, in Inguscezia il 16 luglio scorso. Natalia aveva ricevuto a Londra il premio Anna Politkovskaja, riservato a quelle donne che si distinguono per il loro coraggio nei teatri di guerra. Durante la cerimonia, auspicò un maggiore interesse del mondo occidentale, purtroppo mentalmente pigro ed assopito, dinanzi alla questione caucasica.
Pronunciò le seguenti parole: “La Cecenia è parte dell’Europa. Non potete dimenticarci”.
E infatti si scrive per non dimenticare
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Commenti

  1. E' leggendo,divulgando e rendendo famose le opere di Saviano,Rosselli e altri che noi, il pubblico ,entita' senza volto e senza anima prendiamo una posizione in questo mondo.Siamo noi che mettiamo in posizione rischiose gli autori e siamo noi che gli rendiamo immortali.E' come una simbiosi con un parassita.

    Federico C vi saluta a tutti.

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  2. Federico! Finalmente, ti aspetto da un po'! Benvenuto al nostro BLOG! Vediamoci qui per le chiacchierate più stimolanti su tutto quello che ci stimola l'intelletto! Letture, pagine di quotidiani, esperienze giornaliere, voglio che qui ci finisca il meglio delle nostre giornate.
    Un abbraccio e a domani!

    RispondiElimina

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