Monday, April 26, 2010

L'AVAMBRACCIO


Ieri sera leggevo con immenso piacere il libro di Roland Barthes Frammenti di un discorso amoroso, perché siamo creature affascinanti, capaci di passioni misteriose e inspiegabili. Forse dentro di noi custodiamo il segreto dell'universo, l'eco di un' esplosione improvvisa e casuale che ha creato la vita, l'amore, la morte.

Tempo fa inviai un racconto alla rivista MarieClaire per un concorso intitolato Scuola di Comics, storie erotiche. In palio per il primo classificato c'era un corso gratis alla Scuola di Comics di Napoli o Roma. Partecipai e un bel giorno vidi la mia storia pubblicata sulla rivista. Mi ero classificata terza e, come sempre, il terzo classificato aveva solo un premio di bronzo cioè la pubblicazione sulla rivista e... nient'altro.

Ieri sera il libro di Barthes mi ha fatto ricordare del mio racconto L'avambraccio. Sono andata a cercare la fotocopia del giornale ed eccolo qui. Devo ammettere che sono felice di averlo salvato dall'oblio e che ci sia questo blog e un post tutto per lui dopo tanti anni!

Come insegna Barthes, ogni storia d'amore ha la sua semiologia, un codice di segni da leggere e interpretare.

Buona lettura!


L'avambraccio di Giovanna Iorio


Un avambraccio era tutto quello che riuscivo a vedere di lui. Eravamo seduti l'uno accanto all'altra ma la sua poltrona era un po' più avanti della mia.

Il salotto al buio, il televisore acceso. Non l'avevo notato affatto entrando nella stanza piena di fumo. Un veloce: "Ciao, scusate il ritardo!". E poi qualcuno mi aveva ceduto il posto con un sorriso gentile. Il film era già cominciato.

C'erano almeno dieci persone stravaccate dappertutto e pop-corn sulla moquette. Mi raggomitolai, raccogliendo il mio corpo nella poltrona, e la stanza piano piano diventò silenziosa.
La sua mano tirò fuori dal pacchetto una sigaretta. Il lento sbuffo di fumo aleggiò sulla sua testa illuminandosi per un attimo di azzurro. Vidi dei morbidi peli biondi sollevarsi sul polso mentre le lunghe dita sfioravano per un istante i riccioli sulla nuca.

Il film era già ad un punto in cui tutte le trame sono intrecciate, inestricabili, ed io presi ad interessarmi a quel braccio, delicato, quasi femminile, coperto da una peluria sottile e chiara; a quella mano dalle dita lunghe, perfette, con un solo anello sottile, una fede.

Non riuscivo a vedere nient'altro e oramai non guardavo nient'altro. Dentro di me cresceva una voglia irrefrenabile di accarezzare quel braccio, di tirare più su la manica già avvolta della camicia azzurra, di sfiorare la spalla e scostare dal collo i capelli chiari, di scoprire i peli pure biondi delle ascelle e del torace.

All'improvviso fui scossa da una cascata di brividi lungo la schiena e nel ventre sentii un sussulto, intenso come una fitta. Tremavo di passione e di sgomento. Se solo il mio sconosciuto vicino si fosse voltato in quell'istante avrebbe visto due occhi luminosi fissi sul suo avambraccio e la mia mano tremante che tentava disperatamente di toccare la sua.

Intanto qualcuno nella stanza aveva fatto un commento spiritoso ad una scena del film e tutti risero. Tutti tranne me. Tutti tranne lui. E mi chiesi perché. Forse il film gli piaceva tanto da non voler perdere neppure una parola, forse si era addormentato approfittando del fatto che nessuno poteva vedergli il viso, forse non era di buon umore, forse...

Ma le sue dita presero a muoversi sul velluto della poltrona, accarezzando lentamente il bracciolo, quasi distrattamente con una tenerezza che mi parve infinita e crudele.

Oramai non esisteva che quella mano per me. Ne seguivo la danza con il fiato sospeso ed il cuore in gola. E pregavo, pregavo, pregavo...Cerca la mia mano...cerca le mie dita dietro di te...appena dietro di te.

All'improvviso mi guardai intorno smarrita, come se i miei pensieri fossero diventati visibili, sotto gli occhi di tutti, al centro della stanza. Ma gli altri restavano silenziosi, immobili, svelati di tanto in tanto dal chiarore del televisore.

Soltanto allora, in fondo alla stanza, sulla porta a vetri che dal salotto portava in giardino, mi accorsi di un riflesso trasparente, intermittente: un uomo che guardava me, degli occhi che cercavano i miei, un sorriso leggero sul volto di uno sconosciuto, una camicia azzurra dalle maniche arrotolate.
Poi la sua mano, quella mano, sulla mia.





1 commenti:

  1. Molto bello, specialmente i piccoli dettagli... Non pensavo che gli avambracci e le mani potessero essere elementi così sensuali!

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