UNA PAGINA DI CITAZIONI

Perché ci piacciono tanto le citazioni? Perché ci rivelano una verità che non riuscivamo a dire in modo così "perfetto" e tutto ad un tratto...siamo di fronte all'essenziale detto con il numero esatto di parole la cui bellezza è stupefacente.
Riflettete su alcune di queste frasi prese da "Le città invisibili" di Calvino. Mandatemi i vostri commenti.

DA LE CITTA' INVISIBILI di ITALO CALVINO


  • Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano... Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando d'altre città, l'ho già perduta a poco a poco.
  • L'Inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
  • L'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.
  • L'ordine degli dei è proprio quello che si rispecchia nella città dei mostri.
  • Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
    – Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? – chiede Kublai Kan.
    – Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco, – ma dalla linea dell'arco che esse formano.
    Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo.
    Poi soggiunge: – Perché mi parli delle pietre? È solo dell'arco che mi importa.
    Polo risponde: – Senza pietre non c'è arco.
  • Non c'è linguaggio senza inganno.
  • Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone.
  • Ogni volta che si entra nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo
  • È delle città come dei sogni: tutto l'immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure.
  • D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.
  • Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive di un lago con case, tutte verande una sopra l'altra e vie alte che affacciano sull'acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell'una Valdrada che l'altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giù nell'acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli sbalzi delle facciate che s'elevano sopra il lago ma anche l'interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi.
  • La menzogna non è nel discorso, è nelle cose.
  • Viaggiando ci s'accorge che le differenze si perdono: ogni città va somigliando a tutte le città, i luoghi si scambiano forma ordine distanze, un pulviscolo informe invade i continenti.
  • Per tutti presto o tardi viene il giorno in cui abbassiamo lo sguardo lungo i tubi delle grondaie e non riusciamo più a staccarlo dal selciato.
  • Chi comanda al racconto non è la voce: è l'orecchio.

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