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LA SIBILLA GIAPPONESE: L'HAIKU



Chi mi conosce sa che amo gli haiku. Come sapete sono brevissime poesie giapponesi: 3 versi, 5-7-5 le sillabe. Un haiku contiene sempre un riferimento alla natura. Contemplando un piccolo dettaglio naturale si riesce a percepire un mondo nuovo.
L'haiku fu creato in Giappone nel XVII secolo, un componimento semplice che elimina congiunzioni e "fronzoli" e fa esaltare l'essenziale: l'aggettivo, il sostantivo, il verbo si illuminano e il senso prolifera. Ai versi manca un vero e proprio nesso, è il lettore a trovare, di volta in volta, la chiave di lettura.
La prima volta che ho letto un haiku è stato a casa di una mia amica, traduttrice e poetessa. Era da poco tornata dal Giappone e aveva tradotto degli haiku inediti, alcuni bellissimi, del XIX secolo. Mi disse che gli haiku sono poesie magiche, se apri un libro di haiku con in mente una domanda precisa, troverai una risposta anche se sibillina, cioè di ardua interpretazione. E così provai anch'io e la risposta che ricevetti alla mia domanda fu così bella e piena di luce che ebbi la sensazione di avere di fronte a me un destino fulgido quanto quello di una principessa. E un po' così è stato...
Ecco a voi un haiku da interpretare di Kobayashi Issa:


In questo mondo

anche la vita della farfalla

è frenetica


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Occhio gentile della natura, risorgi e rendi
Il giorno infinito: o fa che quest'ora sia
Un anno, un mese, una settimana, un giorno normale,
Che Faust possa pentirsi e salvare la sua anima.
O lente, lente currite noctis equi.

L&#…